Batman. Tutti i film dal peggiore al migliore
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Davide Cantire
- 21 Marzo 2016
Per prepararci al meglio all’uscita imminente di Batman v Superman: Dawn of Justice, riesaminiamo tutti i film usciti al cinema dedicati all’eroe creato da Bob Kane e portato sul grande schermo, nell’ordine, da Leslie H. Martinson, Tim Burton, Joel Schumacher e Christopher Nolan nelle incarnazioni, rispettivamente, di Adam West, Michael Keaton, Val Kilmer, George Clooney e Christian Bale. Nel nuovo film di Zack Snyder, in arrivo il 23 marzo 2016, Batman avrà il volto segnato dal tempo di Ben Affleck. Nell’attesa, è già disponibile per l’ascolto la soundtrack ufficiale firmata da Hans Zimmer e Junkie XL.
8. Batman & Robin (1997)

Unico disastro completo nella carriera cinematografica dell’uomo-pipistrello, Batman & Robin prosegue il discorso iniziato con il suo predecessore del 1995 e spinge ancora di più sull’acceleratore del gusto tipicamente camp che infarciva la serie a fumetti negli anni Cinquanta e Sessanta, ma con un occhio dedicato soprattutto ai più piccoli e, furbescamente, ai frutti che il lato commerciale poteva fornire alla produzione. Non è mai stato un mistero, infatti, che Joel Schumacher sia stato spinto più volte dai piani alti a confezionare un prodotto che facesse presa esclusivamente sui bambini, affinché si avesse un buon ritorno economico dal merchandising. Nel film in sé, poco funziona: il recasting completamente sbagliato di George Clooney, carismatico oggi ma al tempo spaesato come pochi nel ruolo dell’eccentrico miliardario; il ritorno di un Chris O’Donnell più esasperato che mai e di una Alicia Silverstone inutile e posticcia. A salvarsi, come sempre, sono i cattivi: sorprendenti Arnold Schwarzenegger, mai così ironico e divertito (forse i 25 milioni di dollari del contratto hanno avuto una parte in tutto ciò) e Uma Thurman in un ruolo che avrebbe goduto di maggior considerazione se condito da dialoghi migliori. Il copione, scritto da Akiva Goldsman, è zeppo di un’ironia e di una comicità semplici che mal si sposano con le parti drammatiche della storia e che quindi rendono il tutto ridicolo. Insalvabile.
7. Batman (1966)

Girato in una pausa tra la prima e la seconda stagione del fortunato serial televisivo, Batman: The Movie è l’esordio cinematografico del Cavaliere Oscuro ed è a tutti gli effetti il primo cinecomic della storia (escludendo ovviamente i serial cinematografici degli anni Quaranta). Perfettamente inserito nel suo tempo, l’eroe di Adam West esce tuttavia con le ossa rotte dal confronto con il tempo che passa. Il film omonimo, vistosamente camp e ingenuo, ha il pregio di non prendersi mai sul serio, ma di considerarsi, come tutta l’operazione suggerisce, un gioco partorito per un pubblico disinteressato. La razionalità del dinamico duo, quindi, deve fare i conti con un team di villain completamente sopra le righe e folle, uno dei lati meno convincenti della pellicola, se paragonata con le successive. Bisogna ammettere che la versione contemporanea del Cavaliere Oscuro, partorita da Frank Miller (Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, Anno Uno) e alimentata da Alan Moore (The Killing Joke), sarebbe comparsa solo vent’anni più tardi, ma il film di Leslie H. Martinson sfigura anche con i suoi concorrenti diretti, come lo splendido Diabolik di Mario Bava (1968).
6. Batman Forever (1995)

L’uscita dalla porta di servizio di Tim Burton (che stava preparando il suo terzo capitolo di un’ideale trilogia, ma che, oppostosi alla volontà dello studio di inserire Robin, se ne andò senza pensarci) e l’ingresso di Joel Schumacher nella serie sono il primo, vero passo falso della Warner. Se non a un livello commerciale (il film si rivelò un buon successo economico), quantomeno dal punto di vista artistico. Abbandonata l’atmosfera retrò e gotica dei precedenti capitoli, si passa a una Gotham esageratamente barocca e camp, illuminata da una serie infinita di neon e colori sgargianti, che riportano Batman a una dimensione più ironica e meno dark, più vicina dunque a un gusto tipicamente infantile e meno adulto. Funzionano i villain sopra le righe di un Jim Carrey in stato di grazia in quegli anni (ma mal gestito) e un Tommy Lee Jones veramente folle (è nota la sua avversione sul set per Carrey); delude tutto il resto: da un Val Kilmer fuori parte e mai consapevole della natura schizofrenica del suo personaggio a una Nicole Kidman semplice damigella in pericolo e priva di qualsivoglia carisma che non sia meramente bidimensionale. Il tanto agognato inserimento di Chris O’Donnell nei panni del ragazzo meraviglia è maldestro e privo di quella necessaria profondità psicologica che manca del tutto alla pellicola.
5. Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno (2012)

