Album
Nowhere
-
Diego Ballani
- 18 Ottobre 2014
Per tutto il 1990 Ride e Primal Scream si contesero il ruolo di gruppo di punta di casa Creation. Fino a che, ad ottobre, l’onda di Nowhere (una porzione di mare ritratta dal fotografo Warren Bolster, nonché metafora del wall of sound della band) travolse tutto, imponendosi come uno dei classici dello shoegaze.
Lo fece grazie a febbricitanti cavalcate elettriche come Polar Bear e Seagull (perfettamente bilanciate fra appeal pop e acide strutture free form) e a irresistibili melodie immerse nel vetriolo come quelle di Vapour Trail e Taste. Molto lo si dovette, poi, all’affiatamento della sezione ritmica, agli ipnotici giri di basso di Steve Queralt e all’inarrestabile drumming mooniano di Loz Colbert. Capolavoro del disco, nonché apice della poetica del gruppo, è quella Dreams Burn Down il cui muro di suono si innalza come una cattedrale gotica, per poi collassare in un cumulo di macerie e ferraglia durante gli stacchi rumoristi.
Lo shoegaze, in fondo, era tutto qui: nell’idea che si potesse arrivare in paradiso su una scala di vetri rotti.
[continua la lettura su Puntare al cielo con gli occhi fissi alle punte dei piedi, l’approfondimento di carriera sui Ride].
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