Space is a Place in Italì

«La mia musica è naturale, ma al di fuori di questo pianeta. Io non considero questo pianeta come un pianeta di vita… Questa non è vita, è morte mascherata da vita… ». Parole di Sun Ra, nato su Saturno e sceso dal cielo per mostrare a noi comuni mortali una nuova forma di vita musicale, un nuovo modo di suonare jazz, un’inedita possibilità di esprimersi buttando nelle fiamme del Dio Sole tutti i canoni prestabiliti. Il free jazz inteso quindi, anche come ultimo baluardo rimasto per le minoranze battagliere della civiltà umana. Il popolo degli eletti che aspetta soltanto una musica come questa per poter risvegliare la kundalini che dormiente attende il segnale giusto. In Italia è una grammatica che conosciamo bene, ma che al di fuori dei canoni più propriamente jazz, difficilmente trova spazio per aprirsi all’esterno e contaminarsi con forme ed espressioni che gli sono estranee. Due casi esemplari dell’avant italiano però, contraddicono questo dettame e mostrano segni di come sia possibile mischiare le carte, come sia piacevole sporcarsi le mani senza presunzioni e unire alto e basso, jazz e rock, word music e psichedelia, visione e concretezza. Due modi simili eppure diversi: Valerio Cosi e Jooklo (Duo, Neokarma Trio, Sextet, Octet, Ensemble, Fire Quartet, Golden Age, …). A margine un excursus su due etichette che traducono negli elaboratissimi artwork la sostanza di una musica che non può essere spiegata a parole, ma solo con segni, idee e visioni.

Cosi dell’altro mondo

«Music is the Healing Force of The Universe», dichiarava con enfasi Albert Ayler nel 1969, e le sue composizioni erano intrise di una spiritualità irrequieta, genuina e a tratti finanche ingenua. Il suo sax innalzava preghiere. Anche il suono del sassofono di Valerio Cosi si espande come fosse un tremolo inquieto dai risvolti mistici. Il paragone non scandalizzi i benpensanti. Valerio Cosi, giovanissimo artista di origini pugliesi, ha davvero metabolizzato la lezione del free-jazz. Lo ha fatto attraverso lo studio e l’amore – entrambi quasi ossessivi – di uno strumento, il sassofono, che inizia a maneggiare ancora bambino, che lo strega grazie al suo suono caldo eppure enigmatico (è pur sempre tramite il free che alle orecchie del giovane Cosi arrivano quelle frequenze: «mi sono sentito spinto a suonarlo grazie ai suoni del free-jazz che ascoltavo regolarmente in casa…senza mio fratello Dario, che mi faceva ascoltare quei dischi, non avrei mai iniziato a far pratica sullo strumento», ci racconta), che letteralmente lo strappa ad una precedente infatuazione infantile per la batteria.

Valerio Cosi è giovanissimo – «Ho 23 anni e sono nato il 7 febbraio» -, ma il suo ritratto di artista da giovane può già contare su un numero impressionante di uscite discografiche (su etichette come Foxglove, Ruralfaune, Fire Museum, A Silent Place, Type), collaborazioni, riconoscimenti (che paiono arrivare, ancora una volta, esclusivamente al di là dei confini patrii), progetti passati presenti e futuri. Suonare il sax, per Cosi, è una scelta più per vocazione divina che per necessità fisiologica. «Non ho una spiritualità religiosa (non mi sento parte di alcuna dottrina religiosa) – ci confessa – ma riesco ad interiorizzare completamente la bellezza della parola “spiritualità” solo attraverso il linguaggio musicale». La sua attività nel ramo della musica indipendente ha un inizio vero e proprio verso la metà del 2005, come lui stesso ci racconta: «Tramite il mio amico Keenan Lawler, ho avuto l’immenso piacere di mettermi in contatto (per via telematica) con un certo Brad Rose. Conoscevo già alcune releases edite dalla sua Digitalis/Foxglove per cui fui subito intenzionato a chiedergli pareri musicali o interessi immediati circa Immortal Attitudes. La sua reazione fu (inaspettatamente per me) molto positiva: questo primo lavoro uscì un anno dopo in tiratura limitata su Foxglove».

