• mar
    12
    2013

Album

Universal

7 Novembre 1996: questa è la data di nascita della neozelandese Ella Yelich-O’Connor, in arte Lorde. Utilizzatela come promemoria durante l’ascolto dell’EP di debutto The Love Club.

Appena sedici anni e una carriera già apparentemente spianata: già semi-diva in patria – i singoli Royals e Tennis Court hanno raggiunto la prima posizione – e in forte crescita nei più importanti mercati mondiali, Lorde con buone probabilità diventerà uno dei nomi più chiacchierati dei prossimi mesi.

Ha da poco registrato una dignitosa cover di Swingin’ Party dei The Replacements – tra l’altro riproposta solo un anno fa da Kindness – ma non siamo di fronte ad un’altra Birdy, Ella Yelich-O’Connor infatti scrive da sola i propri pezzi e pare evitare, almeno per il momento, la carriera coveristica. Non solo: i cinque brani contenuti in The Love Club EP mettono in luce un talento naturale ed alcune personali soluzioni stilistiche fuori standard.

Certo, ad un primo acchito sembra l’ennesima moderna pop act, ma si prenda ad esempio Royals: una struttura scarna – composta da un beat riverberato e da un minimale synth-bass – che porta in primo piano una voce talvolta layerizzata sorretta da un utilizzo dinamico dei cori decisamente particolare ed azzeccato. Il risultato è qualcosa di incredibilmente pop ma allo stesso tempo lontano dalle sonorità bombastiche che invadono le radio.

Cori – sia maschili che femminili – protagonisti anche in Bravado, brano con meno appeal rispetto a Million Dollar Bills, traccia trainata da un ritmo alla Santigold e in cui la nostra tenta un approccio quasi rap. Quello che emerge anche dallatitletrack – e dal suo beat nu-soul – è un’idea di pop song che sfugge dal ritornello over the top a tutti costi, preferendo piuttosto muoversi in modo languido e sinuoso tra gli altri e bassi delle melodie. Per puntare – oltre che al mercato americano – anche al mercato inglese, a completare l’opera di cut and paste dall’attuale scena female-artpop ci pensa la conclusiva Biting Down, pura UK bass music scandita dall’ipnotico verso “It feels better biting down”.

Dopo l’approvazione via Twitter di Grimes e l’ombrello promozional-mediatico messo in piedi dalla Universal, il rischio – considerata anche l’età – è che la nostra ragazzina-prodigio si monti la testa e finisca per pubblicare un album di debutto più chart che art. Per il momento, però, vogliamo darle una – meritata – possibilità.

10 luglio 2013
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