Album

Island of the Hungry Ghosts

29 Gennaio 2021 elettroacustica concreta fieldrecordings
PAN

Dall’accreditato producer e ingegnere del suono australiano (di stanza a Londra), già al lavoro con Spiritualized, Blanck Mass, Broken Social Scene (e altri ancora), arriva questa colonna sonora licenziata PAN di un altrettanto interessante (e pluri-premiato) meta-documentario di Gabrielle Brady presentato in anteprima al Tribeca Film Festival nel 2018.

La Island of the Hungry Ghosts è l’Isola di Natale, destinazione di milioni di granchi migratori e sede di una struttura di detenzione per richiedenti asilo, due differenti mondi e altrettante specifiche modalità migratorie – naturale vs forzata – che collidono in una geografia particolare. Immagini che Aaron Cupples esprime attraverso un suggestivo mix di field recording, ambient e droni.

Sui primi troviamo l’ottimo lavoro sul campo di un professionista, Leo Dolgan (in particolare per Fire & Jungle, Ocean & Prayers e Blowholes), per gli ultimi è stato installato e microfonato dallo stesso produttore un filo lungo quattro metri. Ne vien fuori una natura imperturbabile, di sconvolgente bellezza, paesaggi come li abbiamo osservati nei film di Herzog, ma anche qualcosa di più mistico e spirituale (The Understorey) – che ok, per non andar troppo lontani riporta alla mente i Popul Vuh. Inoltre, c’è musica rituale e persino il canto di monache buddiste: Trapped Air e The Hungry Ghost, per idiofoni e scure percussioni della tradizione cinese, sono sabba dell’ignoto in cui a prendere piede è una mesmerica narrazione, mentre Sand Return è una composizione orchestrale dal forte impatto visivo, di quelle che ricordano i Rachel’s e certa Constellation prestata alla soundtrack. Un disco che colpisce e che funziona come opera a sé stante.

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