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Pur avendo avendo ancora in high rotation il freschissimo esordio dei Westkust (Last Forever), siamo costretti a tornare a Göteborg. La motivazione è semplice: sulla costa ovest svedese sta nascendo qualcosa di veramente interessante, e a confermarlo pensa un altro album di debutto assolutamente contagioso, The Sun Days dell’omonima band guidata da Elsa Holmgren.

Con alle spalle quella Luxury Records che sta lentamente diventando il punto di riferimento di tutta la scena indie-pop scandinava, i Sun Days si sono fatti conoscere con tre singoli pubblicati tra il 2013 e il 2014: You Can’t Make Me Make Up My Mind, Don’t Need to Be Them e (Get Him) Off Your Mind, tre brani che sono anche lo scheletro di un disco che apparentemente non conosce pause o momenti di flessione. Se Last Forever era un lavoro primaverile, sospeso tra melodie solari e fitti strati di glassa noise-pop, The Sun Days (e il nome del progetto è una vera dichiarazione d’intenti) è un album clamorosamente estivo. Nessuna concessione alle distorsioni gazey, solo armonia e spensieratezza indie-pop.

Gli svedesi insegnano quindi come dovrebbe essere il pop nella sua forma più essenziale, priva di inutili orpelli o ammiccamenti al business. Prendete la melodia di Don’t Need To Be Them, semplice ed efficace, o il ritmo della più energica Busy People: è difficile non lasciarsi trascinare da cotanta immediatezza. O ancora, escludendo alcune soluzioni di chitarra più eclettiche, è difficile trovare brano più elementare e gradevole di You Can’t Make Me Make Up My Mind. “Dance or die“, recita il loro motto su Facebook, e capiamo il perché.

La voce di Elsa è contemporaneamente candida e potente, mentre musicalmente non è che ci sia tanto da dire, dato che ci troviamo ancora una volta in quel – battutissimo – territorio retromaniaco che va a pescare dal jangle-pop e dalla stagione C86. In un periodo storico, però, in cui certa fuffa artistoide (aka pretentious shit) talvolta prende il sopravvento sulla capacità di scrivere bei pezzi, non possiamo lamentarci se i Sun Days non hanno l’obiettivo di cambiare le regole della pop music. Ci sono dischi importanti e ci sono dischi dal repeat facile, e The Sun Days rientra sicuramente in questa seconda categoria.

Il concentrato indie-pop per l’imminente stagione è servito in appena otto passaggi, ma tre o quattro brani in più avrebbero forse rovinato la magia rischiando di far suonare il tutto tra il monocorde e l’eccessivamente mellifluo. Tutto al posto giusto quindi, sperando di poterli vedere qui in Italia, magari in compagnia dei Westkust.

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