Album
Cool Dry Place
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sentireascoltare
- 17 Febbraio 2021
Cool Dry Place è l’album di debutto della promettente songwriter di stanza a Nashville (ma originaria del Texas) Katy Kirby, tra delicate ballate per piano e voce (Portals), genuina indie music chitarristica intinta nel folk così come nel pop (la title track) ed episodi più rock (Juniper), il tutto confezionato da una scrittura assieme agile e curiosa, capace di rifinire l’intimismo con sguardo arguto e delicato humor.
Alberto Sewald e Logan Chung sono accreditati a livello di produzione, ma da queste parti è il missaggio che conta, e la scelta è stata quella di lasciare intatta la fragranza e i volumi dell’esecuzione live in studio pur lasciando comunque al centro la limpidezza di una performance vocale che nasce idealmente dalla cameretta per aprirsi al mondo. Tap Twice è uno degli esempi più corali del disco, quello in cui l’arrangiamento – chitarre, slide, basso e batteria – raddoppia il saliscendi emotivo di Kirby. Non saranno i Big Thief ma ci avviciniamo. Viceversa per Portals al suono nudo di un pianoforte in una stanza vengono affiancati minimali effetti collocati sullo sfondo di quella che è la ballad per eccellenza del lotto. Particolare la scelta di Secret Language che interpola il testo con quello del classico di Leonard Cohen Hallelujah.
A livello di raccoglimento Kirby può ricordare Florist, del resto parla anche di Dio nei suoi brani, ma non pensate a qualcosa di solipsistico o a una catarsi psichedelica: Juniper per dire, ha un taglio che della psichedelia conserva l’approccio più giocoso e svogliato. Pensate ai Pavement, scordatevi ogni prefisso art e arty, la ricercatezza di Feist o Sylvan Esso: la forza di questo disco sta nella semplicità di una prosa folk che racconta e vive senza patemi, apre e chiude brani che godono del fascino dell’unfinished, e alle volte ne rimangono imbrigliati.
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