Charles Muda ci rimanda tutti a scuola con la sua Let’s Go

Charles Muda è un personaggio perlomeno singolare: stiamo parlando di un ragazzino romano con l’aria da trapboy che produce remix di brani strafamosi e ci canta sopra testi suoi. L’ultima sua produzione in questo senso è un pezzo dei Blink-182, Let’s Go, ed è una ventata dei primi anni del liceo, un susseguirsi di Converse slacciate e di odore di colla stick. Il tratto distintivo di Carlo è proprio quello il saper trasmettere leggerezza e spensieratezza attraverso un misto di disinvoltura e sfacciataggine, ingredienti che ti tengono incollato ad ogni frame dei suoi video. Non a caso Charles Muda significa proprio “Giovane Carlo” in indonesiano.

Let’s go remix – come le precedenti e altrettanto studiate produzioni – è accompagnata dalla pubblicazione di un vivacissimo video, il terzo dopo On my own e Olivia, rispettivamente di Miley Cyrus e dei One Direction. Per Charles sporcare un immaginario sonoro e visivo tipicamente pop significa assimilarlo e dichiarare le proprie ambizioni, sperimentando nel contempo e cambiando pelle il più possibile. Il brano è leggero ed energico, unisce il pop punk mainstream degli anni 2000 con suggestioni rap & trap. Il risultato è assolutamente godibile: alle chitarre distorte si aggiungono voci effettate che cantano la voglia di emergere divertendosi e di vedere la musica come la canonica “via per la libertà”.

Carlo si sta affacciando alla scena sperimentando remix di diversi generi e atmosfere. È questa la sua strategia per emergere in un contesto che assomiglia a una vellutata un po’ sciapa di indie e rap? A questa scena manca proprio un pizzico di sale. Tranne per qualche eccezione, siamo circondati da canzonette che non raccontano però nessun personaggio, come se agli Oscar premiassero solo gli attori non protagonisti; i dischi non mancano e gli artisti nemmeno, manchiamo di grinta e di carattere.

Nelle premesse del progetto Charles Muda questi sembrerebbero essere gli elementi in gioco. Ancora è presto per dirlo ma nella scelta di esordire con dei remix, non possiamo fare a meno di concentrarci sui testi e sul personaggio. Ad emergere è una grande voglia di farsi notare. Carlo non è il solito ragazzino che timidamente si avvicina al microfono, ma possiede la faccia di uno che sa già esattamente quello che vuole e come ottenerlo. Carlo sta entrando a far parte del mondo dell’hip hop con modalità da copione: dal suonare in cameretta a rappare un po’ ovunque capiti, poco importa se su una panchina o in un centro sociale. Basta sentirsi mezzo verso di una sua canzone per capire che è romano, quartiere Monteverde per la precisione, proprio quello che anche grazie a Carl Brave e Franco126 sta dando una scossa al pop italiano. La capacità di comunicare c’è tutta ed è comune solo alla sua generazione. Carlo e il suo team riescono a sfruttare al meglio Instagram per promuoversi in modo totalmente personale, tra foto coloratissime e persino un filtro personalizzato per le stories. Da tutto questo emerge l’urgenza di voler dare una precisa immagine di sé, senza forzature.

La nostra intervista non è stata affatto uno scherzo, Carlo si è dimostrato una persona di grande sensibilità ed autocritica. Uno che non si prende troppo sul serio, con quel misto di paura di crescere e strafottenza, che se ne sbatte se la gente come me avrebbe preferito ascoltare un suo inedito e non l’ennesimo remix.

La prima cosa che si nota ascoltando i tuoi pezzi è che stai sperimentando diversi generi: mi è venuto naturale domandarmi quali potessero essere le tue principali influenze musicali, puoi togliermi la curiosità?

In verità non ho delle influenze precise. O meglio, so bene cosa mi piace e cosa no, ma se dovessi trovarti un solo idolo italiano e/o internazionale, non saprei davvero chi nominarti. Ti posso dire che anni fa sentivo tanti rapper italiani e quando provavo a scrivere finivo sempre per diventare una loro copia più debole. Così ho deciso di lasciarmi ispirare da musica diversa, senza seguire un artista o un filone unico e tutto sta andando per il meglio. In questi giorni ad esempio sto ascoltando due cose completamente diverse tra loro: Unknown Memory di Yung Lean e Nathaniel Murphy, un chitarrista inglese assurdo che mi piace tantissimo.

Come nasce una canzone di Charles Muda? Con quale strumento ti senti più comodo a scrivere?

