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Dicevamo di Silo Thinking, “l’esordio” di Paolo Cantù dietro la sigla Makhno, che era un disco di “rock mutante e mutato, sperimentale senza perdere la radice rock, dai forti umori nineties ma aperto al futuro, alla compenetrazione di input, alla contaminazione finalizzata al messaggio”. Discorso simile si potrebbe fare per il ritorno dell’ex Tasaday, Afterhours, Six Minute War Madness, A Short Apnea, Uncode Duello, in una parola un personaggio chiave per gli sviluppi di un certo modo di intendere il “rock” italiano e che giustifica quelle virgolette sopra riferite a Silo Thinking.

The Third Season è un album che riprende esattamente da dove finiva il predecessore: in un tripudio di chitarre acide e in modalità grossomodo noise-rock con tendenze industrial, che però non deve far pensare a un rimastino d’epoca perché non suona affatto così. Tanto meno si deve pensare a un revivalistico e nostalgico guardare ai tempi in cui si era giovani e forti: questo disco va affrontato invece come la naturale evoluzione di un musicista cresciuto con e dentro quei suoni e evolutosi secondo un percorso laterale, alieno rispetto alle dinamiche dell’oggi, solitario ai limiti dell’autocastrazione. Cosa che ce lo ha in pratica conservato puro e, magari, pure duro, per rimanere in ambiti di slogan d’antan.

Sia come sia, questa terza stagione dell’epopea Cantù – non sappiamo quanto voluta, ma ci piace assai pensare ad una sorta di nuova rinascita – fila dritta come un treno, tra chitarre imbizzarrite, drum machines selvagge a far da scheletro a fughe ossessivamente rumoriste (I Dreamed I Saw Mark P. Last Night), slow rock industriale (Die Gedanken Sind Frei), campioni vocali di matrice militante o tratti da pellicole d’epoca (fanno eccezione Avevo Cose Da Dire, un ultra industrial-punk groovey e malato, e Cerambice, minisuite acida e rumorosa, con testo e voce del sodale Federico Ciappini), scomposizioni e ricombinazioni (Per Non Mai Dimenticarmi sembra una specie di A Short Apnea in versione piena) che, si sarà intuito, variano molto il canone “noise-rock” alla base del lavoro, fino a trasformarlo in un pretesto. La vecchia guardia difficilmente tradisce le aspettative.

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