Recensioni

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Non si può dire che James Iha nell'ultimo decennio si sia eclissato del tutto (A Perfect Circle, colonne sonore, remix), ma possiamo affermare che, contrariamente a Billy Corgan e alle sue sparate, non abbia fatto nulla per rimanere sulla cresta dell'onda.

Per questo motivo risulta difficile vedere del marcio dietro a questo ritorno sulle scene che arriva a quattordici anni di distanza da Let It Come Down, il suo ultimo – e fino ad oggi unico – album a nome James Iha.

In Look To The Sky, così si intitola, James si è fatto aiutare da Nathan Larson – marito di miss Cardigans Nina Persson – sia in fase di registrazione che di produzione. L'iniziale Make Believe – dove troviamo Nina ai cori – riparte da dove lo lasciamo lasciato, tra i suoni acustici e tonalità cantautorali, ma è un caso abbastanza isolato all'interno della tracklist.

James gioca facile con il rock-pop di To Who Knows Where e Speed Of Love, che sembra fatto su misura per i nostalgici '90s, con le lullaby dalla melodia contagiosa (Dark Star) e i crescendo keybards-driven (Waves). Peccato che l'ex-Smashing Pumpkins dalle origini nipponiche dimostri in più di una occasione una fatale mancanza di ispirazione, lampante nell'easy listening di Till Next Tuesday e Summer Days: bozzetti piatti e lasciati a se stessi senza troppa convinzione. James convince ancora meno nell'unico brano vagamente – tra virgolette – sperimentale, ovvero nel circo-cabaret di Appetite in cui partecipa anche Tom Verlaine.

Pubblicato in Giappone già in questa primavera, il secondo album di James Iha non è certo destinato a lasciare il segno, ma può essere comunque apprezzato per la sua anima dolce e docile ed è forse questo aspetto che mi sprona a scrivere l'osservazione che segue. Infierire sarebbe ingiusto: sarebbe come accanirsi contro il timidone di turno. Gracile e con poco carattere, ma non fa male a nessuno.

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