Il punto d’inizio è sempre una melodia che ho in testa e che devo buttare giù. Poi capisco se è più adatta per una linea vocale o per una strumentale. Sicuramente approccio la composizione in primis con la voce: canto un motivetto e poi lo sviluppo perlopiù attaccando la chitarra alla scheda audio.

 

Qual è, dopo la stesura del pezzo, il tuo approccio con la produzione musicale? Hai una band con la quale collabori, un producer o ti autoproduci?

Il mio obiettivo è curare anche le produzioni, anche se devo ancora imparare tantissimo. In questo momento è importante per me dare un input anche alla parte musicale oltre che alle voci, creare un’unione in prima persona tra questi due elementi è il modo migliore per raccontare le mie emozioni. Comunque per avere un level-up, mi appoggio o collaboro con molti bassisti, chitarristi o polistrumentisti, così l’idea iniziale viene sviluppata anche con il contributo di chi suona con me.

Dopo averti ascoltato mi è riuscito difficile inquadrarti in una realtà musicale precisa: riesci ad essere credibile e rendere tue diverse realtà musicali. Questo tuo saltellare da una sonorità all’altra è un tentativo di sconsacrare i generi musicali o vuoi dimostrare al pubblico la tua poliedricità?

Guarda, personalmente mi sta stretto dovermi esprimere in un solo genere. Un giorno mi ritrovo a scrivere un pezzo più rap e un altro giorno qualcosa di più rock, ma questo non mi fa stare a disagio, anzi. Ho tante idee per la testa e quando scrivo è semplicemente un modo metterle in ordine. Mi sento sempre un po’ come Pollock quando dipinge!

In questi ultimi anni gli artisti esordienti hanno usato diverse tecniche per distinguersi dalla massa della scena italiana (povero palco del Primo Maggio, che tra mutande tirate giù e rasature in diretta ne ha proprio viste di cotte e di crude). Qual è la ricetta alla Charles Muda per distinguersi?

Vorrei applicare l’imprevedibilità che c’è nel mio modo di scrivere anche ad altro, live compresi. Quando suonerò dal vivo vorrei farlo con una risata tra i denti.
Tipo se mi chiamassero al Primo Maggio potrei non presentarmi sul palco e suonare nel parcheggio. Magari senza dovermi calare le mutande!

Ammetto di essermi fatta un giretto sul tuo profilo Instagram dopo aver sentito i tuoi pezzi; è bello come il tuo modo di vestire sia perfettamente in linea con i colori e le atmosfere dei tuoi pezzi. Quanto è importante per te l’estetica?

Se dovessi parlare come Carlo ti direi che non me ne importa molto. Davvero, se avessi un po’ di soldi da spendere, i vestiti non sarebbero il mio primo pensiero. Però ad esempio per Charles Muda sono fondamentali per raccontare il suo immaginario. Anche l’estetica deve esprimere a pieno il messaggio musicale. Infatti il concept visivo viene curato da più persone con cui collaboro.

Classe ’98, sei giovanissimo, e mi viene naturale immaginare che avrai condiviso il tuo percorso anche con i tuoi genitori: che influenza hanno sul tuo lavoro?

Sono stati importantissimi e mi hanno sempre appoggiato e ispirato. Potrei davvero parlarne per ore! Mia madre dopo che tornava dal lavoro si chiudeva nel suo studiolo a dipingere o a studiare. Da lei ho imparato quanto è importante la dedizione nel conoscere e studiare cosa ci piace. Di come si possa girare il mondo stando fermi in una stanza. Ricordo quando le feci leggere il testo della mia prima canzone, era un testo terribile tra l’altro, per di più copiato, ma lei lo lesse avidamente e aveva un’espressione soddisfatta. Da mio padre ho ereditato proprio la passione per la musica. Suona la batteria da oltre quarant’anni. Al liceo facevo freestyle per ore nella mia cameretta sulle basi di 50 Cent, e lui entrava urlando di dargli un po’ di pace. Però mi ricordo anche i suoi occhi che brillavano quando ho portato a casa dei soldi fatti grazie alla musica!

A quando i prossimi live? Dobbiamo aspettarci un Charles Muda spaccare tutto con una band o a caricarci con un dj?

Seguimi su Instagram, lì saprai quando lo farò e come sarà!

Pensi in futuro di rimanere su un genere ed approfondirlo o di continuare a sperimentare?

Ovviamente Sperimentare!

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30 Gennaio 2020
30 Gennaio 2020
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