Inarrestabile Jeff Mills. Intervista al mito della Detroit Techno.
Unstoppable Jeff Mills. An interesting chat with a true Detroit Techno legend

Tra i primi nomi che vengono in mente quando si pensa alla Detroit Techno, Jeff Mills è ormai un’istituzione che, pur non svicolando dal suo ruolo di living legend, non si accontenta di sfruttare la sua fama attraverso i suoi tanti DJ set (in media un centinaio di date all’anno), e non smette di sperimentare e di mettersi alla prova. A cinquantadue anni, la sua agenda è più fitta che mai. In occasione della pubblicazione del DVD Exhibitionist 2, ideale seguito del primo omonimo progetto che nel 2004 ha rappresentato la madre di tutte le Boiler Room Sessions ed è stata materia di studio per tanti aspiranti DJ, abbiamo raggiunto The Wizard via telefono (il 5 ottobre scorso) per fargli qualche domanda. Abbiamo trovato un Mills disponibile e quasi torrenziale nel trasferire il suo entusiamo per i suoi tanti progetti in corso, serenamente consapevole della sua posizione iconica ma del tutto lontano da quella nomea di personaggio indisponente che si porta dietro. Jeff Mills è atteso a Torino il prossimo 4 novembre, tra le punte di diamante dell’edizione 2015 del Club 2 Club.


Exhibitionist2Trailer2 from AxisRecords on Vimeo.

Sono passati undici anni dal primo Exhibitionist. Le similitudini e le differenze nei contenuti dei due progetti sono abbastanza evidenti, con il più recente DVD maggiormente focalizzato non solo sulla tecnica e sugli sviluppi tecnologici del DJing, ma anche e soprattutto sul processo creativo coinvolto in un DJ set o in una session di produzione. Quali obiettivi volevi raggiungere con questo Exhibitionist 2?

Con questa nuova edizione, completamente diversa dalla precedente, volevo portare all’attenzione degli spettatori alcuni argomenti. Prima di tutto gli aspetti relativi alla spontaneità e all’improvvisazione: pensare al di fuori di un processo pre-programmato. Anche come DJ, presentare un set dove si suona un disco senza sapere in anticipo quale disco seguirà, credo produca un risultato molto più interessante. Per quanto riguarda il lavoro in studio, su pezzi nati per errore o senza alcun piano o ricetta, sull’idea di mettersi a suonare e cercare di metterci dentro più emozione e più personalità possibili, è già stato detto tanto ma non mostrato molto. Credo sia una buona idea far vedere che non si tratta di un processo che si fa con lo stampino, o di rispondere a un test precompilato. Non succede così tutte le volte.

Ci sono molte cose delle quali di solito non si parla in ambito elettronico. Ogni tanto non sarebbe male se si parlasse non solo di chi crea musica, ma anche di quali siano le intenzioni e i motivi per i quali la musica è creata in quel determinato modo, e di ciò a cui il musicista pensa mentre sta creando.

Guardando il DVD, sembra proprio che il processo creativo che tu mostri sia in sostanza un processo decisionale in tempo reale: si tratta di fare scelte, anche su come gestire gli errori…

Era molto importante che il film non venisse editato. Ho dovuto accettare l’idea che il film alla fine risultasse non così “carino”. Poteva venire meglio, ma era importante far vedere che non occorre che tu sia una macchina. Gli errori sono ok, tutti li fanno. E gli errori sono utili, perché ti insegnano come correggerli. Non mi preoccupa far vedere che non tutto è filato liscio. Questa è una parte molto importante nell’imparare il DJing e a fare musica, ma è anche qualcosa di cui di solito non si parla. Vediamo il grande DJ sulle copertine delle riviste, ma non sappiamo quanto c’è voluto per arrivare lì. È come essere un golfista o un tennista professionista: una stagione è buona e la successiva non lo è.

