Album

Let's Dance

14 Aprile 1983 pop rock funk
EMI

Prodotto da Nile Rodgers e suonato da una band da lui scelta che, per la prima volta nella storia degli LP di Bowie, non presentava nessun musicista rispetto al disco precedente e che vedeva un esordiente Steve Ray Vaughan a movimentare l’impostazione funky generale, il quindicesimo album di studio di David Bowie inaugura una fase nuova della sua carriera.

Scaduto infatti il contratto sia con la RCA che quello (capestro) con il precedente management, passati 3 anni dall’ultimo album, Bowie si rivolge al chitarrista degli Chic nonché produttore per altri (Diana Ross, per esempio) chiedendogli “il disco di un cantante” per iniziare la nuova fase e i nuovi rapporti contrattuali con un successo. Ne esce una raccolta che accanto al funky accoglie qualche vibrazione new wave (la cover di Criminal World dei Metro) e, oltre alle incursioni rock/blues di Vaughan, pochissimo della sperimentalità della sua fase immediatamente precedente (l’approccio obliquo di Ricochet): l’album infatti, trascinato da tre singoli bomba (il funky maiuscolo della title track, un rock levigato ma percorso da venature di tormento di China Girl , molto ripulita rispetto alla versione che aveva realizzato nel ’77 insieme all’amico Iggy Pop per The Idiot, e l’incontenibile r’n’r lucido di Modern Love) e per i primi due da videoclip d’impatto, presenta nel suono e nella visione, per Bowie mai separati, una versione del cantante ripulita delle inquietudini e delle stranezze arty che lo avevano caratterizzato fino a quel momento, e questo nonostante nei testi e nei video si accenni alle questioni dell’imperialismo culturale degli occidentali verso il resto del mondo.

Purtroppo inaugura anche una fase in cui Bowie non è al massimo della creatività: su 8 canzoni 3 sono cover o ripescaggi (anche la bella Cat People proviene dalla colonna sonora de Il bacio della donna ragno ma qui è meno efficace rispetto alla versione realizzata con Moroder per il film), e Without You è una canzoncina svenevole, anche se ritmicamente interessante, mentre l’insulsa Shake It è materia-Chic senza troppa forma. Ed è anche una fase nella quale Bowie inizia ad essere sempre meno presente in studio lasciando invece fare tutto il lavoro a produttori qui all’altezza, altre volte no.

Insomma, è il disco con cui diventa definitivamente una popstar mondiale, e qui lo fa ancora con classe; più avanti non sarà così.

[Continua la lettura de Nel medium, il messaggio, l’approfondimento di carriera dedicato a David Bowie]

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