SA presents: Ones to watch 2013
Venti nuovi nomi di cui sentirete presto parlare, in anteprima.

La macchina dell’hype, si sa, è meccanismo spietato e, spesso, figlio della fortuna e della capacità di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto. Che a SA piaccia tener d’occhio quello che succede nella blogosfera e guardare sempre avanti oltre – e più – che indietro è cosa risaputa. Da qui, dunque, la decisione di fare un’analisi il più prossima ai 360° di quello che bolle in pentola nel mondo, andando a scavare a fondo fra gli artisti più chiacchierati ed interessanti del momento con l’obiettivo di stilare una lista di 20 nomi – senza pregiudiziali limitazioni di genere – che potrebbero, a nostro giudizio, ricoprire un ruolo di primissimo piano nel panorama musicale del nuovo anno. D’altra parte, se è vero che durante l’annata che sta per volgere al termine è mancato il vero gamechanger in stile James Blake, lo stesso non è valso per gli esordienti di livello, in grado anche di fare risultato in termini di pubblico e critica: si pensi agli Alt-J trionfanti al Mercury Prize, al salto dall’indie alla Billboard dei Purity Ring, ancora allo stesso Frank Ocean. Qui di seguito i loro possibili – si legga probabili – alter-ego per il 2013, in ordine assolutamente casuale. Unica regola: non avere ancora un LP all’attivo.

Chvrches

Provenienza: Glasgow, Scozia // File under: electro-pop

Sono bastati due singoli, uno per farci drizzare le orecchie (Lies), l’altro (The Mother We Share) per farci passare alle dichiariazioni importanti: questi Chvrches sono – leggi: saranno probabilmente – la next big thing in campo electro-pop. Se infatti evidenti – e affatto inusuali – sono le influenze di stampo Knife/80s pop acquisito nelle intelaiature soniche di Ian Cook (Aerogramme) e Martin Doherty (The Twilight Sad), e le vocalità di Lauren Mayberry (Blue Sky Archives) stanno a metà strada tra Robyn e Megan James dei Purity Ring, ciò che il trio ha in più degli altri sono estro e concisione melodica superiore persino a quelli del sopracitato duo canadese. Infinitamente infettivi.

Flume

Provenienza: Sydney, Australia // File under: now-pop

Il ventenne Harley Streten aka Flume mostra ancora una volta e per tutte come oggi – se si hanno le carte: bravura e culo – si possa passare dall’anonimato DIY alle label giuste, alle charts, al successo in quattro e quattr’otto. C’è il wonky del post-J Dilla fino alle visioni spacey di Flying Lotus e al massimalismo marca Rustie; c’è la tradizione black nelle sue declinazioni nu-, con la fumosità soul di The Weeknd in prima fila e il pathos di Clams Casino in seconda; c’è il pop da classifica ancorato ai Sixties, alla Mark Ronson, e l’hip hop pop del dopo Jay-Z, del dopo-Kanye West, del dopo-swag.

Blue Hawaii

Provenienza: Montreal, Canada // File under: art/synth-pop

Raphaelle Standell-Preston e Alexander Cowan nascono come coppia nella vita e come duo in musica nel 2010, ovvero nel pieno del fermento da cui è poi generata tutta la scena del nuovo pop canadese che abbiamo visto esplodere in corso di 2012. Per semplicità diremmo: i Blue Hawaii vengono dalla stessa orbita della “gang di Grimes”. Hanno già all’attivo un EP, Blooming Summer (Arbutus Records, 2010), li si può taggar come side project dei Braids (di cui Raphaelle è voce) ma qui piuttosto che di neo-psichedelia si parla di pop esile, dilatato, suggestivo, ovviamente bass-heavy, con piglio new-age e attenzione arty. Il primo estratto In Two ne è emblema perfetto. Untogether, l’atteso LP di debutto, esce il 22 gennaio.

Angel Haze

Provenienza: Detroit/NYC, USA // File under: hip-hop

Ventun anni, flow feroce ed iper-lirico, confidenza disarmante per una MC “untrained”, Angel Haze è diamante grezzo e talento puro. Arriva al 2013 con all’attivo un EP (Reservation, 2012) e quattro mixtape, fresca di firma con la Universal e col supporto di producer del calibro di Lunice (TNGHT). Non solo: più di un appassionato del settore si aspetta da parte delle sue rime crude e personalissime – quindi lontane dai cliché della “rapper donna” – il sorpasso con sportellata ai danni dei divismi esasperati di Azealia Banks.

