Recensioni

4

Nel sophomore e disco della ribalta datato 2010, Big Echo, i Morning Benders costruirono un sound avvincente fatto di chitarre jangly e armonie sature di riverberi intriso di influenze lungo cinque decadi pur restando inserito nel momento musicale contemporaneo. L’intento di mescolare passato e presente informa pure il primo lavoro della band come Pop Etc (cambio di moniker costretto dalla connotazione omofobica che il termine 'bender' ha in Gran Bretagna), ma le similitudini fra le due release terminano qui.

Il sound rock-based di matrice 60s è rimpiazzato da un 90s synth-pop dozzinale con a corollario un parco suoni stantio ed obsoleto che va a toccare triti dialogue sample (New Life), ritmi clip-clap e auto-tuned vocals (Live It Up). L'intento, palesemente orientato al salto radiofonico (e magari a prendere il posto dei Foster the People nel cuore di qualche alt-teen), viene affossato da prevedibili strutture inscatolate in loop elettronici da Owl City e scimmiottamenti vocali à la Yeasayer, atmosfere diffuse di basso profilo e prive di alcun hook degno di nota.

Non aiutano nemmeno le liriche: dai cliché sulle relazioni problematiche a improbabili critiche socialmente utili al mondo malato infilate dentro a ideali party-jam (I don’t own an SUV / so don’t you judge me / when I roll up on this Schwinn / I ain’t guzzlin, in R.Y.B.), rime eye-roll-worthy (Let me take this strainght from the top / we were making love and we couldn't stop, apre Back To Your Heart) e scialbi R&B. 

Nè fumo, nè arrosto, il self-titled dei Pop Etc non offre nulla più di un paio di filler per le compilation estive (Keep It For Your Own, Halfway To Heaven). Tra i peggiori follow up ad un ottimo album che la storia recente ricordi. 

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette