Infinite Human Without Fulfillment

In un’ascesa che ha preso il via nel 2010 con Geidi Primes, è passata da Halfaxa e dal Darkbloom EP in split con D’Eon (entrambi datati 2011) ed è culminata in Visions, Claire Boucher, in arte Grimes, è a tutti gli effetti una pop star e come tale è già amatissima o odiata, nessuna via di mezzo.

Come tutte le pop star Claire è anche un fenomeno mediatico che va oltre la musica: coinvolge il mondo della moda, mobilita i paparazzi e a ruota gli ovvi blog satirici, fa parlare il web per intero. Il personaggio Grimes di cui virtualmente si è detto un po’ tutto, a differenza delle altre più recenti pop star, ha in Claire un lato umano vivo, contorto, weird e quindi interessantissimo da decostruire. Nell’intervista che segue è su questo lato umano che ci si è voluti concentrare, per tentare di lambirne angoli ancora non unanimamente noti senza perdere di vista la musica, la Grimes producer e il futuro.

Per la creazione di Visions ti sei (rin)chiusa nella tua camera da letto, hai oscurato le finestre e non ne sei uscita per tre settimane. Come è stato? Avevi già fatto qualcosa di simile anche per Geidi Primes e Halfaxa? In caso contrario, è stata una scelta deliberata o una necessità particolare che avevi in quel periodo? Te lo chiedo perchè mi pare che da Visions emergano urgenza e ossessione per il controllo.

Avevo già messo in pratica qualcosa di simile per i dischi precedenti ma mai a questo livello di intensità. Solitamente lo faccio in brevi raffiche da uno, due o tre giorni. Sapevo che il metodo funzionava e l’ho voluto spingere all’estremo. Ossessione controllata è un bel modo per descriverlo. È stato un periodo super-maniacale e senza censure, un purgatorio super-espressivo che mi ha anche portato ad essere super-tesa riguardo ad ogni cosa, a dare eccessiva attenzione ad ogni dettaglio.

Ancora riguardo all’urgenza che porta la tua musica: i tuoi testi sono autobiografici? Se così è, possiamo dire sia questo tuo bisogno di scrollarti di dosso ricordi, esperienze e demoni che guida tutta l’arte che produci, inclusi i tuoi disegni?

Sì, fondamentalmente è quella la ragione per cui faccio arte. È il mio modo di affrontare il mondo, quel qualcosa che ho e mi permette di utilizzare cose dolorose in modo positivo.

Per quanto riguarda i tuoi primi approcci alla musica? Come hai iniziato a produrla? Ti dedicavi già alle arti visive all’epoca?

Sì, ero già coinvolta in molte tipologie d’arte, la musica mi è semplicemente venuta naturale. Credo che tutte le arti siano fondamentalmente la stessa cosa, ci sono soltanto differenze tecniche.

Come era la tua vita personale prima della musica? So che ti sei trasferita a Montréal da Vancouver nel 2006. Hai trovato difficile adattarti ad una nuova città (e scena)?

No, è stato molto facile. Volevo accettare qualcosa di nuovo e avevo molti amici a Montréal. Ero anche davvero dedicata ai miei studi e mi sentivo molto soddisfatta da ciò che stavo facendo (agli inizi). Le cose si sono però incasinate parecchio dopo che due dei miei migliori amici sono morti in un breve arco di tempo e son successe altre stronzate. Poi sono tipo diventata pazza, finchè non ho iniziato a fare musica.

Credi che tutto il riconoscimento che Visions sta ricevendo, il fatto che tu stia comunque diventando una pop star e il lato performativo che sei ora focalizzata a migliorare possano collidere con la tua filosofia DIY, con te come producer prima di tutto?

