Intervista a Mike Donovan

Sembra strano parlare di Mike Donovan come di un pioniere, eppure nel fall out di sonorità weird e lo-fi che dalla metà dello scorso decennio ha trovato asilo nella Bay Area, il suo è stato un ruolo di primo piano. I suoi Sic Alps sono stati una delle più virulente mutazioni del germe neo garage, in virtù di un sound, quello immortalato in album come Pleasures and Treasures e A Long Way Around to a Shortcut, assolutamente anarchico e deragliante. Un autentico ricettacolo di efferatezze sonore a cui è difficile ricondurre il composto cantautore che oggi pubblica a suo nome, Wot, disco per lo più acustico e intimista, in cui la tradizione d’oltreoceano viene abbracciata senza riserve.

C’è da dire che nel mezzo ci sono stati i più miti consigli di Napa Asylum e dell’omonimo Sic Alps, che pur illuminati dalla luce fioca e distorta della psichedelia barrettiana, normalizzavano il sound della band in un folk rock decisamente più commestibile. Poi, improvvisamente, nell’aprile di quest’anno, Donovan ha messo fine alla vicenda Sic Alps, e San Francisco si è scoperta un po’ più povera. Anche per questo lo abbiamo intervistato: per cercare di capire qualcosa in più circa questa repentina decisione.

Cos’è successo con i Sic Alps e cosa ti ha fatto decidere di realizzare il tuo primo album solista? 

Diciamo che la band ha raggiunto quello che ho sentito essere il suo punto più alto. Quel punto lo abbiamo documentato con il nostro ultimo EP, uscito quest’anno (il 12’’ She’s On Top, ndSA) e registrato praticamente dal vivo. Quella è la band al naturale, quella in cui io, Barrett Avner, Douglas Armour e Tim Hellman ci siamo evoluti. Ero incredibilmente felice di quel risultato, così mi è sembrato il momento migliore per chiudere quel capitolo.

Ma i Sic Alps non potevano già essere considerati una sorta di tuo progetto solista?

No. Io sono stato il leader di fatto per un paio di anni, e poi sono sempre stato quello che scriveva i pezzi. Ma a parte un paio di cose (ad esempio l’EP Vedley, in cui ero veramente da solo), i Sic Alps sono sempre stati una vera e propria band, con tonnellate di aiuto esterno.

Negli ultimi otto anni hai prodotto parecchio materiale e sei diventato una specie di figura centrale nella scena garage lo-fi di San Francisco. Sei consapevole di questo?

Certo, sono felice di tutto quello che i Sic Alps hanno rappresentato. In realtà con Ty Segall e i Thee Oh Sees ci si è influenzati reciprocamente. So che abbiamo avuto un ruolo importante anche se non ci è stato spesso riconosciuto. D’altra parte facciamo un tipo di musica che non è destinata ad essere molto popolare.

Secondo te cosa rimane oggi di quella scena? 

Credo che dipenda tutto da cosa intendi per scena. Personalmente sono sempre stato più attratto da quello che accade prima e dopo una “scena”. Magari è un modo troppo romantico di vedere le cose. Ad ogni modo, mi sembra che ora siamo nel “dopo”, per questo le cose dovrebbero iniziare a farsi interessanti.

Ci sono nuove e interessanti realtà in città?

Certamente. Ad esempio c’è un gruppo che si chiama CCR Headcleaner (una psycho sludge band che quest’anno ha pubblicato l’ottimo debut album Lace the Earth With Arms Wide Open, ndSA). Non sono esattamente nuovi, ma sono musicisti incredibili.

Secondo Ty Segall, che mi è capitato di intervistare recentemente, un sacco di gente sta lasciando San Francisco perché lì la vita è troppo costosa. Cosa ne pensi? È la sola ragione?