E’ un disco accolto da un immediato riscontro di critica, e che svela sin da subito i grandi amori di Valerio. Titoli come Interstellar Trane, Black Kind Of Freedom, ed Astral Shipwerk sembrano dirvi qualcosa? L’afflato mistico del Coltrane era Impulse!, le odissee nello spazio di Sun Ra, il kraut rock, certa psichedelia oscura, il folk ed il free: tutto questo confluisce in maniera del tutto naturale in un’atmosfera sbilenca e vagamente fuori fuoco. Lo-fi, come si diceva una volta, ma di grande impatto. La personalità di Cosi si intuisce sin da subito debordante. Il linguaggio dell’improvvisazione coniugato con «una dimensione collagista ben cesellata» che riesca a contornare un formato canzone certamente ben poco convenzionale. La creatività che filtra da quelle composizioni sovverte canoni, supera limiti, sconfina in territori ostili con sprezzo del pericolo. Free jazz, free rock, free music. Pare esserci ancora spazio per disegnare traiettorie inedite in questi settori. Cosi che si pone sul crinale di più libertà espressive. Cosi che riesce a liberarsi dagli standard del passato: «Le uniche cose che aiutino a fare i conti con il passato oggi e che riescano a creare notevoli traiettorie in un paesaggio musicale fin troppo fitto di suoni e musicisti siano l’ironia compositiva, una personalità artistica che sappia rielaborare sapientemente la mole di suoni che ci circonda nel modo più creativo e "nuovo" possibile, lo sforzo mentale e la volontà decisa di svincolarsi dai luoghi comuni».

E pensare che anche per Valerio tutto è iniziato come per gioco: «Prima di Immortal Attitudes ho sempre lavorato su materiale homemade completamente diverso da quello che faccio oggi, una roba elettronica molto minimale senza né capo né coda (spesso architettata in collaborazione con Luca Zecca, mio vicino di casa) di cui però non esiste più traccia nei miei cassetti». Sempre al 2005 risale un altro incontro fondamentale per la formazione del giovane Cosi, quello con l’artista italo-americana Vanessa Niwi Rossetto (anche conosciuta come The Mighty Acts Of God). I due daranno vita a Pulga, strana creatura a due teste che in Pulga Loves You (Fire Museum, 2007) si dimena tra raga, free-folk, jazz anti-accademico e psichedelia mantrica. Collaborare per Cosi è «un modo eccitante di esplorare nuove sonorità e soprattutto di condividere una passione davvero insana per alcuni, quella per la buona musica», ma è soprattutto una opzione estetica. Una scelta di vita.

E di collaborazioni il giovane artista ne ha da vendere. Non solo con etichette che, nel loro piccolo, stanno segnando gli ascolti di molti – oltre alle già citate Digitalis, A Silent Place, Ruralfaune, anche la nostrana Palustre, che meriterebbe un discorso a parte per l’artigianato di altissima qualità – ma anche e soprattutto con musicisti italiani e stranieri tra i più diversi. Qualche nome? Enzo Franchini, la già citata Vanessa Rossetto, i free-jazz rockers portoghesi Loosers – ennesimo trait d’union con gli altri protagonisti di questo articolo Qbico e Troglosound –, Gianluca Becuzzi, Uton, l’immancabile Fabio Orsi.
Un curriculum che dimostra spessore e capacità interpretative della musica di Valerio oltre che disegnarne in continua evoluzione traiettorie e percorsi.

Proprio questi ultimi nomi citati sembrano essere le ennesime dimostrazioni della mobilità della costellazione Cosi. Se quella con Gianluca Becuzzi e Chiara Migliorini a nome Noise Trade Company appare come un caso a parte nell’universo free del giovane sassofonista – più spostato verso sonorità di derivazione electro-EBM impreziosite dagli inserti acustici di Cosi e Orsi – è il sodalizio col sodale Fabio Orsi a stupire come al solito. Per valore del progetto e attuazione dello stesso, come dettagliatamente ci spiega lo stesso autore: «Con Fabio Orsi è in corso il completamento di un’ambiziosa trilogia che cerca di descrivere in un modo fortemente allusivo e lisergico tutta la dimensione di vita che ci è sempre appartenuta, quella della Puglia. "We Could For Hours", primo capitolo di questa trilogia, è dal mio punto di vista ben distante dal suonare oleografico tanto meno spicciolo nei suoi riferimenti più diretti al tema portante precedentemente citato…per questo lo reputo un inizio davvero entusiasmante. Il secondo lavoro è persino più schizofrenico del primo capitolo già uscito su A Silent Place ed è in programma per Gennaio 2009 sulla meravigliosa etichetta australiana Preservation». La terza parte di questa “trilogia psicogeografica” (definizione nostra e passibile di smentite) è attualmente in lavorazione e mostra, se ce ne fosse ancora bisogno, lo spessore anche “teorico” dietro le musiche di Cosi.

