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6.5

Fatto tesoro dell’esperienza in gruppo con Intercity e L’Officina della Camomilla, Anna Viganò dà il via, con questo EP sotto la direzione artistica di Paletti (presente anche nel brano Vivere di noi basterà), ad un progetto artistico tutto suo, che recupera in parte la forma indie-pop delle formazioni d’origine tingendolo di colori più intimi e incerti. Verano è un lavoro gradevole che amalgama il synth-pop dei Baustelle a un cantautorato malinconico, grigio e amaro.

Una ripartenza ricca di significati indecisi e contrastanti, tra ombre wave (Cielo su Milano, Ginger e Fred) e pensieri che emergono da una fitta nebbia di solitudine (Non esisti mai), straniamenti, addii, tastiere incalzanti, ritornelli che si fanno ricordare volentieri dopo il primo ascolto e occasioni mancate. Uno stop and go in cui si frullano insieme distanze fisiche e non (Nevada), le prospettive nuove che si incrociano tra un’elettronica modulare piuttosto basica, le melodie morbide e rotonde dei Perturbazione e un’insicurezza di fondo che, pur se non originalissima, fa suonare questo EP quanto meno diretto e sincero.

La voce accomodante della Viganò, che rimanda insistente tanto a quella di Rachele Bastreghi quanto a quella di Sara Mazo degli Scisma, definisce un nuovo inizio che pone basi interessanti tutte da approfondire, allargare ed arricchire per scongiurare il rischio di finire in un calderone di produzioni sempre più numerose e sempre più simili.

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