• set
    01
    2012

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Warner Music Group

I videoclip a basso profilo di Muscle Museum, Sunburn e Unintended in high rotation su MTV. Questo per molti fu il primo approccio con il mondo dei Muse, un rifugio post-Radiohead per gli amanti delle chitarre e delle "belle canzoni", in ottica Showbiz.

Arrivò poi Origin of Symmetry ad alzare ulteriormente le quotazioni – sotto tutti i punti di vista – prima fare il botto definitivo – anche in USA – con Absolution (Time Is Running Out…) mostrando i primi segni, non ancora preoccupanti, di un cedimento attitudinale.

Come spesso accade, il successo aumenta – i quattro album anni zero hanno venduto cifre abbastanza simili (dai 2 ai 3 milioni di copie) nonostante la sempre più pesante crisi – e la qualità diminuisce: i loro live sono ancora una garanzia ma già in Black Holes and Revelations si salvava solo metà della tracklist e in The Resistance si persero nel lato più kitsch e pacchiano, sfiorando il ridicolo in più di una occasione.

Ridicolo centrato in pieno poi con il brano per Twilight (Neutron Star Collision), la recente canzone delle Olimpiadi 2012 (Survival) e tutta la storia attorno al fakestep di Unsustainable. Non ci sono più dubbi, i Muse oggi sono l'emblema della band da stadio, trasposizione dei meleodoranti, autocelebretativi ed eccessivamente sgargianti colpi di coda prog via AOR di fine anni '70.

Con queste premesse non esattamente incoraggianti esce The 2nd Law, anticipato da Madness, brano ruffiano nel midollo nel suo mix di melodia suadente, synth-bass corposo e coda alla U2 che ci ricorda quanto sia facile fare bella figura all'interno di airplay radiofonici raccapriccianti e magari essere spacciati per gruppo "futuristico" ad orecchie incolte.

Come nei due precedenti lavori, anche in The 2nd Law trovano spazio varie facce della stessa medaglia: qui le novità sono da cercarsi in Panic Station – basso preso in prestito dai Faith No More – che si sviluppa in un deteriorante incrocio tra Queen e INXS con tanto di chitarrina funky-pop (che poi ritroviamo anche in Big Freeze), nei tentativi brostep (la sopracitata Unsustainable e il synth-drop del ritornello di Follow Me, prodotta da Nero) e nei due brani cantati da Chris Wolstenholme: la tirata ma anonima Liquid State e la Porcupine Tree-iana Save Me, che contende ad Explorers (aka "ma questa melodia l'ho già sentita") il trono dell'enfasi piano-orchestrale. Se non altro in Animals effettuano un dignitoso flashback di dieci anni, mentre in Supremacy replicano ciò che fecero con United States of Eurasia sul Bolero ma su Kashmir dei Led Zeppelin.

Come i Queen negli anni '80, i Muse sono sul tetto del mondo (e anche oltre, considerata la volontà di suonare nello spazio) pur realizzando dischi di valore quasi nullo. Probabile next step: un greatest hits celebrativo.

25 settembre 2012
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