Recensioni

Ambienti diluiti, ma senza cromia; ambienti differiti, cooptati nelle colpe-espiazioni date dal tempo perduto (la bellissima Three Days Without), dai disastri che allontanano l’uomo dalla natura; ambienti elettrostaticamente lugubri, jazz, ipertensione, hard e hardcore, ancora spazi screzianti e gonfianti (Spit It Out). Esordio stiloso, quello di Nagel, duo composto da Alberto Fiori e Francesco Guerri dietro il marchio di Trovarovato, che colloca il progetto nella collana Parade.
In realtà, in press sheet, lo si definisce un “solista bicefalo”, a detrimento di quanti potrebbero pensare a due equidistanze. In questo debutto, poco lineare, c’è una sostanza che attesta tenacemente le abilità del bicefalo più che una sua brama espressiva. Prendiamo Open City, in cui il violoncello graffia una nemesi grind per poi svelarsi flessibile, acquoso, meditabondo. Dove vuole andare a parare? Qui c’è sì molta classe, ma poco discernimento e la tecnica finisce per troppo prevalere. Meglio il finale che tratteggia un destrutturato, uno sciogliersi preterintenzionale. Deep into: qui si passa oltre e attraverso la musica. Oltre un accademismo certo, ma attraverso un camerismo ingentilito (come nella secca apocalittica di It Started In a Finger) che non taglia mai, preferendo forme oblunghe o la neoclassica sponda ambient (But First) giro Erased tapes, che amoreggia con europeistico jazz d’avanguardia (Nails).
Quello che invece fa fenomeno è la duttilità del duo di cambiare spesso leitmotiv all’interno dei sette episodi, da un registro-sezione ad un cambio di timbri senza disdire un disegno che tuttavia non si palesa emotivamente, nemmeno nella sua prescienza di matrice teutonica.
Amazon
