Album
A Violet Sleep EP
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Lorenzo Montefinese
- 1 Dicembre 2020
Continua l’inarrestabile annata, perlomeno in termini quantitativi, della Livity Sound, che nel mese di novembre aggiunge un altro tassello ad un 2020 ad alta densità di pubblicazioni. A Violet Sleep è l’EP di debutto della bristoliana Surgeons Girl, ed è a mani basse il lavoro più easy listening mai pubblicato da Livity. Certo, nell’ultimo anno ci sono state virate in parte inaspettate – i beat ambientali di Leif, le immersioni dub techno di Lack e Ido Plumes – ma questa è la prima volta in cui l’etichetta di Bristol si spinge davvero al di fuori del proprio recinto. Addio ritmi tribaleggianti e austerità techno, benvenuti impressionismi synthetici e melodie stuzzicanti. Per inquadrare le coordinate di questo EP, basti pensare che la press release si riallaccia all’operato di maghe della sintesi come Suzanne Ciani, Laurel Halo e Kaitlyn Aurelia Smith.
Eppure, se non si può non apprezzare l’arditezza di una tale operazione, dobbiamo tuttavia constatare i limiti dei quattro brani proposti. In tutti i casi si ha a che fare con tracce dalle ottime potenzialità ma non sviluppate abbastanza e dal carattere non particolarmente forte. Clouded Temper | Small Steps si dipana in sette minuti di vocalizzi fra Colleen e la sopraccitata Laurel Halo, e melodie che richiamano i Visible Cloak e Floating Points; il potenziale c’è tutto, ma la seconda parte non soddisfa le aspettative create nei minuti precedenti. Intimate Advance riprende le stesse atmosfere ma con un beat in crescendo; siamo dalle parti dei primi anni ’10 e della convergenza fra ritmi post dubstep e sensibilità pop nelle melodie con svolazzi a là Bedroom Community. La formula è quella giusta, ma al contrario della traccia precedente, finisce troppo in fretta senza potersi sviluppare adeguatamente. L’anima più danzereccia dell’ep emerge in Rescind e nella sua combo di cassa dritta, piattini avvolgenti, melodia e riff azzeccatissimi (venogno alla mente il miglior Leon Vynehall, ma anche Jon Hopkins): peccato che il tutto duri meno di tre minuti, stroncando le possibilità di un anthem per la prossima stagione del clubbing. In chiusura troviamo Sympathetic Cycle: un beat nuovamente rarefatto a chiudere il cerchio riallacciandosi con la prima traccia, senza troppi sussulti.
Pur non lasciando particolarmente il segno, A Violet Sleep va lodato per l’impressionismo solipsista che si distacca dal Livity-continuum e pone buone basi per sviluppi futuri.
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