Recensioni

“Acoustic duo, making songs for your ears“: questo recita la pagina Facebook di Jack Sedman e Harry Draper, in arte Seafret. Un progetto attualmente stanziato a Londra, ma con radici ben salde nella tranquilla cittadina costiera di Bridlington, Yorkshire, luogo che ha influenzato il nome stesso del duo (“sea fret” è un termine locale per definire la nebbia marittima).
I Seafret si sono fatti conoscere lo scorso autunno con l’EP Give Me Something, ma è con questo Oceans EP che potrebbero raggiungere platee più ampie, grazie a tentazioni alla Damien Rice miste a velleità più terra-terra alla James Morrison. Cosa ce lo fa intuire? Le canzoni, in particolare la titletrack. Oceans fa un po’ troppo “cantautore da X-Factor” con un forse eccessivo strato di melassa a livello comunicativo, rafforzato da quel retrogusto da scena finale strappalacrime di un romantic-drama particolarmente prevedibile. Il qui presente è però un potenziale brano da high-rotation radiofonica (e pure televisiva, considerato che il video è decisamente MTV-friendly), dotato di una melodia sagace tra il sofferto e il corale. La traccia in questione viene riproposta anche in una versione live-acustica, in cui è possibile apprezzare in maniera più nitida il timbro di Jack Sedman, subito familiare, caldo, leggermente roco e vagamente ruffiano.
Altro pezzo dall’evidente potenziale è Sinking Ship, piano ballad ad altezza Tom Odell perfetta per le dediche tra i banchi di scuola o per riempire le bacheche di frasi come “no matter what you do I will be with you, like a sinking ship out there I will get to you before I’ll go sinking too“. Anche la più bucolica Something In The Air, sorretta dal preciso fingerpicking di Draper, possiede una forte componente catchy, mentre la cover di Angel Of Small Death And Codeine Scene di Hozier fa storcere un po’ il naso, e per due motivi: “coverizzare” un brano così recente di un artista sulla cresta dell’onda sa di mossa furba e poco spontanea; Jack Sedman cade nel tranello e tende a modellare la sua voce su quella dell’irlandese di Take Me To Church.
In termini di successo, da qualche anno l’Inghilterra non ha rivali, a livello di produzioni di pop dalle tonalità cantautorali, e i Seafret prevedibilmente si inseriranno senza troppi problemi in scia: dalla loro, oltre alle canzoni, hanno quell’aria un po’ brit malinconica che abbiamo già trovato appesa ad alcune meteore pop-rock anni Zero e un buon equilibrio tecnico. Devono però ancora dimostrare tanto.
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