Names of North End Women
Feb
21
2020

Lee Ranaldo, Refree

Names of North End Women

Mute

Rock
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Info

In uscita il 21 febbraio 2020 su Mute, Names of North End Women è il primo album collaborativo tra Lee Ranaldo e il musicista spagnolo Raül Refree (anche produttore di Los ángeles, debutto sulla lunga distanza di Rosalía, disco che ha riscoperto la chitarra tradizionale da flamenco).

Ranaldo e Refree hanno collaborato assieme per l’ultimo album solista dell’ex Sonic Youth, Electric Trim (Mute, 2017). Dopodiché, tornata in studio per registrarne il seguito la coppia ha realizzato che il nuovo progetto avrebbe assunto “nuova configurazione” e pertanto sarebbe stato condiviso.

«Abbiamo mixato strani suoni analogici provenienti da vecchi registratori, abbiamo fatto i conti con il fruscio che producevano, mescolato nuove e vecchie tecnologie», scrive Ranaldo nella press a proposito della base dalla quale hanno preso forma le canzoni, brani che si sono liberamente sviluppati a partire dalle trame e dalle melodie suggerite da questi found sound. «Questo disco è nato utilizzando campionatori e registratori – gli fa eco Refree – come la musica sperimentale, la musique concrete, i poliritmi», ma questo è anche un disco che allenta i vincoli dietro all’idea di come deve essere una canzone», specifica Ranaldo.

Ad anticiparlo il singolo/videoclip relativo alla title track, Names of North End Women, il cui titolo deriva da un’esperienza che Ranaldo ebbe camminando per Winnipeg, Manitoba, un quartiere in cui notò che le strade portavano tutti nomi di battesimo di donne – Lydia, Kate, Dagmar, Harriett, Juno ecc – Chi sono, o chi erano queste donne, non viene specificato nella storia raccontata dal musicista, magari erano dei rimpiazzi per coloro che rimangono ignote e indeterminate nella nostra società, fatto sta che Ranaldo se li è appuntati in forma di poesia: «in qualche modo è diventato un impulso per i testi in termini di persone che entrano ed escono dalla vita di qualcuno, alcune sono significative, altre fugaci… …ebbi quest’idea di utilizzare i nomi di battesimo come espedienti per caratterizzare i testi. Questo meccanismo non è presente in tutti i testi, ma molti lo utilizzano».

di Daniele Rigoli

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