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Gang of Ducks

Strano a dirsi, ma una delle label più innovative degli ultimi tempi in ambito elettronico la troviamo da noi, proprio in Italia. Stiamo parlando del gruppo di artisti che sta sotto l’ombrello Gang of Ducks. Il genere professato dallo stormo è quello dell’elettronica misto industriale che viene a patti con anni di culti witch e che si mantiene nell’anonimato più oscuro e impenetrabile.

Dopo che la loro nuova uscita Notch EP di Haf Haf ha scaldato i cuori di centinaia di fan di simbologie arcane, suoni sporchi e pestati, diavolerie numerologiche in bassa fedeltà, affini sia alla techno ipercinetica che all’ambient anni ’90, ci siamo incuriositi e li abbiamo contattati per un’intervista via mail. Il loro nome – ci dicono – deriva dal fatto che il gruppo è “in continua migrazione e in giro starnazziamo come pochi, come delle papere“. Ma guardacaso, se volessimo declinarlo solo con l’accezione giocosa, non coglieremmo l’acronimo usato nei numerosi mixtape e file in free listening sulla rete. Il più delle volte si firmano infatti un po’ provocatoriamente come G.o.D. Divinità di che culto? “Siamo legati al mondo primitivo-esoterico e abbiamo deciso di prendere spunto da religioni pagane per creare un nostro alfabeto di segni e simboli da usare sulle nostre cover. Ogni cover ha un suo significato e se le analizzi vedrai che molti elementi si ripetono con una loro logica, di release in release“.

L’avventura sulla label è iniziata nel 2013 e in così poco tempo lo stormo aumenta di giorno in giorno. Di G.o.D. ad oggi fanno parte i già citati Haf Haf (“artista al debutto assoluto su cui abbiamo voluto scommettere e a cui abbiamo già prenotato il secondo disco“), Traag, Shape Worship, My Panda Shall Fly, Sudden Infant e Vaghe Stelle (al secolo Daniele Mana, torinese già nei Nice Guys con Cristiano Toffei, ex Red Bull Music Academy e già visto al Club To Club). Il mondo sonoro spazia dall’ambient cupa alla techno, dal cut up all’industrial, dall’hip-hop spastico alla trance. Insomma, tutto quello che avreste potuto chiedere all’elettronica del nuovo millennio e che avevate già sentito in Demdike Stare, in molte cose della techno di nuovo conio di questi ultimi tempi, sempre più vicina all’ambient, e di qualche influenza witch.

La politica di uscita dei formati è perseguita al 100% sull’analogico. I ragazzi si sentono dei veri e propri artigiani: “Ci sentiamo assolutamente makers. Vogliamo che chi acquista il nostro prodotto possa averne uno unico e irripetibile, per questo fino a oggi abbiamo stampato a mano in xilografia le copertine dei nostri vinili. Per la release di Haf Haf abbiamo preso tutte le cover di cassette con il peggio della musica italiana e le abbiamo riciclate mettendoci dentro la nostra cassetta e timbrandole a mano con la nostra grafica“.

Della ragione per cui si nascondono (tattica usata da moltissimi) ci dicono: “noi lo facciamo perché non esponendoci in prima persona ci sentiamo più liberi a livello creativo e di poter osare di più“. Finché son così poche le uscite, prendetevi un pomeriggio per ascoltare la discografia completa di questi brutti anatroccoli. Ne vale la pena. Per il futuro i Nostri prevedono una nuova uscita del progetto One Circle (Vaghe Stelle, Lorenzo Senni e A:RA). Se siete amanti del suono Demdike Stare e ogni tanto riascoltate qualche disco dei This Heat, dei Suicide o dei Coil, allora fateci un pensierino.