Savages

Provenienza: Londra, UK // File Under: post-punk

Il revivalismo post-punk/wave di matrice late-70s non ha più nulla da dire? Non la pensano così le Savages e non lo pensiamo più nemmeno noi dopo aver scoperto le Savages, all-female band fattasi interamente dal basso e contro ogni regola imposta dal marketing 2.0: nessun singolo messo online alla ricerca della mossa “viral”, ma solo ed esclusivamente live show su live show, partendo dalle topaie, passando per piccoli club e festival minori, finendo infine ad aprire per i British Sea Power, al monopolio di ogni report dello scorso CMJ, allo slot illustre al Later with Jools Holland. Urgenza e credibilità fuori dall’ordinario, culto assicurato. La lead-singer Jehnny Beth – lo diciamo sottovoce – è la cosa più vicina ad una reincarnazione di Ian Curtis sia mai apparsa su un palco da quando lo stesso leader dei Joy Division ci ha lasciato.

Rainy Milo

Provenienza: Londra, UK // File under: R&B-tinged pop

Rainy Milo, sospinta dal naturale desiderio di circondarsi di stimoli, ha sempre fatto musica – con musicisti locali e collettivi artistici della South-London – dall’età di 14 anni. Al momento di intraprendere la carriera da solista, la stessa sete di ispirazione la porta a scandagliare il web alla ricerca di beat – tra R&B ed hip-hop jazzato – su cui cantare. Finisce per incappare nel producer di Boston BLCK RSSN che getta le basi per ‘Bout You. Da lì è tutta un’escalation: il brano diventa singolone, Gilles Peterson lo include nella sua Brownswood Bubblers compilation series e arrivano in massa le offerte delle label. Lei furbescamente le declina, “too soon”, nessuna intenzione di saltare la fase “monta-hype” via mixtape/EP in free download. Ecco quindi le cinque tracce di Limey, Chet Faker e il producer di Ariel Pink Cole MGN che si aggiungono alla lista estimatori/collaboratori, crooning disarmante e potenziale virale enorme in full display. Chi ha amato Jessie Ware in corso di 2012 troverà qui di che rimpiazzarla.

Fidlar

Provenienza: Los Angeles, USA // File under: garage-punk

Il loro moniker sta per “Fuck It Dog, Life’s A Risk”, catchphrase diffusa fra gli skater della West Coast. Fanno trashy garage-punk con evidenti influenze formative da parte di Black Flag, The Stooges e The Cramps. I titoli delle loro canzoni vanno da Stoked And Broke a Wake Bake and Skate passando per Whore. Di loro ci piace proprio questa attitudine da “slackers at heart”, la purezza punk ‘76 che se ne frega e che a guardar bene è prodotto ricorsivo dei 90s. Ed ecco quindi un allenatissimo orecchio per hook di chitarra e chiamate al singalong anthemico (“I. Drink. Cheap. Beer. So. What. Fuck. You.”) a cui non si può proprio resistere. Escono su Wichita il 4 Febbraio.

Mikky Ekko

Provenienza: Nashville, USA // File under: pop / R&B

John Stephen Sudduth, nativo della Louisiana, spende l’infanzia “da nomade” nel profondo sud degli States e fa il pieno di gospel e sfumature di blues; si stabilisce poi a Nashville, Tennessee dove si forma suonando in varie band locali. Inizi di carriera che sarebbero probabilmente sfociati nel nulla, non fosse che, nel 2010, Clams Casino spotta in rete Who Are You, Really?, primo pezzo sotto moniker Mikky Ekko, si esalta e lo invita a NYC per collaborare con lui. Il risultato è Pull Me Down, i beat atmosferici del producer hip-hop (dietro anche ad A$ap Rocky e The Weeknd) totalmente al servizio di una delle performance vocali più calde del 2012. Va in fermento non soltanto la blogosfera ma pure il mainstream, e finisce che Mikky Ekko lo troviamo pure, per un feat., nell’Unapologetic di Rihanna. Il pubblico che attende al varco il debut del nostro è insomma già a 360 gradi.

Brolin

Provenienza: Londra, UK // File Under: electronic bedroom pop

Con il solito alone di mistero-aumenta-hype Brolin sul proprio Soundcloud si presenta così: “I am a bedroom producer, self-taught, self-analysing, into beats, space, and melody”. Un buon riassunto che tralascia però alcune delle peculiarità più interessanti del giovane inglese: una voce alla Mark Hollis, un istinto melodico fuori dal comune e l’intimità lo-fi che scorre all’interno del singolo NYC, già diventato un piccolo culto nel 2012. Recentemente è nuovamente uscito dalla cameretta pubblicando Another Year, brano che definisce ancora meglio il Brolin-sound, essenziale, dimesso ma anche avvolgente e pieno di quelle vibrazioni che portano l’ascoltatore ad essere in pace con il mondo.