Jeff Mills - Exhibitionist 2 - Studio Mix

Dietro di te, durante la session dello Studio Mix in Exhibitionist 2, c’è una grande collezione di memorabilia: si vede il poster di The Woman In The Moon, una foto da Time Tunnel, la medaglia di Cavaliere delle Arti e delle Lettere che ti è stata data dal Ministero francese della cultura, e – mi pare – un Disco d’oro, (o di platino?)…

No, non è un Disco d’oro, né di platino: è uno stampo, quello che serve per pressare il vinile. Di solito, dopo che sono stati usati, gli stampi vengono buttati via, ma circa quindici anni fa abbiamo richiesto che ci venissero rispediti, perché volevamo regalarli ai rivenditori che distribuivano i dischi della nostra etichetta. Abbiamo incorniciato gli stampi, messi in una bella confezione, e li abbiamo inviati ai nostri rivenditori: uno l’ho tenuto per me. Una cosa molto underground… [ride, ndSA]

Un altro elemento rilevante di Exhibitionist 2 è la presenza dominante della Roland TR-909, che troviamo come quarta arma nel tuo DJ set (oltre ai tre CDJ), suonata live nella “jam session” con il batterista Skeeto Valdez, e nel lungo assolo del Mix 3: una drum machine nata nel 1984 e da tanto tempo fuori produzione. Tu hai recentemente sviluppato un nuovo alloggiamento per la 909: un nuovo strumento chiamato The Visitor…

Sì, l’idea originale era quella di avere qualcosa che non sfigurasse suonando con un’orchestra. La 909 è una bella macchina, ma in sostanza è una scatola dal look anni Settanta con un po’ di manopole, e non è esteticamente comparabile con uno scintillante flauto basso, o un violino, o una tuba… Ma poi, lavorando sul progetto, venne fuori un’altra idea: creare qualcosa basato su un’astronave UFO, e questa cosa poteva avere ancora più senso tenuto conto di come la macchina avrebbe dovuto funzionare. Il concetto della nave spaziale mi ha portato a pensare che la macchina avrebbe potuto anche alzarsi da terra e levitare… Combinando le due idee, è venuto fuori The Visitor. C’è ancora un po’ di lavoro da fare. Sto pianificando per il prossimo anno uno show speciale con questa macchina, basato sulla fantascienza.

jeff-mills-The-Visitor

Durante il segmento della sessione in studio, tu usi la Bassline della Acidlab, ma ne parli come se fosse una TB-303. Sembra quindi che tu non sia proprio un purista delle macchine…

A Detroit abbiamo sempre usato la 303 come bass machine. Il tuning della 303 può andare così giù da poter utilizzare la macchina non solo per i suoni acid, ma anche come linea di basso. Un po’ come i tom tom della 909. Io ho usato molto la 303 nei primi anni Novanta, ma poi l’ho scambiata per qualcos’altro. Non l’ho più ricomprata, né l’ho utilizzata per molti anni. Qualche anno fa, in Giappone, ho preso una Bassline per provarla, ne sono rimasto impressionato e ho cominciato ad usarla. Nel segmento dello Studio Mix ho utilizzato volutamente macchine che producono suoni molto familiari al pubblico, in modo che ci si potesse maggiormente concentrare sul processo compositivo.

La tua agenda è di solito incredibilmente piena di date, show, eventi, mostre, progetti. Prendiamo per esempio questo ottobre: hai appena fatto una data in Svizzera, il 9 sarai a Roma, l’11 a Barcellona e poi sarai ad Amsterdam per l’ADE, nel programma del quale il tuo nome compare due volte: il 16 con lo show Time Tunnel e il giorno prima con un evento speciale alla Rembrandthuis, la casa-studio di Rembrandt. Il comunicato stampa dice che in quell’occasione tu creerai tre nuove tracce, cercando di ricevere “impulso creativo” dallo studio stesso. Cito le tue parole: “non registrerò nello spazio, ma userò l’acustica naturale per la registrazione”. Mi puoi spiegare meglio?

Sarà un progetto a due stadi. Prima suonerò e registrerò le tre tracce nello studio di Rembrandt, prendendo ispirazione dai suoi quadri, cercando di tradurre in suoni ciò che vedrò, e poi diffonderò la musica nella stanza via speaker, registrando attraverso microfoni, in modo da incorporare nelle tracce l’acustica e l’atmosfera dello studio. In pratica è field recording. Credo non abbia senso essere lì a fare musica e non usare i suoni di quella stanza. Avrò solo poche ore a disposizione, quindi ci vuole molta preparazione.

