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6.5

Appannaggio degli Stati Uniti o del Regno Unito, spesso l’indie pop-rock sembra non avere altro passaporto. Eppure i Mounties, all’esordio con “Thrash Rock Legacy”, propongono una versione musicale capace di smentire questa tendenza.

Hawksley Workman (batteria, basso, voce), Ryan Dahle (chitarra, basso, voce) e Steve Bays (tastiere, voce) formano un trio che in Canada ha ottenuto riscontri favorevoli e che spesso è stato definito un supergruppo. Certo, in mancanza di proposte di peso, l’inclinazione dei media a strafare provoca eccessi ma, enfatizzazioni a parte, i tre musicisti hanno all’attivo collaborazioni e produzioni di successo che in concreto ne elevano lo status. Hawksley Workman, nato Ryan Corrigan, ha prodotto il duo Tegane and Sara e la band Hey Rosetta!; Ryan Dahle ha contribuito alle fortune di Age of Electric e Limblifter; Steve Bays è il cantante degli Hot Hot Heat. Visione comune, stima reciproca e un incontro fortuito nell’edizione 2009 dei Juno Awards – manifestazione canadese corrispondente ai Grammy – hanno favorito l’alchimia che anni dopo ha dato luogo all’intreccio creativo confluito in Thrash Rock Legacy.

Quattordici brani, quattordici potenziali singoli. Su una base di energico rock, la band sciorina strati di synth trendy e cori pop dal liscio tessuto melodico. In un’ora di musica viene catturata una carrellata di suoni di cui si è abusato negli ultimi trent’anni, ma rigenerati in una fresca versione contemporanea. L’apertura affidata a Pretty Respectable incuriosisce e conduce per mano fino a Headphones, primo singolo estratto, orecchiabile e facile gancio per gli stereotipi sonori di Tokio Summer. Più ritmata risulta If This Dance Catches On, ma siamo sempre dalle parti del pop danzereccio. Pop, o meglio dream pop, che si esalta in Waking Up On Time e che fa il paio con The Twig & the Tree, pezzo che si potrebbe mimetizzare tra i solchi di From Langley Park to Memphis dei Prefab Sprout.

Con Minimum Effort si scalano vette irte di asperità che finalmente giustificano quel “thrash rock” messo nel titolo dell’album. La traccia è contaminazione “psichelettrica” che sbriglia la chitarra di Ryan Dahle e coinvolge tutte le anime del gruppo. E’ una jam isterica e robusta (qui il video) che squassa l’immagine un po’ placida esibita per buona parte del disco dai musicisti. Una vena rock che si tinge ancora di elettronica con lo strumentale Guaranteed Blonde Enough, un vero e proprio omaggio al celeberrimo riff proposto da Link Wray in Rumble, mentre Latch Key Kids ammicca al sociale («I know that you say that you love me, but why would you leave me alone with a latch key kid?»).

Corrigan, Dahle e Bays, teen spirit dall’età media di quarant’anni, indossano la giubba rossa dei Mounties (il soprannome dato alla peculiare cavalleria canadese) per salvare l’onore della patria e sfidare la convenzione che vuole il pop-rock indipendente prerogativa condivisa tra USA e UK.

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