Recensioni

Elizabeth McChesney, per tutti Lissy Trullie nasce a Washington D.C. ma già a sedici anni si sposta a New York dove inizia a muovere i primi passi all'interno dell'entertainment come DJ e come modella.
Lineamenti fanciulleschi e look giusto, sono questi i due elementi che fino ad oggi l'hanno aiutata ad uscire dall'anonimato, molto più del dimenticabile EP d'esordio Self-Taught Learner risalente ormai a tre anni fa.
Oggi Lissy Trullie e la sua band di supporto si presentano con un omonimo album che, a tutti gli effetti, è l'esordio lungo della quasi trentenne americana. Lissy Trullie cerca di guardare oltre – direzione eighties – e staccarsi dal pop rock radiofonico contenuto in Self-Taught Learner continuando però a deficitare di personalità e di idee che possano generare interesse artistico. Non c'è una caratteristica, una peculiarità – sia a livello di suono sia a livello di scrittura – in grado di accendere un qualsiasi tipo di attrazione.
Abbiamo i pezzi spensierati (Caring), pretese Pretenders (I Know Where You Sleep), pseudo-oscurità oppiacee (Madeleine), tentazioni rasta-punkpop (It's Only You, Isn't It) e true '80s (Heartsound, X Red) ma la varietà da sola non basta. Qui manca ancora la sostanza e l'apporto di Dave Sitek (TV On The Radio) in cabina di regia non permette risponde alla domanda che viene spontanea durante l'ascolto del disco: a che target si rivolge Lissie?
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