Album
Hex
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Stefano Pifferi
- 21 Settembre 2014
Per lo meno in termini di vendite, questo esordio (e insieme quasi epitaffio) targato Bark Psychosis è un disco minore. Ma è anche un disco di indubbia rilevanza, a guardarlo con la giusta distanza. In primo luogo per il suo innegabile status di culto che ancora oggi lo rende punto di riferimento sotterraneo. In secondo luogo per essere stato indiretto responsabile – ma manco troppo, a leggere in giro le dichiarazioni dei quattro, specie in merito alla dicotomia vuoto/pieno e all’interesse per il silenzio e la sottrazione – della nascita di una definizione di genere (non di un genere musicale, si badi bene, ma di una tra le tante definizioni con le quali cataloghiamo le musiche) che è ben presto divenuta una tra le più utilizzate e storicizzate degli ultimi decenni.
È infatti nella recensione di Hex apparsa nel numero di marzo ’94 di Mojo che un giovane scribacchino di nome Simon Reynolds coniò il termine “post-rock” per identificare una musica che era sì, rock, in quanto prodotta da un quartetto (grosso modo) standard, ma superava il rock per cristallizzarsi in forme sfuggenti e volatili (“using rock instrumentation for non-rock purposes”, ad esser precisi).
Le osservazioni di Reynolds erano ovviamente centrate, dato che ci si trovava di fronte ad un disco notturno e gloomy, umorale e ondivago, evanescente e urbano, sfuggente e sfumato; concentrato sulla rarefazione piuttosto che sull’aggregazione di suoni, ma al contempo in grado di costruire visionarie microsuite (manco tanto, a giudicare dal minutaggio: sette tracce per più di 50 minuti) del calibro di The Loom, Absent Friend o della splendida chiosa pastorale di Pendulum Man.
Sfortunatamente, Hex fu insieme capolavoro e canto del cigno, raggrumando in sé un destino beffardo simile a pochi altri lavori in tutta la storia del rock
Tracklist
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Discografia
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- 1 The Loom
- 2 A Street Scene
- 3 Absent Friend
- 4 Big Shot
- 5 Fingerspit
- 6 Eyes & Smiles
- 7 Pendulum Man
