Intervista ad Apes on Tapes e singolo in anteprima streaming
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Luca Roncoroni
- 26 Marzo 2015
Il nuovo disco degli Apes on Tapes si chiama Escape from Primate Island ed uscirà il 31 marzo 2015 per Burnow Records; il lavoro si muove tra fascinazioni videoludiche 8-bit e hip hop. Abbiamo intervistato il gruppo, per parlare dell’album, della passione per i videogame e del primo singolo Epidemic!, che vi proponiamo in anteprima streaming.
Escape from Primate Island è il vostro primo disco dall’esordio You Open di ormai 7 anni fa (se si escludono i vari EP e remix) e Foreplays del 2011. Come mai un lasso di tempo così ampio (discograficamente parlando)?
Dopo Foreplays siamo stati fermi 3 anni, visto che ci sono stati cambiamenti logistici all’interno della band. Joe tornava in Toscana da Bologna, stavamo finendo l’università e avevamo anche progetti paralleli da seguire. Da Pitagora’s bitch ci siamo rimessi sotto e ora siamo fieri di far uscire Escape. Non ci siamo accorti che dal 2005 a oggi sono passati 10 anni!
Ascoltando il disco si sente subito la vostra passione per i videogame e tutto l’immaginario 8-bit-Nintendo, accompagnato da un approccio orgogliosamente “nerd”. Come nasce Escape from Primate Island?
Ci siamo resi conto che quando eravamo piccoli, premevamo tasti a tempo sui gamepad. Oggi premiamo pad a tempo su dei controllers midi. La differenza tra gli adulti e i bambini è la differenza del prezzo dei loro giocattoli, quindi abbiamo deciso che sarebbe stato tutto molto più semplice, se guardato dalla prospettiva del gioco. Non abbiamo usato campioni di videogiochi, volevamo solo dare l’idea di un viaggio unico diviso in “livelli”.
Puoi parlarci a tal proposito anche del videogame (molto bello) che avete realizzato per il primo singolo Epidemic?
E’ stata una conseguenza logica. Dovevamo farlo. Joe ha amici programmatori, abbiamo chiesto quanto tempo ci sarebbe voluto per fare un platform semplice. I tempi erano buoni, e in teoria puoi aggiornare costantemente un gioco, quindi abbiamo colto l’occasione anche per imparare qualcosa di nuovo. Infatti, per velocizzare i tempi, ci siamo fatti spiegare da Berrico (il programmatore) come poterlo aiutare nella programmazione. E’ stato dfferente. E in più ci piaceva l’idea di non uscire subito con un video.
(Puoi giocare al videogame qui)
Entrando più in profondità nel disco, i brani che al primo ascolto mi hanno colpito di più sono stati la divertentissima Crusadness, un’incursione in territori addirittura orientaleggianti, e Plasmon, con un testo parecchio “duro”. Puoi dirci qualcosa di più su qusti pezzi?
Ci è sempre piaciuto fare commistioni tra sonorità di aree geografiche diverse, è quasi sempre divertente e ha un gusto universale; poi fa bene ricordare la tristezza delle Crociate. Plasmon ha una storia lunga. Lo suonavamo strumentale anni fa solo live ed era giunto il momento di farlo uscire. Dyami ha messo in parole il senso di quelle sonorità. L’adattamento di cui parliamo non è di tipo passivo, ma evolutivo: fiorire dalle falle dei sistemi. Ciò che può apparire diverso o con difetti ha in sé i semi di un nuovo paradigma.
Progetti futuri dopo l’uscita di Escape?
Ci stiamo preparando per le prossime date e per i vari singoli in uscita; abbiamo anche nuovo materiale, ma non ci vogliamo pensare adesso. Aspettiamo la primavera!