L’ultimo affondo di Christopher Nolan nella mitologia del suo Cavaliere Oscuro è senza dubbio il meno riuscito. Non parliamo di un brutto film (Nolan è quasi incapace di girare al di sotto delle sue potenzialità, tecnicamente parlando), ma certo sfortunato fin dalla sua genesi. È noto che l’atto finale della trilogia con Christian Bale avrebbe dovuto prevedere il ritorno del Joker di Heath Ledger, ma il destino ha voluto altrimenti. Nolan, quindi, decise di adattare a modo suo l’iconica graphic novel di Frank Miller – Il Ritorno del Cavaliere Oscuro – prendendo alcuni peculiari elementi (un eroe invecchiato che ha abbandonato la speranza nell’umanità ed ha appeso il costume al chiodo da tempo), inserendoli in un contesto che ben rispecchia l’odierno degrado della società. Ci sono gli input dell’ultima crisi economica globale, così come delle ultime elezioni americane, ma tutto questo soffre di meccanismi narrativi non troppo oliati ed è vittima di soluzioni sia posticce che ridicole. Il famoso realismo nolaniano (diverso dalla celebre “verosimiglianza” del Superman di Richard Donner) vacilla in più punti e il disvelamento del piano del temibile Bane è affrontato in maniera banale nell’ultima mezz’ora della pellicola, con il tardivo (e telefonato) ingresso in scena della vera mente criminale. Ci troviamo comunque davanti a un prodotto di medio-alto livello, con immancabili sequenze mozzafiato (dalla scena d’apertura al duello tra Bane e Batman), alle migliori performance di Christian Bale e Michael Caine, e a un Tom Hardy capace di rubare la scena a tutti con il solo utilizzo delle corde vocali e di qualche piccola espressione facciale (essendo il suo volto quasi del tutto coperto).
4. Batman Begins (2005)

David S. Goyer non è mai stato un produttore di sceneggiature solide e prive di grandi difetti. I (migliori) registi per cui ha lavorato gli hanno consentito di farsi un nome credibile all’interno del panorama dei cinecomics (si pensi a Proyas, del Toro e per ultimo Nolan). Batman Begins è senza dubbio il suo maggior risultato in sede di scrittura (dove, non a caso, è accreditato anche in sceneggiatura e non solo nel soggetto). La rinascita dell’uomo-pipistrello affidata a un giovane di belle speranze che aveva stravolto tutti con Memento e con il buon remake di Insomnia porta nuova linfa alla Warner, che fino ad allora brancolava nel buio di una disfatta che sembrava irreversibile. Il risultato fu una pellicola che ben rispecchiava lo spirito delle tavole di Frank Miller (Anno Uno, specialmente) e l’insieme delle varie parti formava un tutto sensazionale: Christian Bale è un grande Bruce Wayne (anche se un Batman non troppo alterato), Liam Neeson, Michael Caine e Morgan Freeman costituiscono un buon cast di supporto, mentre il villain di Cillian Murphy è ben sfruttato nei meccanismi narrativi. Ciò che delude è uno sviluppo programmatico e fin troppo didascalico della vicenda, con il tema della paura che lascia spazio a quello della consapevolezza in maniera repentina e affrettata. Rimane un buon blockbuster, con molte scene memorabili (la Batmobile sui tetti non si dimentica facilmente) e qualche caduta che non inficia il risultato complessivo (l’insopportabile Rachel Dawes di Katie Holmes).
3. Batman (1989)

