Album

Born in the U.S.A.

4 Giugno 1984 rock

Settimo album per Bruce Springsteen, quello dei milioni di copie vendute in tutto il mondo, di una celebrità che esondò oltre il suo “popolo” per divenire a tutti gli effetti popolare.

Spesso snobbato dalla critica, pur pagando pegno a qualche sonorità plasticosa da Eighties di mezzo e soprattutto alla meravigliosa crudezza del predecessore Nebraska, Born In The U.S.A. è sostanzialmente un disco “heartland rock” (con una certa attitudine pub-rock) che può vantare melodie ispirate e un’energia fuori dal comune.

In ogni caso, sotto la gragnola fastosa e spesso festosa incontriamo pur sempre i temi cari al Boss: quella tensione lancinante tra aspirazioni e frustrazione (Downbound Train, No surrender), l’amore e la perdizione come due strade divergenti ma intrecciate (I’m On Fire), il bisogno di lasciarsi alle spalle tutto (Bobby Jean) sapendo che ti resterà sempre dentro (My Hometown). La title track, un attacco frontale alla logica militarista utilizzata come antidoto dell’alienazione e invece produttrice di ulteriore alienazione, fu lodata da Ronald Reagan che intendeva utilizzarla in senso patriottico – un detournement che avrebbe avuto del vertiginoso – per la sua campagna elettorale: Springsteen, ovviamente, non lo consentì.

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