Un altro specifico elemento da cui prenderai ispirazione, sempre secondo la press release, sarà il quadro di Rembrandt tradizionalmente chiamato Filosofo in meditazione, anche se sembrerebbe che in realtà l’opera non riguardi un filosofo che medita…

L’idea è quella di immaginare a cosa sta pensando il “filosofo” mentre guarda verso la finestra. Nello studio di Rembrandt le finestre sono sul lato sinistro, quindi lui deve essere stato cosciente che mentre dipingeva quel quadro stava guardando nella stessa direzione del soggetto che stava ritraendo. Io cercherò di fare lo stesso, quindi ci sarà il musicista che guarda il pittore che guarda il “filosofo” mentre lo sta dipingendo… [ride, ndSA]

Parliamo del tuo recente coinvolgimento nella musica orchestrale: mi puoi chiarire il rapporto tra  i due progetti Blue Potential e Light From The Outside World?

Tecnicamente Light From The Outside World è una versione modificata e migliorata di Blue Potential. Ha un concept diverso, per il diverso mix compositivo dello show. La differenza maggiore sta nella mia posizione nella gestione dell’intera performance. Blue Potential era la mia prima volta: in tutta onestà non avevo bene idea di cosa fosse necessario, neppure nei termini della strumentazione da utilizzare, non avendo avuto la possibilità di sperimentare l’idea. Ora ho ridotto l’equipaggiamento ad una sola macchina: la 909. In questo modo suono un solo strumento così come gli altri orchestrali. Suonare la 909 in un’orchestra è molto diverso rispetto a suonarla in un DJ show. Non solo tengo il tempo per i musicisti e il direttore dell’orchestra, ma posso interagire con essa, facendo assoli e suonando parti strutturali dello spartito. È una relazione che si sta sviluppando nel tempo, con l’esperienza, e migliora di volta in volta.

Cosa mi dici di Planets, l’altro tuo recente progetto orchestrale?

Con quel progetto ho fatto davvero un altro passo avanti: c’è un grande equilibrio tra orchestra ed elettronica, al punto che si fa fatica a distinguere l’una dall’altra. Ho preso ispirazione da The Planets di Gustav Holts [la suite per orchestra completata dal compositore inglese nel 1916 – ndSA], rinnovando quella struttura con le nuove informazioni che provengono dalla scienza spaziale. Ogni traccia descrive uno dei nove pianeti, ma anche le distanze tra i pianeti hanno la loro colonna sonora, quindi in totale ci sono 18 nuove tracce. Durante i Loop transits, ovvero le parti che riguardano gli spazi tra i pianeti, l’elettronica è predominante, mentre quando i soggetti sono i pianeti è l’orchestra ad avere il sopravvento: ogni genere ha il suo specifico ruolo nella globalità dell’opera. E più ci si allontana dal Sole, più il tutto diventa più dark, più buio: così quando si arriva a Urano e a Plutone la musica diventa molto oscura e “strana”. Ogni pianeta è sottolineato non solo dal punto di vista musicale, ma anche dall’esibizione live: per esempio, per Saturno quattro musicisti escono dall’orchestra e vanno tra il pubblico, creando un corpo più ampio e suonando note in circolo… È un progetto molto particolare, a cui ho lavorato per circa dieci anni.

Parlando di Saturno, sta andando avanti l’idea di portare in tour live il progetto “X-102 discovers the rings of Saturn” con Mike Banks?

Ci stiamo provando, ma al momento le nostre agende sono troppo piene. Mike è molto impegnato con i tour di Carl Craig, Model 500, Timeline, e anch’io ho tante cose in ballo. Probabilmente potremo farcela per il 2017.

Planets verrà pubblicato in versione album?

Sì. Abbiamo registrato l’orchestra qualche giorno dopo l’evento, e in primavera andremo in studio per completare l’album.

Cosa hai in programma, ancora, per il 2016?

In primaverà uscirà anche il nono album della serie Sleeper Wakes. Abbiamo in programma altre performance con l’orchestra. Buona parte della fine dell’anno sarà utilizzata per la promozione del venticinquesimo anniversario della Axis Records, che sarà celebrato nel 2017.

