Recensioni

7.1

Negli ultimi mesi non sono di certo passati inosservati gli inglesi TOY, capslockato anche per evitare omonimie con il progetto elettronico mid-00s Toy.

Con Londra come centro operativo, Tom Dougall – fratello di Rose Elinor delle Pipettes – e compagni arrivano all’omonimo album d’esordio in uscita per la Heavenly Records, dopo la partecipazione ad alcuni festival e la tournée di spalla agli Horrors.

Caso vuole che quello dei The Horrors – almeno gli ultimi lavori – sia anche il primo nome che viene in mente ascoltando i brani del disco dei TOY: oscurità post-punk con fortissime diramazioni kraute ad alto contenuto psichedelico.

Troppo facile etichettarli come degli Horrors in versione bionda-castana e maggiormente into ’70s, i TOY infatti dimostrano già di saper creare i loro paesaggi lisergici con personalità da vendere tra tappeti di chitarre, Korg Delta in primo piano, drumming settato su partiture motorik e la sbilenca (simil-stonature alla Faris Badwan comprese) voce di Tom a disegnare melodie sfuggenti.

Complessivamente si ascolta più che bene e si rivela essere un lungo trip lisergico, ma sono soprattutto alcuni piccoli passaggi a regalare emozioni: le parti strumentali dell’iniziale Colour Running Out con apice aritmico al minuto 2:46, l’apertura iper-kraut della conclusiva Kopte, il ritornello contagioso, quasi pop, di Lose My Way, le acidità cosmiche di Drifting Deeper e le key-tabs orechestrali di Reason Why e My Heart Skips a Beat.

I TOY sanno benissimo come farsi largo all’interno del panorama hyped – dosi di poseraggio comprese – ma finchè realizzaranno album solidi ed ispirati come questo, non possiamo che essere dalla loro parte.

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