Album
Cure For Pain
-
Stefano Solventi
- 9 Febbraio 2017
A pochi mesi dalla pubblicazione del debut Good, i Morphine si misero al lavoro su Cure For Pain. In questo periodo Deupree, a conclusione di alcune divergenze venute alla luce già durante l’incisione di Good, fu fatto fuori e sostituito da Billy Conway, che ricorderete ai tamburi per i Treat Her Right. Intervistato a tal proposito, Sandman spiegò che la scelta fu dovuta più a motivi caratteriali che non musicali (“Con Billy la band è più unita”). Musicalmente il tocco di Dupree possedeva un calligrafismo più agile, puntuale e lieve rispetto all’incisività di Conway, ma le conseguenze si sarebbero avvertite più avanti. Intanto, in Cure For Pain – che vede Conway al drumming solo in tre pezzi – la configurazione sonica originale consegue un compimento formidabile. Basterebbe la sola Buena, tra l’altro anche primo singolo targato Morphine, a dimostrarlo: avvio di sottecchi, il basso che ghigna e il drumming scoppiettante, poi un chorus che esplode funk-blues liberando il lancinante assolo di Colley, è quintessenza di forza e atmosfera, di fantasmi blues (“You see I met a devil named Buena Buena/And since I met the devil I ain’t been the same oh no“) trasfigurati in direzione rock.
Tanto potente e definita ormai la cifra espressiva dei tre da consentire varianti come il wah-wah applicato al sax in All Wrong o lo splendido mandolino (suonato da Jimmy Ryan) nella trepida amarezza di In Spite Of Me. La freschezza della scrittura, la varietà delle intuizioni e la maturità del sound rappresentano un’esperienza d’ascolto ancora oggi appagante (e talora arrapante): la title track, col suo andazzo fifties tra il crudo e il festoso, potrebbe essere il diamante nero scartato da una immaginaria scaletta dello springsteeniano The River (“Someday there’ll be a cure for pain/That’s the day I throw my drugs away“), mentre I’m Free Now è ballata che satura tutti gli interstizi cullandoti con barlumi di positività indolenzita. Non basta: se Thursday è il frenetico resoconto d’un adulterio, perturbato da effetti distorti con piglio cinematico, Let’s Take A Trip Togheter finisce addirittura per scavare una visione in bilico tra Portishead e Nick Cave, col suo caracollare meccanico e un organo-ectoplasma che sembra il sample di se stesso.
In chiusura, Miles Davis’ Funeral compie una breve escursione strumentale tra miraggi desertici Calexico – ebbene sì – col tono solenne e dimesso del caso, suggellando nel meno prevedibile dei modi una scaletta straordinaria. Pochi album sono stati capaci di scuotere la contemporaneità facendo perno sulle radici come Cure for Pain.
[continua la lettura di La parabola dell’inconsueto, l’approfondimento di carriera dedicato ai Morphine]
Tracklist
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Discografia
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- 1 Dawna
- 2 Buena
- 3 I'm Free Now
- 4 All Wrong
- 5 Candy
- 6 A Head with Wings
- 7 In Spite Of Me
- 8 Thursday
- 9 Cure For Pain
- 10 Mary Won't You Call My Name?
- 11 Let's Take a Trip Together
- 12 Sheila
- 13 Miles Davis' Funeral