Jeff, tu sei in una posizione privilegiata per prevedere i futuri sviluppi della tecnologia applicata alla musica elettronica, al suo consumo e alla sua produzione. Quali saranno i prossimi passi? Cosa possiamo attenderci nei prossimi anni?

Ovviamente non posso dirlo per certo, ma credo che, per la rilevanza che ha ormai raggiunto, la musica elettronica difficilmente potrà essere messa da parte: questo genere non si estinguerà. Ci sono tanti producer e label indipendenti che hanno rapporti diretti con il loro pubblico, DJ seguiti da milioni di persone che operano attraverso le major. C’è in giro gente che continuerà a fare questa musica finché non morirà, o almeno finché non sarà molto anziana. E questa longevità non investe solo chi fa musica, ma anche chi la ascolta. Non vedo perché non si possa godere di questa musica fino a ottanta o novant’anni. Forse non ballandola, ma ascoltandola sì.

La musica elettronica gode di ottima salute, considerando tutte le persone coinvolte, da quelli con più esperienza che sono in giro dall’inizio alle generazioni più giovani provenienti da così tanti e diversi paesi. Con tali fondamenta, a questo genere può succedere di tutto: può avvicinarsi maggiormente ad altre forme d’arte, al punto da crearne di nuove. Musica elettronica e danza contemporanea, o musica elettronica e arte plastica, possono diventare veri e propri generi o stili a se stanti. A seconda di quanto sofisticati saranno gli avanzamenti della tecnologia, potremo essere in grado di dipingere un’immagine più vivida di quanto vogliamo dire attraverso la musica. Per esempio, se io attraverso la mia musica volessi creare un’atmosfera da viaggio nello spazio, potrò portarti letteralmente nello spazio, sulla superficie lunare, facendoti vivere direttamente l’esperienza. Queste cose saranno possibili a seguito degli sviluppi della grafica 3D e della realtà virtuale. Musica e virtual reality si incroceranno a tal punto che potrai non solo vedere la mia esibizione, ma anche viverla dalla mia prospettiva, come se tu stessi suonando la 909, come opzione. Si potrebbe vivere l’esperienza di un grande festival anche senza andarci, “sentendosi” nel mezzo di centinaia di migliaia di persone. Le cose potranno essere create in modo da essere vissute direttamente. E questo sarà ancora più eccitante.

14 Ottobre 2015

It’s been eleven years since the first Exhibitionist. The similarities and the differences in the contents of the two projects are quite evident, the last one being more focused not only on the DJ technique and on the technologic developments of DJing, but also and foremost in the creative process involved in a DJ set, as in a production session. Which objectives did you want to achieve with Exhibitionist 2?

On the latest edition, which is very different to the previous one, there were a few things that I wanted to bring to the attention of the viewer. The main thing was the aspects of spontaneity and improvisation, and to think outside of a pre-programming type of process. Even as a DJ, to go through a DJ set not really knowing exactly what you are going to play next, I think it produces a much more interesting result. In the studio, a lot has been said about the type of compositions that were kind of made by mistake, or made without any plan or real prescriptions. This idea of just kind of making it up and trying to put as much emotion into it and your character into it, is a good thing to bring to people’s attention. I think it’s a good idea to show that it’s not a very cookie-cuttered, #2 pencil type of process. It doesn’t happen to be that way all the time.

Another main idea was to show that there’s still a lot of topics and subjects in this genre of music and industry that we don’t really talk very much about, and I think that it would be good from time to time if we talked about things other than not always about the people that create the music, but what are the intentions and why the music is being created in certain ways, what does the person who is actually making it think, and what does he believe he’s doing. There’s still many more questions to be asked about electronic music.

Looking at the DVD, it seems that the creative process you’re showing is actually a real-time decision making process: it’s about making choices, even if it has to deal with mistakes..

It was really important that we not edit the film. I had to accept the idea that the film may not actually turn out so nice or that it could be better. I thought it was important to show that you don’t have to be a machine. Mistakes are ok, everybody makes them. Mistakes teach you how to correct them. I didn’t really mind showing how things don’t quite fit so perfectly. And this is a large part in learning how to DJ and learning how to make music, but that’s a subject that not many people really want to talk about: all the steps you took in order to be able to learn something, it’s what we never see. We always see a great DJ on the cover of a magazine, but we don’t really know how he got there. It’s like a professional golfer, or a tennis player: one season is good and the next is not.

