Album
Goo
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Tommaso Iannini
- 6 Ottobre 2014
Goo è il primo LP dei Sonic Youth a uscire per una major, la Geffen, che si è accaparrata le prestazioni di un gruppo reduce dal trionfo artistico di Daydream Nation con un accordo che garantisce in ogni caso alla band la piena libertà creativa e l’ultima parola sulla musica e la grafica dei dischi. Un saggio compromesso che avrà benefici per entrambe le parti, visto che la presenza dei Sonic Youth sarà decisiva per portare alla Geffen anche una giovane formazione che i sonici hanno preso un po’ sotto la loro ala protettrice – ovviamente stiamo parlando dei Nirvana.
Dal punto vista musicale Goo ha tutto l’aspetto di un lavoro di transizione, e come tale finiranno per considerarlo anche i suoi autori. I brani più lunghi come Tunic (Song for Karen), Mote, Disappearer o Cinderella’s Big Score seguono la scia di Daydream Nation – e in più di un caso sono degli ottimi continuatori delle sue trame sonore laddove si tratta di dare al rock dissonante e rumoroso tipico della fase underground del complesso newyorchese una forma più controllata, sì, ma ancora armonicamente intricata, nervosa e avvincente. I pezzi più brevi e immediati alla Mary-Christ, o My Friend Goo, sono più vicini al “semplice” punk rock anche se con il solito chitarrismo sfrangiato da dissonanze e rumori.
La canzone che più rappresenta le ambizioni del quartetto in questo momento è probabilmente Dirty Boots, in travolgente equilibrio tra pop-punk, momenti psichedelici e affondi di puro elettrizzante noise (con qualche eco pure del mitico Guitar Trio di Rhys Chatham). E poi c’è Kool Thing, cantata da Kim Gordon, persino più diretta e orecchiabile di Dirty Boots, in cui il classico interludio nosiy contiene un duetto spoken word/rap tra Kim e Chuck D. Non un disco perfetto o un assoluto capolavoro come il suo predecessore, ma apprezzabile da tanti punti di vista.
I Sonic Youth impiegarono il budget messo a disposizione dalla nuova casa discografica per girare videoclip di tutte le canzoni, chiamando a lavorare amici come Richard Kern e registi emergenti, tra cui gli ancora sconosciuti Todd Haynes e Sofia Coppola (a cui si dice che fu Thurston Moore a consigliare il libro di Jeffrey Eugenides The Virgin Suicides da cui avrebbe tratto il suo primo lungometraggio). I risultati si possono vedere nella raccolta di video Corporate Ghost (oltre che su YouTube).
Tracklist
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Discografia
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- 1 Dirty Boots
- 2 Tunic (Song For Karen)
- 3 Mary-Christ
- 4 Kool Thing
- 5 Mote
- 6 My Friend Goo
- 7 Disappearer
- 8 Mildred Pierce
- 9 Cinderella's Big Score
- 10 Scooter + Jinx
- 11 Titanium Exposé
