Recensioni

La metafora dell’iceberg è perfetta per introdurre l’omonima collana della Glacial Movements, non troppo distante per natura dalle silenti e statiche lande ghiacciate. E miglior esordio non poteva esserci per la serie, dato che Netherworld, l’aka dietro il quale si cela proprio il fondatore della label romana, Alessandro Tedeschi, si cala perfettamente nel clima artico con le sue composizioni e centra appieno l’obbiettivo dichiarato della serie: “descrivere tramite sonorità techno-dub quelle immense masse di ghiaccio”.
Zastrugi è il primo “techno glacial album” della sigla e si appoggia letteralmente all’Iceberg che va celebrando con un cinque tracce di statiche ricerche sul suono prodotto ora dal vento che ne erode la superficie (Mapsuk), ora dal lento distribuirsi dell’aria imprigionata nel ghiaccio nell’atto del suo scioglimento (Bergie Seltzer), ora dall’intersezione tra crepacci che “staccano” interi blocchi di ghiaccio (i Sérac, appunto). Non di soli “fenomeni fisici” si nutre l’immaginario evocato dall’album, dato che Uikka indaga l’omonimo spirito della mitologia Inuit e Dry Andes rimanda a certe bizzarre formazioni ghiacciate tipiche della zona.
In soldoni, l’ambient che era trademark della sigla si fortifica su territori techno-dub, come da premessa, sporcandosi di lunghi bordoni e beat sottotraccia (Mapsuk), grezzume industriale e risvolti dark dalla grana grossa, increspature e ipnosi (Bergie Seltzer), generando, specie se fruita in cuffia come suggerito, un reale senso di spaesamento. Speriamo fosse questo l’obbiettivo di Zastrugi, perché sarebbe perfettamente centrato.
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