Behind you, during the Studio Mix in Exhibitionist 2 there’s a great memorabilia collection hanging on the wall: The Woman in the Moon poster, a Time Tunnel picture, the medal of “Chevalier des Arts et des Lettres” that the French Ministry of Culture awarded you, and,  I think, a golden record award…

Actually it’s not a golden record: it’s a stamper, the thing used to press the vinyl. Normally, after the usage the stampers are discarded by the pressing plant, they are thrown away. About fifteen years ago we requested to have all our stampers sent back to us because we thought it could be a nice gift for retailers that always supported our label. We framed them, put them in a nice case and presented them to the retailers. I kept one for myself. It’s a very underground thing…

Another relevant element of Exhibitionist 2 is the overall presence of the Roland TR-909, as a fourth weapon in your DJ set, then played live in the jam session with drummer Skeeto Valdez, and then also as a pure musical live instrument in the work out: a drum machine from 1984 which is no longer in production. But you have developed a new home, a new skin for the 909 called The Visitor…

Yes, the original idea was to have something to play with an orchestra. You know, the 909 is a very nice machine, but it’s actually a Seventies-looking type box with a few knobs, and it’s not esthetically comparable to a shiny bass flute, or a violin, or a tuba… But then, when I got into the planning of it, another subject came up: to create something based on a UFO spaceship, and that made more sense on how the machine should work and operate. The spacecraft concept led me to the idea than maybe it should hover and levitate at some point. Using the guts from a machine that I know very well, the 909, just made sense. Combining the two ideas together, we came up with The Visitor. There’s still some work to do on it. What I’m planning is a special type of show some time next year with the machine, based on science fiction.

During the studio session segment, you’re using the Acidlab Bassline by referring to it actually as a TB-303… So it seems that you’re not such a machine puritan…

In Detroit we’ve always used the 303 like a bass machine. It could also generate acid sounds, but the tuning can go down so low that if you manipulated in a certain way it would be used as a bassline. Same for the tom toms of a 909 by the way. I used to use a 303 a lot in the early nineties, but then I traded it for something else. I never bought and used another one for many many years. Then while I was in Japan a few years ago, I picked up a Bassline to see how good it was and I was really impressed, so I’ve just started to use it. What I was trying to do in the segment was to create a good combination of sense and machines which have certain sounds that people are very familiar with so they may be more interested in how those sounds are created.

Your agenda is usually incredibly full of dates, shows, events, exhibitions, projects… Looking at October, for instance, you’ve done a DJ show in Switzerland, Djed in Rome on the 9th, Barcellona on the 11th, then in Amsterdam for the ADE where you have two dates: a Time Tunnel show on the 16th and the day before a special event at The Rembrandt House. The press release says that on that occasion you will create three brand new tracks, trying to take creative impulse from the studio itself. I quote: “I’m not recording in the space, but will use the natural acoustics for the recording.” Could you tell us more about this?

It will be a two-step project. I will record music in the Rembrandt’s studio, using inspiration from a few of his paintings, trying to translate what I see into sounds, and then I will play those three tracks back to speakers in the room and will record those with microphones in order to incorporate the acoustics and the ambience of the room in the recording. I guess it’s actually a field recording. I don’t think it makes any sense to be there to make music and not use the sounds of the room. I’ve just got a few hours to do it so it takes a lot of preparation…

Another specific element to take inspiration from, according to the press release, is going to be the Rembrandt’s painting “Philosopher in meditation”, even if, apparently, the painting is not really about a philosopher meditating…

The idea is to try to imagine what the “philosopher” is thinking about, what he’s pondering as he’s looking towards the window. And in Rembrandt’s studio the windows are on the left side of the room, so when he painted that he must have been conscious of the idea that the person that he’s painting is also looking in the same direction as him. I will attempt to do the same – basically it’s the musician who is looking at the painter who is looking at the “philosopher” he is painting.

Talking about your late involvements in orchestral music, could you clarify the relationship between Blue Potential and the new Light From The Outside World project?

