Intervista a Fulminacci: un artista che ha la forma dell’acqua

Il disco di Fulminacci, La Vita Veramente è uscito lo scorso 9 aprile per Maciste Dischi (distribuzione Artist First), ma credo di averlo capito davvero soltanto ascoltandolo dal vivo, a giugno, durante il Biografilm Festival di Bologna. Un album pieno di contraddizioni, proprio come Filippo: giovane ma già così concreto, sincero ma – almeno in apparenza – niente affatto fragile, elegante e composto, ma allo stesso tempo loquace e pieno di intuizioni. Impossibile etichettare questo autore e tantomeno i suoi testi senza età, perché il suo stile ha la forma dell’acqua: Fulminacci porta in scena un progetto prorompente ed equilibrato, che si adatta con estrema facilità a qualunque contesto e ad ogni tipo di ascoltatore, pur continuando a mantenere una forte personalità. Un fiume in piena, tra cantautorato e ondate di pop che avvolgono il disco e la performance, senza però lasciargli attraversare completamente il confine: a tratti sembra di avere davanti un giovanissimo e più spensierato Giorgio Poi, in alcuni momenti invece, come durante Borghese In Borghese, sembra tanto vicino ai monologhi di Willie Peyote da assomigiare a un’altra persona. Azzeccatissimo quindi il verso «prestami un modo di fare, magari mi sta» in Davanti A Te e il paragone con lo Zelig di Woody Allen, di cui si dice un grande appassionato durante la nostra chiacchierata. Oltre a tutte le complessità e le forme che Fulminacci riesce a fare sue sopra e sotto al palco, quel che vediamo è la piena qualità dello spettacolo portato sul palco, un live curato e dolce che scivola via in un battito di mani durante il bis di Tommaso. Questo è quello che ci ha raccontato dopo la sua performance.

Com’è per te suonare a Bologna? Che rapporto hai con questa città?

Io sono stato a Bologna l’anno scorso, mi sono innamorato, mi è piaciuta tantissimo, poi è una città bella perché si capisce, tutta: ci stai tre giorni e la capisci, capisci com’è fatta. Oggi ci sono tornato e ho rivisto delle strade che avevo visto la volta scorsa, credo di aver capito che è abbastanza contenuta come dimensioni. È solo la seconda volta che ci torno ma mi sento a casa, in qualche modo, perché è una città molto calda. Uno pensa che il calore sia al sud, invece da Roma andando in su comunque trovo un affetto incredibile, c’è una presenza di gioventù molto positiva e divertente, pullula di universitari.

Tra l’altro, tu sei giovanissimo. Da quanto suoni? E soprattutto, da quando hai deciso di fare questo nella vita?

Io ho 21 anni. Mi sono iscritto ad una scuola di musica a dieci anni, studiando chitarra; poi ho fatto due o tre anni di batteria, perché mi interessava pure quello… all’inizio mi vergognavo a cantare. Ho smesso di vergognarmi, in realtà, un anno e mezzo fa, quando a un certo punto avevo delle canzoni scritte sulla carta e ho detto: “va beh, le registro”, però per registrarle ovviamente dovevo cantare! Quindi prima o poi doveva succedere. Dovevo smascherarmi, mettermi a nudo, quindi ho deciso di cantare e le ho fatte sentire ai miei genitori e poi a mio fratello, che mi hanno incoraggiato fin dall’inizio, dicendomi “sono carine, magari falle sentire”. A quel punto ho trovato il coraggio di farlo.

Come sono finite in mano a Maciste Dischi?

Semplicemente le ho mandate, le ho fatte sentire e loro hanno risposto in maniera molto entusiasta.

Avevi fatto un giro, avevi chiesto altri feedback, o è stato proprio amore a prima vista?

Ho chiesto un po’ in giro perché comunque avevo bisogno di scoprire com’era questo mondo, dato che è complicato e bisogna sapersi muovere, però loro mi hanno convinto per la loro umanità: ho conosciuto il mio manager Antonio e subito ho capito che è una persona che fa questo lavoro perché ama davvero la musica. Gli sono piaciute le mie canzoni e subito mi è rimasto simpatico per questo, perché ho pensato: “vedi, questo è proprio uno che si vede che lo fa perché gli piace”. Quindi sì, dai, è stato amore a prima vista. Si è confermato un rapporto di successo, un matrimonio combinato (ride, ndSA).

Con questo tour, con quello che ti sta succedendo, hai un po’ capito cos’è “la vita veramente” o ancora no?

Beh devo dire che quando suono me la godo proprio, per cui, come per esempio è successo stasera, che c’era un pubblico particolarmente caldo, mi sono divertito e mi sono scordato che stavo vivendo… e solo ora mi ricordo quello che è successo: quindi ho vissuto veramente!