La marcia imperante di Danny Elfman è ancora scolpita nell’immaginario collettivo come l’unico vero tema del Cavaliere Oscuro. Per molti, compreso chi scrive, Michael Keaton non interpreta Batman, è Batman. L’atmosfera Art déco di cui è rivestita la Gotham City di Anton Furst (giustamente premiato con l’Oscar) proietta la vicenda in un irresistibile clima noir. L’impronta di un giovanissimo Tim Burton, alle prima esperienza con un film ad alto budget, è evidente soprattutto nella costruzione narrativa e nella scelta non casuale dell’attore principale: quel Keaton dotato di quegli occhi assolutamente indispensabili per la sua visione dell’eroe solitario ed emarginato (come tutti i migliori freak del regista di Burbank). Il lavoro sullo sguardo, sulla netta divisione tra Wayne con e senza costume per la prima volta enfatizzata dalla creazione di una voce altra, che rimanda alla scissione psicologica, alla schizofrenia, alla bipolarità di un personaggio sofferente e fuori di testa, lucido e razionale insieme (la sequenza iniziale con quel “I’m Batman” quasi sussurrato dà ancora i brividi). E poi, il Joker di Jack Nicholson. Impossibile aggiungere altre parole per una interpretazione così sopra le righe, eppure in grado di apparire perfettamente in linea con la compostezza della narrazione. Una femme fatale sveglia e intelligente (Kim Basinger), un contraltare comico (Nox) e la saggezza di Alfred completano un cerchio quasi perfetto, per un blockbuster ancora privo di tutta la potenza autoriale di Burton, ma che mette in tavola tutti quegli elementi che saranno ripresi anni più tardi da tutti i film del settore.
2. Il Cavaliere Oscuro (2008)

Il sunto definitivo di quello che rappresenta Batman per Christopher Nolan è un connubio perfetto dei temi più amati e descritti dal regista: la ricerca di una posizione nel mondo, l’affanno contro le proprie ossessioni, la voglia di stabilità mentale in un mondo in cui tutto è caos. Batman e Joker, così, diventano due facce (Two Faces) della stessa medaglia, in perenne lotta tra loro, dove l’una non soccomberà mai all’altra in maniera netta e definitiva. Un’impostazione realistica, mutuata dall’amore per Michael Mann (e Heat – La sfida, in particolare), trasforma Gotham in una metropoli ipertecnologica che evidenzia le diverse anime di una popolazione a seconda della storia che si vuole raccontare. Relegato al solo ruolo di soggettista, l’estro annebbiato di David Goyer viene catalizzato al meglio dai fratelli Nolan in una sceneggiatura calcolata al dettaglio, senza un singolo oggetto fuori posto e con tutte le forzature del caso (e alcuni nonsense obbligati nel campo del fumetto). Se l’elemento fumettistico costituiva la base di partenza per Batman Begins, ne Il Cavaliere Oscuro si attua il procedimento inverso: il cinema diventa fumetto e il fumetto è plasmato dalla visione di Nolan, che si fa politica. Sarebbe interessante sviscerare tutte le ripercussioni e gli impatti della trama a un livello più reale (vicino alla paura del post 11 settembre americano), ma non c’è il tempo necessario. Tempo che non è mai vano per ricordare la superba interpretazione di un Heath Ledger visibilmente sofferente e di un Aaron Eckhart in grado di surclassare persino il buon Christian Bale.
1. Batman – Il Ritorno (1992)

Acquisita maggior consapevolezza autoriale, dopo il successo del primo episodio e di Edward Mani di Forbice (1990), Tim Burton resetta la sua versione del Crociato Incappucciato e la catapulta in una Gotham invasa dalla neve, caotica, futuristica, priva di speranze, votata all’inganno e all’adorazione del denaro. Il regista di Burbank consegna quello che non solo è il miglior film dell’universo cinematografico di Batman, ma anche il miglior cinecomic mai realizzato. La visione profondamente politica della storia si sposa perfettamente con quella artistica del regista che, pur realizzando un sequel, attua una vera e propria ripartenza (oggi lo chiameremo reboot) per il temibile eroe interpretato ancora magnificamente da Michael Keaton. L’intelligenza di Burton è rintracciabile anche nel maggior spazio dato ai suoi preferiti: i villain. Danny De Vito, nel ruolo della vita, dipinge il tipico freak reietto burtoniano con Michelle Pfeiffer femme fatale per eccellenza, ma piena della depravazione ereditata da una Gotham City marcia come poche, a dispetto di una apparenza sfarzosa, simbolo di falsità. Il peggiore di tutti è il luciferino Max Shreck di Christopher Walken, politico senza scrupoli disposto a vendere l’anima al diavolo (o al pinguino) pur di consolidare il proprio potere e racimolare più denaro possibile. In tutto questo, la presenza di Batman ne esce un po’ indebolita, ma la sua assenza si rivela necessaria e catalizzatrice di maggior potenza nei momenti in cui compare in scena. Fanno capolino, infine, maggiori dosi di grottesco e comico (come nella sequenza dell’assalto dei clown) sempre in perfetto equilibrio con la dimensione drammatica della vicenda (parliamo pur sempre di un film in cui l’obiettivo criminale è quello di eliminare una lunga sfilza di bambini, facendoli affogare nell’acido). Batman – Il Ritorno è il cinecomic d’autore per eccellenza.