Technically Light From The Outside World is a modified, better version of the Blue Potential. It has a different concept because of the different mixture of the composition that makes the show. I guess the biggest difference would be my position in managing the whole performance. In the Blue Potential it was the first time I’ve ever done it: to be completely honest I didn’t really know what was really necessary even in terms of the pieces of equipment that I needed to use, I’ve never had the opportunity to experiment with the idea. But now I narrowed down the equipment to just one machine: to the 909. So I have my instrument the same as the other musicians. I’m manipulating and playing my machine the same as they are playing their instruments. Using the 909 in an orchestra that way is very different from what I would use at a party or festival, it brings out a whole different aspect of the machine. Not only am I keeping the tempo for the orchestra and the conductor, but I am also able to interact with the orchestra and solo while at the same time playing structural parts of the score. This is developing over time with my experience, and it gets better and better.

How about Planets, your other recent orchestral project?

With that project I really took another step forward: it’s a really great balance between orchestra and electronics, almost to a point that you really don’t know which is which. What I wanted to do is take inspiration from Gustav Holst’s Planets, take that structure and renew it with the new information that we know from space science. There are nine planets, but we made specific soundtracks also for the distances between planets, so there’s a total of 18 new tracks. During the distances – what I call the Loop transits – the electronic parts are more prominent, whereas when the subject is a planet the orchestra is about to trim electronic, so each genre is playing a very important role in the whole piece. And the further we go from the sun the darker it gets, so when we arrive at Uranus and Pluto the music becomes very obscure and strange. Each planet is really played out in each track, also in the live performance. Take Saturn for instance: during the performance four musicians come out from the orchestra and go into the audience, two at the back and two at the front, creating a larger body and playing notes in circles. It’s a very unique project I’ve been working on for about ten years.

Speaking about Saturn, are the plans for touring the X-102 project with Mike Banks still going on?

We were trying to do it, but our schedules are just too full at the moment. Right now Mike is pretty busy touring with Carl Craig, Model 500, Timeline, and I’m quite busy too… We will probably be able to do it in 2017.

Is Planets going to be published?

We recorded the orchestra a few days after the gig, and in the spring we’ll go to the studio to make the actual album.

Any other major plans for 2016 you want to mention?

Yes, there’s the new Sleeper Wakes album that’s coming out in spring, then more orchestra performances. A good latter part of next year will be spent promoting the 25th anniversary of Axis Records, to be celebrated in 2017.

Jeff, you are in a privileged position to foresee the future developments of technology applied to electronic music, its consumption and its production. What do you think are the next steps? What should we expect over the next years?

Of course I can’t really say for sure, but I think that the shape and the overall relevance gained by this industry makes it very difficult to be kicked aside: this genre is not going to extinguish. You have independent producers and independent labels that have direct relationships with their listeners, you have DJs that are followed by millions of people, tied to large companies. So it’s safe to say there are some people that can do it probably until they die or at least until they are very old. The way that it’s been going it seems to be that there could be a lot of longevity for a lot of people in this industry, if producers address the fact that people are older, and they are not able to go out, and find a way to still continue to give them music. I can’t see a reason why we shouldn’t be listening to music well into our eighties and nineties. Maybe not dancing, but still listening.

Electronic music should be quite healthy considering all the people involved in it, from the older, more experienced, notable people that have been around since the beginning, to the younger generations, from all these different countries. With this type of foundation a lot of things could happen. It may even be more easily bordered with other art forms, almost to the point that new ones are created: electronic music and contemporary dance, or electronic music and plastic art, they could really become genres and styles of their own. Depending on technology and how sophisticated advances get, we will be able to paint an even more vivid picture of what we’re trying to say with music. For instance, if I’m making music about travelling in space, technology will allow me not only to make music but to literally put you into space, put you on the surface of the moon, experiencing the atmosphere I have created for you. This kind of thing could be possible thanks to the developments in 3D graphics and virtual reality. Music and virtual reality might mix to the point that you won’t just be looking at an exhibition or watching a show but you’ll actually experience it from my perspective, you’d actually be operating the 909, not just watching me playing it. You may not be able to go to a big festival but you will be able to feel that you’re there in the middle of hundreds of thousands people. Things can be created that make you feel that you’re actually experiencing it. And this is really exciting!

14 Ottobre 2015
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