Twigs

Provenienza: Londra, UK // File Under: future-r&b

C’è un motivo se abbiamo deciso di inserire gli AlunaGeorge soltanto all’interno della lista “altri nomi” (in fondo) e questo motivo si chiama Twigs. Le coordinate geografiche sono le stesse (scena di South London) e anche quelle musicali non sono troppo distanti (la modernizzazione dei ritmi r&b), ma se gli AlunaGeorge hanno già la strada bella spianata, Twigs è una vera e propria scommessa. Una scommessa che seguiamo da tempo, la sensualità che incontra la bass-music e la porta su livelli assoluti. Per il momento ci dobbiamo accontentare del viral hype generato dai video delle ottime Ache e Hide e degli altri due brani che compongono l’omonimo EP di debutto: Weak Spot e Breathe.

Rhye

Provenienza: Canada+Danimarca, ora Los Angeles, USA // File Under: sophisti-pop

Progetto inizialmente nato (come Brolin e Twigs) sotto il classico mistero  anagrafico. Chi è o chi sono i Rhye? Oggi sappiamo che l’EP Open e il singolo The Fall sono il frutto della collaborazione tra Mike Milosh e Robin Hannibal, con il conseguente allontanamento dei paragoni female-oriented con Jessie Ware che hanno caratterizzato i primissimi mesi di tramtram mediatico. Il post-Sade ci sta tutto ma rispetto alla Ware siamo su territori meno pop e più sophisti, probabilmente confermati nel già annunciato album di debutto, attualmente intitolato Woman.

King Krule

Provenienza: Londra, UK // File Under: cockney-rama

Già Zoo Kid e sulla bocca di mezza Inghilterra da un paio d’anni – l’omonimo EP di debutto risale al 2011 – King Krule è il classico buzz target fuori dagli schemi, il personaggio che colpisce all’istante su più livelli. Fa parlare la sua figura di minuto redhair diciottenne, timido e con l’espressione – da periferia inglese – di chi ha già vissuto sulla propria pelle più di quanto la giovane età suggerirebbe e fa parlare la sua proposta musicale, strampalata e indefinibile: una voce quasi black dall’accento cockney ed una band alle spalle che per quanto giovane sembra già un rodato gruppo dal passato jazzy (live è il batterista che tiene la scena). Per Archy Marshall/King Krule potrebbe essere il 2013 l’anno della definitiva consacrazione.

Roses Gabor

Provenienza: Londra,UK // File Under: pop

Dopo collabore illustri (da Pharaohs di SBTRKT alla mega hit Dare dei Gorillaz) la strada verso il successo per Roses Gabor sembra spianata. Recentemente intervistata sulle nostre pagine, Roses ama Bjork quanto Mary J. Blige e in attesa di un album vero e proprio, dovrebbe pubblicare il seguito del mixtape The Wonderful World Of Roses Gabor Vol. 1 realizzato con il suo fido produttore DJ Martelo.
Nell’universo della Gabor, cultura black e cultura club sembrano fondersi in un’ottica hip-back to ’90s come testimoniano brani irresistibili come il supersingolo Stars e la sua b-side Night Sky. Garantsce la lungimirante Ninja Tune che l’ha inserita nel proprio roster, niente male per una che lavorava nell’incravattato ambiente bancario.

Woodkid

Provenienza: Lione, FR // File Under: zimmer-pop

Video director di grande successo (Lana Del Rey, Moby e Drake tra gli altri), Yoann Lemoine si è già fatto conoscere anche come compositore, musicista e cantante sotto il moniker Woodkid. All’attivo già EP e brani di successo (da Iron a Run Boy Run) caratterizzati da una proposta musicale già ben definita e vincente: voce calda ma fragile e un pop epico, cinematico che sembra una versione in forma canzone delle colonne sonore di Hans Zimmer. Già lanciatissimo ormai da più di un anno – per intenderci, live mette già in scena uno spettacolo di questo tipo– e pronto ad affermarsi tra il grande pubblico, il nome nuovo del mainstream 2013 potrebbe essere lui. Il 18 marzo uscirà l’album di debutto The Golden Age.

Provenienza: Copenaghen, Danimarca // File Under: soulful electro-pop

All’anagrafe Karen Marie Ørsted, è stata tra i maggiori tormentoni del 2012 in zona blogosfera: all’uscito del suo secondo singolo, Pilgrim, in tantissimi si sono gettati a venderla come “nuova Grimes”. Ed il paragone, pur non quadratissimo, può starci: si parla d’altronde di electro-pop fatto in proprio, che fa commistione di influenze plurime – in questo caso si va da Lykke Li a Santigold, dai Little Dragon a Twin Shadow – ricavandone qualcosa che abbia una sua unicità. Rispetto a Claire Boucher però la Ørsted è meno astratta ed art(s)y, più diretta nei groove ed innamorata del soul, mentre vocalmente rimanda ad una Lana Del Rey con spigliatezza street. Ha già firmato con la Sony scandinava e con Chess Club per la distribuzione inglese ed è attualmente al lavoro sul primo LP.

