Album

Up

26 Ottobre 1998 pop rock

New Adventures in Hi-Fi è stato l’ultimo disco dei R.E.M. con Bill Berry in formazione e pertanto Up, pubblicato il 26 ottobre 1998, rappresenta il primo capitolo di una formazione ridotta a tre. «Ci siamo chiesti se saremmo stati sempre i R.E.M.. – dichiarano all’epoca – Credo che un cane con tre zampe resti sempre un cane, anche se deve imparare a correre diversamente».

Berry lascia un anno dopo la uscita del disco di E-Bow the Letter e Bittersweet Me, quando la formazione aveva già iniziato a buttar giù qualche nuova canzone. È vero, aveva avuto un aneurisma, ma la verità è che il batterista si sentiva stanco di quella vita. Agli altri dice che se la sua uscita deve causare lo scioglimento del gruppo allora resta, sennò va via. I tre si consultano e decidono di proseguire, forse anche per il nuovo contratto firmato, che i media stimano abbia un valore di 80 milioni di dollari (la band smentisce, ma ci sta che qualcuno non avesse previsto né il calo di successo della band, né l’avvento dei masterizzatori, né, soprattutto, quello di Napster e affini).

Il primo problema è che non sanno dove parare senza batterista, non avendolo mai fatto, o come comporre insieme. Tra qualche tensione, però, i Nostri riescono a trarre forza dalla perdita e dalle difficoltà, facendo qualcosa di nuovo. Up (1998) suona proprio come il disco di tre amici che cercano di riprendersi da un trauma, mettendosi in circolo a suonare coi soliti strumenti e con tastiere e batterie elettroniche, suonando ognuno ciò che serve al momento per riprendere a scrivere un po’ di musica raccontando il periodo o quello che viene in mente. Che i primi suoni, quelli di Airport Man, siano appunto quelli di una drum machine e di synth, è un metatesto sulla situazione del gruppo, non solo l’arrangiamento più adatto per il ritratto sospeso e un po’ inquietante di questa misteriosa figura tratteggiato tra certi Kraftwerk e l’analoga The Passenger dei Wall Of Voodoo.

È una raccolta di lenti tra folk ed elettronica, dominata dalle tastiere, con la chitarra che ricama e colora invece che essere il centro di tutto, per trovare un altro modo di essere contemporaneamente arty e alternativi e pop: quello che sono sempre stati, ma frequentando altri territori. Il pop lo fanno davvero, ma di classe, come in Suspicion o At My Most Beautiful, caratterizzato da una malinconia ariosa e innamorata, o con la dolcezza di Why Not Smile; alzano il ritmo in Hope, con la drum machine che corre e la melodia che cita Suzanne di Leonard Cohen (accreditato tra gli autori – e già uso lui stesso a mescolare tastierine e melodia d’autore almeno dal 1984-’85 di Various Positions), e nella baldanzosa (con un filo di autoironico disincanto) Lotus, col piano elettrico che strizza l’occhio a un certo lounge revival di fine anni ’90; caricano di ispirato pathos le brume di The Apologist (col solo di chitarra elettrica che cita Dancing Barefoot), quelle di Diminished, il fingerpicking Suzanne Vega con archi-Out Of Time di You’re In The Air, e l’alzata di orgoglio di Walk Unafraid. Poco prima che il disco si chiuda su due pezzi che sciolgono la tensione, c’è Daysleeper: è il pezzo più classico del disco, la ballatona stile Strange Currencies e altre, che i R.E.M. dimostrano di saper scrivere quando vogliono.

Come il precedente, l’album è artisticamente un successo – e se vogliamo è ancora più importante, perché ottenuto in condizioni ardue, dando la prova di riuscire ad uscire dall’angolo reinventandosi – ma le vendite continuano a calare, forse perché è troppo presto per il mix tra cantautorato ed elettronica (anche se i Folk Implosion sono già in giro), e i R.E.M. non sono nella posizione di diffonderne il successo, o forse perché il disco è troppo tranquillo e non ha i singoli di Automatic… né è capitato nel momento peculiare che contribuì alla fortuna dell’album del ’92, oppure è difficile per il pubblico recepire pienamente la nuova veste “avant-pop”. Una curiosità: Peter Gabriel aveva un nuovo disco pronto con questo stesso titolo ma, dopo la pubblicazione di quello dei Nostri e, qualche mese dopo, quella di Up Up Up Up Up Up di Ani di Franco, decide di posticipare di altri tre anni la pubblicazione di un disco atteso dal ’94.

Tracklist
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Discografia
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  • 1 Airportman
  • 2 Lotus
  • 3 Suspicion
  • 4 Hope
  • 5 At My Most Beautiful
  • 6 The Apologist
  • 7 Sad Professor
  • 8 You're in the Air
  • 9 Walk Unafraid
  • 10 Why Not Smile
  • 11 Daysleeper
  • 12 Diminished
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