Mount Kimbie. Maturità istantanea

Ci piacerebbe raccontarvi che un album come Cold Spring Fault Less Youth in fondo ce lo aspettavamo, ma la verità è che temevamo le conseguenze del passaggio da Hotflush Recordings a Warp e temevamo i Mount Kimbie finissero per reiterare il discorso inaugurato con il Maybes EP (2009) e, di fatto, chiuso con Crooks & Lovers (2010). In quest’ultimo caso il duo londinese avrebbre infatti certamente portato a casa un successo facile sulla fanbase, ma anche commesso una sorta di suicidio artistico. Perché si può essere escatologi ma fino ad un certo punto, specie se la stessa materia prediletta – il post-dubstep – ha visto il proprio ciclo volgere al termine, ha detto un po’ tutto quello che c’era da dire attraverso il saccheggio di ulteriori escatologi che diremmo “imitatori”. Confessiamo, insomma, di essere stati uomini di poca fede prima di ritrovarci nuovamente stregati da Kai Campos e Dominic Maker, appunto in balia di quel Cold Spring Fault Less Youth che abbiamo chiamato “prova istantanea di maturità”.

I Kimbie hanno preso le dovute distanze dal post-dubstep e dai precedenti lavori, hanno dato la struttura che mancava al proprio sound, hanno pensato in prospettiva live ed infine osato, variegando all’estremo la propria proposta. Hanno, in definitiva, portato al livello successivo la versatilità che li aveva resi celebri, ma il vero cambiamento sta tutto nella acquisita, enorme consapevolezza nei propri mezzi.

Una consapevolezza che su disco si rivela nei passaggi, agilissimi e sempre riusciti, dall’ambient alle produzioni praticamente hip-hop, dal post-glo a jam strumentali praticamente post-rock; che live diventa totale empatia con il pubblico, per il quale i due distruggono Carbonated con drop vicini al brostep se l’han visto smaniare per la house esplosiva di Made To Stray; che in sede di intervista – li abbiamo incontrati al Node Festival di Modena – vede eclissata la timidezza con cui erano soliti relazionarsi con la stampa a favore addirittura di un certo snobismo, che è quello proprio di chi si sente nella “Premier League” dell’elettronica inglese e che, diciamolo, i Mount Kimbie possono permettersi.

Avete detto che i vostri gusti musicali ed il modo in cui volete suonare sono molto mutati in questi due anni e mezzo da Crooks & Lovers. Quali ascolti, dischi, artisti o persino eventi di vita vissuta hanno influenzato la direzione che avete intrapreso per il nuovo album e che vi ha portato – credo lo si possa dire – il più lontanto possibile dagli stilemi post-dupstep che avevano contrassegnato il Maybes EP?

Dominic Maker: Credo la maggiore influenza sia venuta dal fatto che siamo stati in giro per parecchio tempo a suonare dal vivo: quello ha senz’altro avuto un impatto sul mindset con cui siamo entrati in studio. Ma, in tutta onestà, per questo nuovo album abbiamo provato a distanziarci il più possibile da qualunque cosa che potesse virtualmente essere un’influenza. Abbiamo speso parecchio tempo cercando di trovare unicamente il sound che volevamo accadesse su questo disco e l’abbiamo fatto “per conto nostro”, senza davvero prestare attenzione a musica od altre influenze esterne.

Cold Spring Fault Less Youth suona molto meno “off-kilter” dei vostri lavori precedenti ed ogni traccia mostra una struttura vera e proprio. Era questo l’obiettivo principale che volevate conseguire?

Kai Campos: Non lo chiamerei “obiettivo”, nè scopo. Parlerei piuttosto di naturale progressione. Voglio dire, abbiamo solo maturato più confidenza nei nostri mezzi, in ciò che facciamo e ci siamo semplicemente ritrovati troppo in là nel nostro percorso artistico per poter continuare a suonare per vaghezza, a lasciare idee deliberatamente vaghe su disco come avevamo fatto su Crooks & Lovers. Possiamo ora permetterci di essere molto più audaci e di scrivere canzoni con una struttura adeguata, e così abbiamo fatto.

Avete percepito un qualche tipo di pressione o di ansia da prestazione passando da Hotflush Recordings a Warp? Come è l’ambiente lì?

KC: In realtà no, anche perchè abbiamo iniziato a lavorare sul nuovo disco molto tempo prima di firmare con Warp. Siamo stati anzi senza alcun record deal per la maggior parte della lavorazione di Cold Spring Fault Less Youth. Ma non abbiamo percepito alcun tipo di aspettativa o pressione dai ragazzi della label nemmeno dopo aver firmato con loro: ci sono sembrati soltanto genuinamente interessati a quello che stavamo facendo e nulla di più. L’ambiente in Warp è…

DM: …divertente.

KC: Sì, le uniche cose differenti che in un qualche modo abbiamo avvertito sono quelle relative ai loro livelli di stampa e distribuzione, ai loro scopi come etichetta che guardano ovviamente “più in grande”. Ma davvero, si tratta di un atmosfera davvero piacevole in generale.

Lo scorso ottobre siete stati in tour in Nord America assieme a Squarepusher. Ci direste qualcosa di quell’esperienza?

