Recensioni

Settetto romano attivo dal 2004, gli Underdog – nome ispirato alla famigerata autobiografia di Charles Mingus, e già questo ce li rende parecchio simpatici – debuttano con questo Keine Psychotherapie, undici tracce senza timore reverenziale a base di: blues ghignante Bad Seeds e nevrastenia Primus (Mr. Condom, Prendi 5), jazz avariato (quella B-Line che coverizza con bella disinvoltura i Lamb) e caligine androide Portishead (Satellite), teatrini battenti (Circus), tribalismi tarantolati (Zighididi) ed esotismo posticcio come un Capossela invasato Patton (Spectra), inquietudine sprimacciata da memorie Matia Bazar (Like People), funk isterici come una Yoko Ono schiaffeggiata Nina Hagen (Doppelpersonlichkeit) e psichedelia spalmata su tratturi western (una Relax che rievoca Jefferson Airplane e Giant Sand).
Strutturate le orchestrazioni – elettricità di chitarre e ammennicoli sintetici, trombone, pianoforte e violini… – ma senza perderci in immediatezza e ferocia, risentono felicemente del post ovvero non ne accolgono le pose ma lo spirito dissacrante, sciamando poi verso un espressionismo vivido e famelico. L’alternarsi delle voci di Barbara e Diego – schizofrenie incrociate di setosa irrequietezza e delirio saturnino – sembrano esalare da una stessa anima inquieta, pasturata dalle memorie senza né freni né appigli della modernità. Eccitanti, estrosi, cupi: teniamoli d’occhio.
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