Borghese in borghese è un brano che a me piace molto, quando l’ho ascoltato per la prima volta mi ha ricordato un po’ Zelig di Woody Allen, e tu tra l’altro fai anche una citazione simile in Davanti a te, in cui dici «prestami un modo di fare magari mi sta». Possiamo dire che ti senti un po’ camaleontico?

Zelig è uno dei miei film preferiti. Effettivamente quel film mi ha stregato, oltre al fatto che lui è un genio, perché aveva questo problema che si immedesimava in tutto quello che succedeva attorno a lui. Io sono dell’idea, per ora, poi magari la cambierò, che noi umani non siamo ma appariamo, che poi non è un’idea del tutto originale… ma mi raccomando scriviamola così sembro intelligente! (ride, ndSA).

Certo, tutto segnato…

Comunque noi siamo una cosa oggi, un’altra domani, ed è pure brutto cercare di incasellarsi ogni giorno e dire “io sono così”. Come sono io lo sai meglio tu di me, perché tu mi stai vedendo ora, mi hai visto sul palco, mentre io non mi vedo e non mi sono mai visto, non mi sono mai sentito parlare, non ho mai sentito una mia opinione vista dall’esterno: io subisco solo dentro di me il ragionamento che mi porta a dire una cosa piuttosto che un’altra, per cui io sono tutto ciò che vorrei essere. Solo tu che mi ascolti adesso sai quello che sono.

Non c’è bisogno di farla sembrare intelligente, questo ragionamento ha decisamente trovato la sua chiusa. Avevo letto un titolo su Rolling Stone che diceva “Fulminacci è un giovane vecchio” e ora sentendoti parlare effettivamente non mi sembri un ragazzo di 21 anni. A cos’è dovuta questa maturità?

Nemmeno io so come risponderti, boh, non lo so. Io sono così. Non porto un personaggio, porto me stesso, perché è l’unico modo per riuscire a farcela, almeno per me e per come sono fatto io, perché ci sono indoli diverse ovviamente, e mi piacciono tantissimo gli artisti che s’inventano un personaggio. Io però non sarei riuscito. La verità, secondo me, nel mio caso premia, perché tutto quello che mi passa nella testa, anche quello che mi farebbe apparire come uno sfigato, è meglio dirlo piuttosto che trasformarlo in contrazioni della faccia o tic nervosi.

Anche perché a quel punto si va a scindere tra ciò che è intrattenimento, costruzione, e ciò che è musica intesa come arte…

Certo, ovviamente se ci sono entrambe le cose è il massimo, perché comunque stiamo parlando di un mestiere, per cui l’intrattenimento è una cosa importantissima, soprattutto nei periodi in cui la gente si sente perduta. Penso sia fondamentale ricordarsi di fare cose che ci piacciono ma anche cose che piacciono, perché è comunque un lavoro. Fa bene alle persone: a me che lo faccio e che mi diverto, e alle persone che ne prendono il buono, se apprezzano. Funziona un po’ come una medicina.

Tu dici «non c’è niente che prometto»: ma se dovessi farci una promessa dovendoci vedere l’anno prossimo, cosa prometteresti, anche a te stesso?

L’anno prossimo a Bologna quindi (ride, ndSA)? È una delle città più importanti, quindi se riuscirò a fare questo mestiere dignitosamente è probabile e spero di ripassare di qui. Nella canzone dico «non c’è niente che prometto, sì però poi mi sono contraddetto» (ride, ndSA), quindi una promessa l’avevo fatta. Mi prometto di rivedermi pettinato finalmente come voglio.

Non ci sono featuring in questo disco, sei tu al cento per cento. Potendo scegliere con chi collaborare ora nel panorama italiano, chi contatteresti?

Fondamentalmente, o persone che mi piacciono tantissimo e che ho sempre ascoltato, i miei miti, sarebbe bellissimo se loro accettassero, oppure anche persone nuove, ancora più nuove di me di cui magari mi innamoro. Io faccio una cover di Fabri Fibra, quindi è inutile dirti che farei sicuramente un featuring con lui… sarebbe bellissimo, però anche con tanti altri insomma. Non mi va di fare nomi. Accenniamo lui perché l’ho omaggiato e spero che la cosa gli piaccia prima o poi, anche perché è una cosa diversa da me, ed è bello quando i featuring mischiano cose distanti che però, magicamente, trovano una sinergia. Comunque se dovessi fare dei featuring sarebbe per necessità, non lo farei giusto per fare.

Ultima domanda: cosa ascolti ultimamente? Consigliami un brano da passare nel nostro programma radio…

Allora… ultimamente sto ascoltando principalmente i cantautori italiani, che continuo a riscoprire perché mi piacciono tantissimo, poi sono un grande appassionato dei Beatles: al posto della squadra di calcio ho i Beatles, io. Una canzone che consiglio, anche se è vecchia, è Border Song di Elton John.

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22 Giugno 2019
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