Grindcore necrologico

E qualcuno ora ha anche vergato il necrologio. Sardonico, angosciante, deleterio per le nostre orecchie. Ma non più di quanto lo sia stato il soggetto della cui morte Nicola Manzan aka Bologna Violenta dà il triste annuncio: il caro vecchio occidente la cui deficienza (morale, estetica, semplicemente umana) viene sbeffeggiata in ventitré cluster grindcore che inframezzate da brevi testi recitati diventano il radiodramma cinematico di un’apocalisse senza trionfo. Il Nuovissimo Mondo (sottotitolo: Dramma in XXIII atti sulla sorte del mondo e sul declino del genere umano) continua dunque l’innamoramento verso il cinema italiano “minore” del polistrumentista emiliano, passione che già dall’acronimo sceltosi per le sue esperienze in solitaria espone un immaginario preciso da cui attingere: «Nel 2005 stavo attraversando un periodo non proprio felice: arrivato a Bologna da un paio d’anni mi ero ritrovato con tutti i sogni infranti e soprattutto sempre più lontano dagli obiettivi che mi ero proposto di raggiungere. Ad un certo punto mi è venuta voglia di fare un disco estremo, volevo sentire della musica che non avesse i difetti che hanno anche i dischi migliori, che fosse insomma “perfetta” per i miei gusti e che soprattutto mi desse il coraggio di andare al lavoro ogni mattina alle 4.30. Visto che di b-movies ne ho sempre visti parecchi (mi ha sempre appassionato ciò che è fuori dalla “normalità”), ho pensato che fosse una cosa simpatica omaggiare sia la città di Bologna che un certo modo di fare cinema in Italia, ormai passato, che però secondo me è legato a doppio filo con certa musica più o meno estrema. Così, giorno dopo giorno è nato il primo disco, con ventisei tracce da ventisei secondi l’una».

Uscito sotterraneamente nel 2006 per la SK records, il debutto di Bologna Violenta (con titolo identico alla ragione sociale) getta le basi ad una poetica di bordo capace di destrutturare i due poli entro cui si muove (da una parte l’immaginario b-movie italiano di registi come Umberto Lenzi e Ruggero Deodato o di compositori come Riz Ortolani e Franco Micalizzi, dall’altra il grind alla Naked City) e di convogliare il tutto verso composizioni brevilinee e stilettanti, trapanature uditive che passo dopo passo (tre ep e la partecipazione a varie compilation dopo l’esordio) si fanno corrosive penetrazioni della coscienza. Così nell’ultimo lavoro uscito per l’etichetta Bar La Muerte di Bruno Dorella, che prende a prestito la poetica dei mondo-movies come “Mondo Cane” e la mischia ad un grind di volta in volta sporcato (da folk, lounge, techno): «La prima volta che vidi Mondo Cane fu parecchi anni fa, lo davano in tv di notte. Quello che mi è piaciuto dei mondo-movies è che ad un certo punto sorge spontanea la domanda se noi “civilissimi occidentali” siamo davvero più evoluti di altri popoli. Questa domanda viene fatta nascere attraverso l’uso di tematiche shockanti e la creazione di contrasti forzati mescolando realtà, ricostruzione e finzione, tutte caratteristiche adatte al disco che volevo fare, in cui ci fosse una visione diversa del mondo odierno, che non è solo quello della tv, quello che i media ci vogliono far credere, pieno di lustrini e convenzionale buonismo». E accanto a ciò anche una riflessione antropologica che supera ogni barriera pur di concentrarsi sul crollo: «A livello concettuale mi sono avvalso poi dell’aiuto della dottoressa Emanuela Masia che con i suoi studi antropologici e la sua passione per i mondo-movies è riuscita a rendere più chiaro il mio pensiero sull’uomo e a dare una forma più solida al concept del disco, che in sostanza vuole raccontare la realtà dell’essere umano occidentale, che ritengo più o meno sull’orlo di un baratro che si è “costruito” da solo».

Tuttavia Nicola Manzan non è solo Bologna Violenta ma anche un musicista, violinista in primis, che disco altrui dopo disco altrui si è guadagnato un saldo riconoscimento nel micromondo indipendente italiano e non solo (Baustelle, Alessandro Grazian, Non Voglio Che Clara, addirittura Ligabue, e ultimo solo in ordine cronologico l’ingresso nella line-up de Il Teatro degli Orrori). «Negli ultimi anni ho lavorato molto come musicista per altri artisti, portandomi a casa una certa esperienza di studio. Non è sempre facile, non sempre mi piacciono i pezzi su cui devo registrare, ma spesso la componente umana va a colmare certe differenze di gusto». Come ad esempio nell’incontro con un altro musicista di lusso, leggi alla voce PJ Harvey: «Un’esperienza che ricordo sempre con grande piacere è stata la registrazione dei violini nel disco di Giovanni Ferrario Headquarter Delirium, mi sono ritrovato a lavorare con un artista che non mi chiedeva solo “note fatte bene, a tempo e intonate”, ma pretendeva che ci fosse una forte dose di “sentimento” in quel che suonavo. E’ una richiesta abbastanza comune (e giusta) da parte degli artisti, ma in questo caso ho sentito che qualcosa si è davvero smosso nel mio animo». E se quello di Bologna Violenta è un punto di vista atipico sulla modernità in necrosi, quello di Nicola Manzan lo è sull’indipendenza nostrana in continua ricerca di sbocchi: «Mi sono fatto l’idea che in Italia ci siano molte realtà che funzionano bene, dei gruppi molto validi, delle etichette che lavorano tanto, ma spesso quello che manca è una visione realistica di come stanno le cose, ovvero che non ci sono soldi, che non si può mirare esclusivamente al successo (anche se pochi hanno il coraggio di ammettere che puntano a quello), che spesso le cose più semplici sono le più efficaci, e che le idee che vengono dal cuore sono più importanti delle idee dei produttori o dei manager». Punto di vista frutto di tante esperienze, e quindi inevitabile. Sperando che non sia questo il soggetto del prossimo necrologio.

25 Gennaio 2010
25 Gennaio 2010
Leggi tutto
Precedente
Enjoy (the Silence) Monolake - Enjoy (the Silence)
Successivo
I’ve been standing strong for the FUNK all along Dâm-Funk - I’ve been standing strong for the FUNK all along

Altre notizie suggerite