Recensioni

6.9

Metti un’inglese, un’irlandese e una francese a Londra. Metti il giro delle band indie della città, tra nostalgia 60s/70s e attitudine 90s. Ecco la ricetta per le Wharves, alias Dearbhla Minogue (chitarra), Gemma Fleet (basso) e Marion Androu (batteria), tre ragazze che giocano con la tradizione brit-folk, quella sporcata ampiamente di psichedelia dolce, i topoi dell’alt-rock di vent’anni fa e qualche schizzo wave, tanto per gradire. Apparentemente una formula un po’ troppo dispersiva, e in effetti qualche problema di coesione le 13 tracce di questo esordio l’hanno, ma ne esce un jukebox per le loro anime da rockeuse e per chi ha seguito un percorso di ascolti DrakeThompsonBreeders, per dire, passando magari per CreamLoveSleater Kinney.

Il risultato è un esordio che convince, seppure senza riuscire definitivamente ad avviluppare l’ascoltatore. C’è come un certo distacco che, nonostante i tasselli al posto giusto, evidenzia una mancanza. Potrebbe essere solamente l’inesperienza, perché brani come la languida Renew, la muscolare Turtleneck, il ritmo zoppo di Ode a Jimmy funzionano abbondantemente. Manca il ritornello killer, forse, ma Mother Damnable ha quel tiro che dal vivo potrebbe uccidere, Scarlet for Ya ha il giusto piglio slacker per rimanere in equilibrio e First Day Back è sufficientemente Billy Corgan (quello di Mellon Collie…), ma senza plagio. Dicono che dal vivo infiammino il pubblico. Il materiale c’è per il disco, basta smussare qualche angolo.

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