DM: Tom (Jenkinson, ndr) è davvero cool, assolutamente un personaggio. E poi, come sai, è anche un’istituzione, un pioniere nel campo dell’elettronica e quindi è stata un’esperienza davvero interessante. Ma la cosa migliore in assoluto è stato il fatto che, essendo accostati a Squarepusher, eravamo consapevoli di che genere di pubblico avremmo fronteggiato ogni sera e, dal canto suo, ogni audience che abbiamo là incontrato era al corrente di chi fossimo, di cosa stavamo facendo sul palco e in generale estremamente responsivo. Una cosa che non si è verificata, per esempio, quando siamo stati opening act per The xx a Milano nel 2010…

Siete il genere di artista che continua a produrre e a sviluppare le proprie tracce anche quando è in tour? Ve lo chiedo perchè vi ho già visti dal vivo un paio di volte [prima di stasera] e le vostre canzoni non suonano mai allo stesso modo nei loro abiti live. Direste quindi che, per quanto vi riguarda, c’è sempre in atto una perpetua operosità volta al continuo miglioramento ed, infine, al perfezionismo? 

KC: Sì, possiamo decisamente dir così. Sai, suonando dal vivo ti ritrovi ogni volta in un ambiente completamente differente, ogni location “suona” differente da quella in cui ti sei esibito la volta prima ed è raro che tutto funzioni alla perfezione. Stare sul palco finisce insomma per farti comprendere meglio il tuo sound, e noialtri ci appoggiamo frequentemente a questo fatto per concentrarci su cose che avremmo potuto fare ma che non abbiamo magari avuto il tempo di mettere in atto precedentemente, sul correggere i refusi [che ci sono scappati in studio] e così via.

Per Cold Spring Fault Less Youth vi siete anche assicurati il featuring vocale che chiunque vorrebbe avere sul proprio disco. Dico questo perchè praticamente ogni artista che ho intervistato negli ultimi mesi mi ha fatto parola di King Krule come “uno dei più incredibili talenti in circolazione” o come “l’act con cui vorrebbero davvero collaborare”. Come siete finiti a lavorare con lui? Come è il ragazzo dal vostro punto di vista? 

KC: È davvero giovane, energico, pieno di idee e felice di provare cose differenti. La collaborazione con lui è venuta fuori abbastanza casualmente: è un nostro fan come noi lo siamo dei suoi lavori sotto moniker Zoo Kid, in quel periodo vivevamo nella stessa area di Londra e ci ha chiesto se poteva passare in studio e dare un ascolto a ciò a cui stavamo lavorando. Si è quindi portato via qualche bozzetto di cui era entusiasta e, dopo un po’, è tornato da noi con le strofe attorno alle quali abbiamo poi costruito assieme le canzoni. Non eravamo particolarmente interessati ad avere un featuring sul disco in un primo momento, ma con Archy (Marshall, ndr) si è rivelato un processo semplice e naturale. È stata, in generale, un esperienza davvero positiva.

Le due tracce realizzate assieme ad Archy possono essere anche viste come la vostra prima candidatura a papabili producer hip-hop… 

DM: Sì, parecchia gente ha detto che [su quei brani] King Krule praticamente rappa, ma… diamine, noi pensavamo stesse soltanto cantanto! (ride)

KC: Scherzi a parte, non sei il primo che ci fa notare questa prospettiva di lettura. Ma, per quanto ci riguarda, non abbiamo minimamente concepito quelle due tracce come produzioni hip-hop. 

Per cui direste di non essere interessati a produrre hip-hop?

DM: Io lo sono.

KC: Certo che lo siamo!

Oh, bene. Avete quindi in mente un artista hip-hop o R&B che morireste per produrre?

KC: Beyoncé?

DM: Sì, Beyoncé. È una belva.

Made To Stray è il primo pezzo a firma Mount Kimbie che possa stare su un dancefloor. Prendendo spunto da questo, volevo chidervi: vi sentite in un qualche modo connessi al comeback della house e delle produzioni in 4/4 che si sta verificando in Inghilterra?

KC: Diciamo che, in particolare per questo disco, ci siamo davvero disconessi dal resto del mondo, ci siamo imbozzolati in studio. Per cui credo che possa essere stato un influenza nella maniera in cui le cose che senti in sottofondo possono essere un influenza e qualunque cosa succeda a Londra è probabilmente un influenza per noi. Ma non abbiamo cavalcato questa cosa del comeback della house intenzionalmente.

Ho anche sentito parlare, in giro per la web, di una certa “new wave of garage” che vedrebbe coinvolti producer quali Disclosure e Huxley ed in generale l’intera RinseFM. Direste che si tratta di una corrente-movimento vera e propria?

KC: Ma per piacere! È robaccia priva di gusto.

DM: Ci hanno fatto scandagliare la UK Dance Chart quando eravamo a New York e siamo rimasti sorpresi da quanto simili fossero tutte le canzoni in top 10. Non ne avevamo sentita nessuna prima di allora, non vi avevamo mai prestato attenzione. Ed ecco, siamo finiti a mostrare l’età indicata sulle nostre carte d’identità ai ragazzi con cui eravamo seduti in quell’occasione: tutta questa roba a noi suona soltanto come musica vecchia per gente vecchia. (ride)

Ultima domanda. So che probabilmente vi siete stancati di ritrovarvi quasi sempre questa come ultima domanda ma, davvero, devo comunque chiedervelo: la tanto chiacchierata possibile, futura collaborazione in studio tra voi ed il vostro amicone James Blake è ancora possibile?

DM: Tutto è possibile (ride). Abbiamo in realtà già scritto una traccia assieme qualche tempo fa. Non è insomma qualcosa che non vogliamo assolutamente fare, siamo ancora amici molto stretti. È solo che, artisticamente, una collab non è attualmente una priorità nè per noi, nè per lui. Ma siamo consapevoli che, prima o poi, succederà.

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