Album
Fading
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sentireascoltare
- 6 Novembre 2020
Torna il progetto di Stefan Betke a cinque anni da Wald e a qualche mese dalla ristampa in boxset dei primi tre fondamentali lavori di riduzionismo dub glitch analogico. Fading – pubblicato da Mute il 6 novembre 2020 – ne riprende l’essenza e intavola otto nuove composizioni ispirate dalla perdita della memoria.
Il punto d’incontro tra passato e presente per Pole è un crocevia in cui lo sparso flusso sonoro intinto nel dub dell’iconica trilogia numerata viene messo al servizio di una ambient fatta di preziosi dettagli, guidata da trame minimali eppure in costante transito spazio-temporale. C’è il crepitio noisey molto 00s – chiamalo se vuoi glitch – a formare ponti tra Burial e la Mille Plateaux, c’è naturalmente tutto un portato di sonorità soundsystem giamaicane riscoperte in modalità quartomondista (vedi Roschen), c’è la techno e l’electro praticate a mo di rituale iniziatico e, soprattutto, troviamo quest’idea di elettronica free form sculturale, in grado di immergere l’ascoltatore in un mondo lontano in cui ciò che è familiare viene plasmato in combinazioni differenti, asincrone, ma senza che la sua esperienza rappresenti un pericolo o un ostacolo all’esplorazione.
Betke ha composto l’album ispirandosi alla demenza della madre ma non aspettatevi un disco hauntologico, bensì uno con l’ascendente in Jon Hassell. Nessun fantasma, niente Lynch, neanche facili ripetizioni della sua iniziale trilogia. Nonostante il titolo – Fading ovvero dissolvenza – questo è un disco più di pieni che di vuoti, abitato da inaspettate seppur solipsistiche coralità. Il suo umore, profondamente tedesco, è qualcosa che non si lascia facilmente leggere e interpretare eppure è lì, molto umano, inafferrabile.
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