Album

Reckoning

9 Aprile 1984 rock indie

Secondo album della band di Athens, dopo un’iniziale idea di farlo produrre da Elliot Mazer (già con Neil Young) col quale avevano registrato una sessione il gruppo decide di registrare ancora col team dell’esordio Murmur composto da Mitch Ryder e Don Dixon e negli stessi studi Reflection nel Nord Carolina (nel disco successivo cambieranno).

Fu registrato in breve tempo (anche se band e produttori dissentono sui tempi: 20-25 giorni per i secondi, 12 per i primi) come effetto di un grande momento di creatività in cui le canzoni arrivavano in continuazione: Buck addirittura voleva fare un doppio, ma era l’unico e alla fine furono scelte 10 canzoni (meno dell’esordio), alcune anche antiche come Pretty Persuasion. I produttori, specie Dixon che ai tempi del primo non li aveva ancora mai visti dal vivo, vollero provare a rendere il suono più fedele a quello dei concerti, usando per questo anche la tecnica del suono binaurale, mentre cercavano di sfuggire agli occhi della casa discografica che, ingolosita da quelli che allora sembravano ottimi riscontri del primo disco, voleva spingere per un suono più commerciale (in questo, produttori e band erano d’accordo, con i primi a svolgere volentieri il ruolo di filtro/cuscinetto tra discografici e musicisti).
Quello che uscì alla fine fu un disco che proseguiva sui binari dell’esordio, quelli di una vivacità arricchita e sfumata di malinconia, con energia maggiore per quanto riguarda il suono mentre come testi, per quello che se ne poteva capire (una maggiore chiarezza della voce di Stipe fu l’unica concessione del disco alle richieste di commercialità), sembrava più cupo: quello che era il primo lato del vinile (o il Left side, come preferiva chiamarlo il gruppo) corre dall’inizio già a buona velocità Harborcoat alle percussioni un po’ sospese un po’ incalzanti di 7 Chinese Bros., dal primo esempio di un certo tipo di canzone “alla R.E.M.” di So. Central Rain (grande energia ma accordi in minore) alla parata di arpeggi che apre la vecchia Pretty Persuasion, prima di rallentare con la riflessiva ballata Time After Time (solo omonima di quella di Cindy Lauper). Il Right Side riparte a manetta con Second Guessing, rallenta di poco con Letter Never Sent e piazza il secondo “lento” del disco con la riflessiva e minimale Camera, un po’ prevedibile nel passaggio al ritornello, prima di un finale che col singolo Don’t Go Back To RockvilleLittle America chiude il disco aumentando di nuovo la velocità.
È un disco che conferma e rilancia quanto di buono aveva mostrato il gruppo fino a quel momento, con i consensi e che crescono per quella proposta che rifuggiva il sintetico degli anni ’80 accogliendone però certe inquietudini, che si rifaceva al rock classico ma senza eccessi di machismo né epiche farlocche alla Bon Jovi, energico ma con un canale aperto alla riflessione, oscuro nei significati ma senza ostentare distanza dal pubblico (nemmeno nel modo in cui si presentava il gruppo sul palco, scevro da teatralità) e la voce di Stipe che acquistava maturità e profondità.
È un tassello del percorso che ancora deve vedere le sue tappe più significative e clamorose, ma comunque in ascesa, con un discreto passo avanti anche nelle classifiche e la stampa che continua ad amarli e a sostenerli: i conti del titolo sono ampiamente positivi, e destinati a migliorare.

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