Album
Ficciones Del Trópico
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sentireascoltare
- 31 Luglio 2020
Il debut album di Alexander Molero, venezuelano di Maracaibo di stanza a Barcellona, Ficciones Del Trópico esplora il mito e il fascino per l’Amazzonia e la latinità più giunglesca. Se oggi il paradigma più noto e diffuso è quello di un occidente malato di “orientalismo” (vedi, tra i tanti e le tante, Fatima Al Qadiri con il suo ottimo Asiatisch) ne è esistito e ne esiste tuttora uno altrettanto ossessionato per il Sud America. Tieflande bis zum ewigen Schnee / Venezuela, el más bello país tropical di Christian Anton Goering e Fitzcarraldo di Werner Herzog sono le opere citate dal producer come influenze dirette di un lavoro che già nel titolo – finzioni del tropico – ne svela approccio, estetica e filosofia. Riguardo alla prima delle due opere citate, è una raccolta di scritti e disegni (molti dei quali di uccelli) che contribuirono a magnificare in Germania e poi in parte del mondo occidentale fauna e flora del Venezuela alla fine dell’800, mentre il secondo è l’indimenticabile film del cineasta tedesco in cui – per farla ultra breve – una nave venne trascinata oltre un poggio che divide il fiume Ucayali dal Rio delle Amazzoni, una metafora per dire che anche i moderni Sisifo possono muovere montagne (salvo poi dover ugualmente far i conti col proprio destino).
Immaginare con occhi europei del secolo scorso l’esotismo, il mistero e il fascino per l’ignoto, per la parte più impervia della propria terra, è lo scopo dichiarato di un lavoro elettronico concepito e suonato con un synth Yamaha CS-60 abbinato a una Roland Space Echo RE-201 e un Moogerfooger Murf, per un effetto incanto che non si risolve nel classico disco di droni o in una critica ai colonialismi e agli schiavismi implicitamente tirati in ballo dal suo concept.
Ficciones Del Trópico è eminentemente musica onirica e psichedelia, un viatico tra pastoralismi e cosmica indebitato con le lezioni di Popul Vuh, Cluster e Tangerine Dream. Un disco in cui non trovi traccia di rock e wave, ma ci sono angoli barocchi (Jaguar Capybaras), ascensionali colonne d’aria (Manglares), dolciastri carillon carrolliani (Selvas De Ewaipanomas) e subacquei motorik (Simi Vulpa) per un effetto straniante ancor prima che immersivo. Se Andrew Pekler immagina isole fuori da mappe e cartografie (Phantom Islands) pensando a Jon Hassell, Alexander Molero altrettanto efficacemente indaga la giungla e i tropici con in testa Moebius e Alfredo del Mónaco. Pesatelo anche come un Biosphere da un universo parallelo.
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