Album

Going for It EP

2 Ottobre 2020 elettronica

La quinta uscita del 2020 per la bristoliana Livity Sound trova Jarred Beeler, in arte, DJ Plead prendere egregiamente posto tra i ranghi della label dopo che il producer, giusto prima della pandemia, ha dato bella prova di sé suonando presso istituzioni quali De School, Corsica Studios e Panorama Bar. Attivo dal 2018 e di sangue misto (il padre è Svizzero, la madre Libanese), Beeler si è fatto notare per la forte componente mahraganat (o electro shaabi) e dabke dei suoi spezzati, e per il dialogo di questi con spezie brit quali lo Uk Funky, il broken beat techno e la post-Uk garage. Un dialogo tra Cairo, Libano e Londra tutto in sottrazione il suo, che Get In Circle (sulla locale Decisions) si traduce in un sound che non ingrana la quinta ma fa capire al mondo da che parte il suo autore sarebbe partito per il proprio viaggio in solo nella dance (e questo accanto a Poison, il side project principale attivato con T.Morimoto).

Pleats Plead su Nervous Horizon (2019) lo mette già sulla mappa: la griglia del ritmo s’è fatta stretta e precisa, il contorno ambientale rimasto minimale ha acquisito odori e sapori arabi, lo UK funky s’è fatto spirito e la maggior scioltezza del tocco ha accolto tocchi di humour che non guastano all’economia di una proposta che punta a rapire l’ascoltatore, inebriandolo prima ancora che ipnotizzandolo. Niente basserie spinte qui, la scalciata dell’Hi Hat e la rotondità del beat sono in stretto dialogo sulle medie frequenze per tener alta l’attenzione sulle proprietà incantatrici della trama sonora. E tutto ciò, in seguito alle validissime collaborazioni con Cop Envy  e Annunaku, trova equilibri ancor migliori nell’esordio di Beeler sulla label di Peverelist.

Going for It di nome e di fatto. L’attenzione sulle timbriche e la pressione sonora s’è fatta papabile, anzi la sua cura è ciò che mancava alle sopracitate prove e che da queste parti trasforma l’omonima opener in una killer track. Che Dj Plead punti al sodo, ritirando fuori dalla UK Funky la sua carica anthemica, è chiaro già nella seguente Rough Text, il cui incastro di shaabi e battiti di mani si posiziona accanto ad un perlustrativo gioco di fasci laser. Le vocine deformi à la Kamixlo precedentemente utilizzate trovano invece posto in Espresso, tra l’incalzare di tamburi, triangolo e effetti controllati appena intinti nell’azoto liquido del weightless sound. Ess, in chiusura, introduce accordi di chitarra androide che allungano le prospettive all’ennesima, implacabile, architettura ritmica. Uno dei producer più eccitanti del 2020, almeno per quanto riguarda il bass game.

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