La ragione è quella, con tutto quello che ne consegue. Ormai è tutto orientato alla convenienza. C’è una vita a misura di smartphone. Non c’è gente matura e in gamba, hanno tutti atteggiamenti giovanilisti e senza carattere. Molte delle persone che avevano qualcosa da dire sono state costrette ad andarsene. Quello che adesso va di moda e viene considerato interessante, per me è solo grigiume.

Puoi raccontarci qualcosa riguardo alla realizzazione dell’album?

Lo abbiamo registrato insieme io ed Eric Park. Eric ed io ci conosciamo da tempo. In passato abbiamo suonato insieme in una band chiamata Yikes! Quando l’ho contattato, la mia idea era di mettere insieme una band per suonare qualcosa di completamente diverso da quello che avevo fatto prima. Ma poi, quando ci siamo trovati in studio a provare, era tutto un: “Ehy proviamo a fare questa cover di Dylan”. Così alla fine i pezzi hanno preso una direzione completamente diversa e molto tradizionale. Volevamo comunque fare qualcosa che suonasse immediato, che si potesse suonare dal vivo in studio. Ci è voluto un po’ per prendere confidenza con le canzoni in modo da poter suonare le chitarre insieme, nello stesso momento, mentre stavamo registrando. È così che è successo, ed è per questo che il disco suona molto più compatto della maggior parte del repertorio dei Sic Alps. Tutte le sovraincisioni sono state semplici e puntavano solo a rinforzare alcuni elementi delle canzoni.

C’è più tradizione e meno psichedelia rispetto ai dischi dei Sic Alps, soprattutto gli ultimi… 

Sì, è vero. Ma la ragione è che le cose cambiano in continuazione e a me non interessa ripetermi. Ho già iniziato a pensare al prossimo album…in realtà non so ancora esattamente come sarà, ma di certo sarà qualcosa di diverso.

Che mi dici dei testi? C’è un tema centrale alla base di Wot?

In realtà non ho composto i brani con l’idea di farne un concept o qualcosa di simile. È stato solo a posteriori, riascoltando il disco, che mi sono accorto di quella inclinazione anti-tecnologica che lo pervade. C’è anche il tema della semplicità che ritorna in molti brani. L’aspirazione alla semplicità in un momento caotico come questo.

Guardando la copertina, mi sono chiesto se ci sia qualche significato particolare dietro la bandiera americana annerita e se, più in generale, ti interessi di politica…

Dovresti chiederlo a William Keihn (colui che ha realizzato anche molte delle copertine dei Thee Oh Sees, ndSA), che oltre ad essere un artista, è il tipo che suona la batteria nei nostri live set. È lui che ha disegnato la copertina. Per quanto mi riguarda, sono interessato alla politica, ma non ai politici e a tutto il loro baraccone.

Sull’album sei quasi sempre tu con la tua chitarra. Come cambiano le cose dal vivo?

Nei live set siamo io, Eric Park e le nostre chitarre acustiche, come su disco. In più c’è la batteria di William, che dà alle canzoni dal vivo un’impronta più rock’n’roll, visto che usa anche il rullante. In studio, invece, non lo abbiamo usato molto.

Suonerai anche qualche brano del repertorio dei Sic Alps?

C’è un brano, che suonavamo dal vivo con gli Alps e che probabilmente finirà sul mio prossimo disco. Ma il resto è tutto preso da Wot.

Nessuno dei brani di Wot era già stato provato prima con la band?

Nessuno a parte Do Do Ya?, che avevamo provato a registrare senza successo. 

Wot rappresenta definitivamente il sound della tua maturità o ci dobbiamo attendere un ritorno ad un sound più elettrico? 

Tranquillo, ci sono parecchie chitarre elettriche in vista. Come ti dicevo, sto già lavorando al prossimo album. Ci sono già alcuni pezzi pronti. Barrett Avner è venuto a casa mia qualche tempo fa e in una settimana abbiamo registrato un po’ di materiale che finirà sul disco. Sarà qualcosa di molto grezzo e minimale, essenziale come un disco acustico, ma con i suoni dei vecchi Sic Alps.

 

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