Pure Bathing Culture

Provenienza: Portland, USA // File under: dream-pop

La Portland che conta torna a farsi sentire con Daniel Hindman e Sarah Versprille, duo uomo-donna già nei Vetiver, di cui mantengono qui l’impianto folk-pop soltanto nella qualità dell’approccio melodico. Un EP di 4 canzoni che non sbaglia un colpo ed un connubio impeccabile fra sonorità à la Beach House e revival patinato-luccicante del ‘chart-pop’ tipicamente eighties, con la voce eterea della Versprille che passeggia ipnotica sui riverberi. Silver Shore’s Lake è il manifesto, con atmosfere dilatate di scuola Talk Talk colmate da riff di Feltianamemoria, mentre la conferma che non siam qui a fare i conti con il solito revival è invece questa Ivory Coast di totale messa a nudo.

GEMS

Provenienza: Washington, USA // File under: dream-pop

Prendete Washington, un altro duo (Lindsay Pitts e Clifford John), tutto l’armamentario dream pop – o dark dream pop come si autodefiniscono – di cui non ci si stanca mai, due singoli registrati durante un mese di isolamento in una casa totalmente vuota sulla spiaggia e messi su Soundcloud con prezzo up to you (Void Moon e All I Ever) ed il gioco è fatto. Atmosfere cupe, incedere in slow-motion, reticolati dreamy e riverberi al posto giusto. Le label potrebbero fare a gara per accaparrarseli.

Marika Hackman

Provenienza: Londra, UK // File under: folk

Con 20 anni sulle spalle ed un visino angelico da ragazza della porta accanto, Marika si è fatta luce con due singoli – You Come Down e Mountain Spines – pubblicati su una branca della Transgressive (Paradyse Records), un tour di supporto a Benjamin Francis Leftwich, un mini tour in madrepatria come headliner e, soprattutto, un EP di cinque tracce circolato in rete, con cinque cover rispettivamente di Knife, Warpaint, Nirvana, Nico e Dusty Springfield, tutti sottoposti alla cura Hackman. Un timbro fragile ma pieno di trasporto, una maturità compositiva da artista navigata e quel tocco contemporaneo alla tradizione folk inglese. Zane Lowe di BBC 1 l’ha già lanciata, lo farà presto chiunque?

Indians

Provenienza: Copenhagen, DK // File under: alt-folk

Il progetto di Søren Løkke Juul risponde alla definizione stessa di hype. Un pugno di demo nel web, un po’ di buzz, la firma con l’indie-label più major che ci sia, la 4AD, un singolo – Cakelakers – che strizza l’occhio al santone Bon Iver ed ecco che come per magia si comincia a girare per il mondo di spalla a gente come Other Lives, Perfume Genius, Dan Deacon, Beirut, Bear In Heaven e Lower Dens. La 4AD Session di tre tracce, registrata poco dopo la firma presso l’isola privata di Osea nell’Essex, diventa testimonianza diretta dell’atmosfera che pare respirarsi nei pezzi, fra impianti fok destrutturati, landscapes vaste e desolate, lamenti malinconici e un contatto diretto e costante con i cinque elementi.

HAIM

Provenienza: Los Angeles, USA // File under: folky-r&b

Tre sorelle, una mamma chitarrista, un papà batterista ed un’infanzia trascorsa nella band dei genitori – i Rockinhaim –  con conseguente tradizione folk americana assimilata. La dieta di tre ragazzine californiane non si può però ridurre al solo patrimonio familiare, ma si fonda, per forza di cose, sulle influenze dei mass media e dell’ambiente circostante. Ecco quindi l’abbuffata di pop ed r&b con Britney Spears, Destiny’s Child e TLC in prima fila e la decisione di affrancarsi dai genitori togliendo “Rockin” e lasciando “Haim”, ma mantenendo comunque la tradizione annuale del family concert in una chiesa della Valley. Da qui due singoli di presa inequivocabile (Forever e Don’t Save Me) in cui si fondono synth e chitarre, lezioni folk e pesanti contaminazioni r&b ed il titolo di probabile Next Big Thing 2013. Mumford & Sons e Florence & The Machine le hanno già incoronate portandole in tour con sè, noi vi consigliamo di continuare a tenerle d’occhio: Este, Alana e Danielle Haim sembrano fare sul serio.

Altri nomi: Mr Lies (USA), Inc. (USA), AlunaGeorge (UK), Daughter (UK), Saint Lou Lou (SWE), Wintercoats (AUS), London Grammar (UK), Elliphant (SWE), Brothers In Law (ITA), Sky Ferreira (USA)

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