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Casadilego

Casadilego – CASADILEGO

11 Dicembre 2020 pop
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Dopo la vittoria all’edizione #14 di X Factor, Casadilego – al secolo Elisa Coclite – pubblica l’eponimo EP di debutto, che conta di due inediti (Vittoria e Lontanissimo), più una serie di cover che vanno da Billie Eilish ai Beatles, passando per Ed Sheeran e Joni Mitchell.

Come la maggior parte delle novità che arrivano dal noto talent show su Sky, si tratta di un esordio piuttosto acerbo la cui intenzione primaria (e unica purtroppo) è quella di metter al centro una voce potente, dotata della giusta estensione ma, ahinoi, ascrivibile a quel novero di cantanti in derivata Eilish per le quali il saliscendi canoro e l’insistenza sull’intimità diventa un gioco di pericolosi specchi. A non giovare al risaputo andazzo – allargatosi a macchia d’olio negli ultimi anni – è la produzione del team di Hell Raton fatta di basi liofilizzate in cui sgomitano bassi, rullantini trap e chitarrine angolari. Tutte cose che sanno tanto di preset digitali, timbricamente poco appaganti, incapaci nel dare risalto ad un talento papabile eppur confinato all’interpretazione di un copione scritto da altri. Negli inediti, Casadilego non pare affatto autrice e proprietaria del proprio mondo sonoro. Detto altrimenti, i pezzi sono formulaici, non possiedono né la naturalezza, né la verve, né quei difettucci che diventano riconoscibilità, aspetti richiesti ad una esordiente a casa nostra ma non certo ai talent. Non giovano inoltre i ritornelli, quello di Vittoria, ad esempio, finisce per inculcarsi in testa proprio per la sua banalità, mentre in Lontanissima, nel suo tentativo di tormentone estivo fuori tempo massimo, risuona il monito di Agnelli che predicava alla conferenza stampa della finale di X Factor che le finalità artistiche non dovrebbero ridursi a questo.

Poco di buono anche sul versante delle cover più ingombranti: Yesterday dei Beatles, ambientata in quello che sembra un piano bar newyorchese, non ha alcun senso, mentre xanny della Eilish anche per colpa di un arrangiamento non ben calibrato tra le sue parti (da parte di Young Miles) non gode né delle particolarità produttive di Finneas, che davano all’originale un tocco intimo e futurista, né di una vocalità che discosti questa performance da una enfatica e calcolata distanza dai sentimenti. Aspetto questo che l’originale scansava a colpi di libertà artistica. Ecco, proprio questo sembra mancare a quest’esordio. Ed è una mancanza che qui viene colmata con la summenzionata derivata canora, una vera piaga per chiunque voglia dar risalto anche a contenuti testuali. Ci sarebbero anche quelli – detto altrimenti: le cose da dire con la voce – e senza di loro, ciò che abbiamo è una voce come mero strumento, virtuale e virtuoso, di una casa di plastica. Elisa rompi le catene, fai la cosa giusta.

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