Credo che tutto sia connesso, ma credo anche che sia possibile trarre ciò che vogliamo da ogni “mondo” definendo così la nostra carriera e presenza pubblica e artistica. Il mio obiettivo, almeno per quanto riguarda le performance, è quello di mantenere molte delle cose di quando ho iniziato a far musica che penso siano cool e di integrarle in uno show con migliore stage production. Sarò sempre producer, nessun altro farà mai da producer a Grimes. Ma di Grimes sono anche il volto e sono davvero interessata a molti aspetti del pop e della performance DIY, che credo appunto possano coesistere.

Cosa deve essere un live show secondo te? Miri a qualcosa in particolare quando suoni dal vivo? O sostanzialmente porti soltanto sul palco lo stesso approccio e la stessa attitudine che hai cercato e trovato nella tua camera componendo le canzoni?

Vedo lo show dal vivo ed il disco come due cose molto differenti. Il disco è quanto di più personale e privato si possa ottenere. Il live si basa davvero sull’esperienza, sul momento di comunione e sullo stare bene. Credo dovrebbe essere intenso, ma non so. Io voglio soltanto che il mio pubblico non si senta legato e non si applichi restrizioni, non si senta teso o “costretto”. Credo che il ballare sia una delle cose più belle e liberatorie che le persone possano fare.

In ogni caso, il tuo producer hip-hop preferito è..?

Timbaland.

Ora sei praticamente una fashion icon che campeggia sulle copertine dei magazine. Quale è il tuo rapporto col mondo della moda? Ho letto su Twitter che ti sei infuriata con qualche fotografo che si è “spinto troppo in là” durante un paio di photoshoot…

Credo la moda sia una forma d’arte straordinaria e qualcosa a cui mi sono avvicinata troppo di recente. Riguarda il creare davvero arte dal corpo umano, che credo sia una delle cose più belle che si possano fare. Non c’è nulla di più bello per gli esseri umani che gli altri esseri umani. Detto ciò, ovviamente le persone proveranno a spingere le cose in direzioni in cui tu non vuoi andare, ma penso che ora si stia riuscendo a ritrarre un’immagine coesa di me. Gli stilisti stanno iniziando a comprendere ciò che voglio quando vado a fare queste cose (si riferisce ai servizi fotografici, ndr). Sono anche diventata molto più forte e sicura di me, non farò quindi più nulla che non voglia veramente.

Hai anche la passione per i tatuaggi, specialmente per gli hands tattoos. Te li sei fatta da sola, vero? Come?

Basta che immergi un ago nell’inchiostro e te lo pianti sotto pelle. (ride)

Sembri piuttosto solidale nei confronti dei blog e blogger dedicati alla musica. Sei stata tra gli artisti che hanno supportato la raccolta fondi per il nuovo Ad Hoc collective con tracce inedite e Gorilla Vs Bear ha di recente subito il “Grimes Takeover” (è stato lasciato per ventiquattro ore nelle mani di Claire, ndr). Ti senti parte attiva della blogosfera? Quale è la tua opinione riguardo alle “voci critiche”?

Non mi appassiono alla critica musicale “pubblicamente” perchè per le band più piccole potrebbe essere molto negativo. Ma Ad Hoc e Gorilla Vs Bear sostengono gli artisti. Non danno voti ma supportano soltanto la musica che a loro piace e sono pertanto davvero un beneficio per gli artisti più piccoli. Senza blog come questi nessuno avrebbe mai sentito parlare di Grimes. Penso sia estremamente importante supportare fonti indipendenti che permettono di scoprire musica.

Hai collaborato con Cop Car Bonfire (Tim Lafontaine) per un EP sotto moniker Membrain. Hai in mente di dare pure al tuo sound futuro come Grimes un più intenso “industrial feeling” quale quello di ‘Airic’ e ‘Eye Try’?

Mi sto avvicinando alla bass music. Voglio lavorare sulle percussioni e uscire dalla metrica in 4/4. Sto anche lavorando sulla voce non alterata dagli effetti. Voglio fare qualcosa di estremamente pulito, rado, spaventoso e sì, neo-industrial.

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