La ricerca così come gli input sono sempre dietro l’angolo. Ogni suono, ogni situazione, ogni ambiente può e deve divenire fonte di ispirazione per musiche spirituali, intese come interiorizzazione della bellezza. La traccia introduttiva del suo ultimo lavoro solista, Heavy Electronic Pacific Rock, uscito da poco per Digitalis anche in versione deluxe con bonus disc, ne è perfetto esempio. I 20 minuti di freedelia cos(m)ica dal titolo Study For Saxophone And Electronics sono dedicati a Roberto Donnini, misconosciuto musicista italiano: «Grazie ad un mio caro amico e collezionista di dischi, ho scoperto qualche anno fa "Tunedless", l’unico lavoro di Roberto Donnini di cui mi è dato sapere l’esistenza. E’ un lavoro che mi ha fatto innamorare quasi subito dell’investigazione musicale di quest’artista italiano; a quasi 30 anni di distanza suona come un pugno nello stomaco in materia di onirismo, misticismo e composizione musicale. La figura di Roberto mi ha intrigato ed emozionato così tanto che ho deciso di dedicargli il lungo brano introduttivo del mio nuovo CD su Digitalis. Attualmente penso che Roberto, a distanza di tanti anni, abbia deciso di occuparsi di pittura, design e architettura… mi domando se sia ancora intenzionato a pubblicare dischi».

Valerio Cosi, un ipotetico Alan Lomax italiano? Senza esagerazioni né provocazioni possiamo affermare che Cosi rappresenta un modo di fare musica che ci piace ed esalta. Un muoversi cioè dentro la musica con passione e senza steccati, con un sentire comune a molti musicisti che prima che colleghi sono amici, un fare musica che è anche curativo e terapeutico, per chi ascolta ma soprattutto per se stesso, che magari lo porta a cercare in sé le sue proprie risposte: «Mi sento fondamentalmente reclusivo, motivo per cui sono un po’ "allergico ai live", ma fa parte di un mio particolare stato d’animo che comunque sto cercando di modificare (alla grande) per il futuro».

Potremmo parlare ancora molto di (e con) Valerio Cosi, della sua neonata etichetta Dreamsheep – in catalogo Klangmutationen, Uton, Hexlove e moltissimi altri –, delle infinite produzioni future (rimandiamo al suo dettagliatissimo sito), ecc. Ma preferiamo che a parlare sia la spiritualità di Valerio, l’unica che amiamo anche noi. Quella della musica. (SP e VS)

The Jooklo Extraordinary Mythology

«Deeply down, if you have the courage to explore the most hidden lands of Space, you arrive at some point where you just know that the Souls are so ancient that you’re just prepared to everything the Uncreated is going to bring you. Sometimes you expect something, and something else arrives. That’s the way in which the One around and over here is bringing harmony to the Cosmo order, continuously giving you lessons through an incredibly high sense of humor. What we all need is Peace, and there’s no Peace until there are borders inside the ways of Soul and Mind. Reaching redemption and salvation, we pilgrimate this stellar ways of Light, always happy to meet both angels and demons, messengers of two parallel worlds playing a perpetual game of balances. "Music is the key", and when the gates open showing the reign of what is over the game of contrasts, you can be scared or joyful. But at the same time you’ll be experimenting the rules of freedom of the unpredictable Light. We just try to do our best as walking messengers of what is on the other side of the Gates, as many others has done during the immeasurable story of the Circle of Souls. Music is the word of us, creatures of the air».

La musica della multiforme creatura Jooklo libera i serpenti dell’energia, ferma il pulviscolo atmosferico in un framestop impercettibile, tende i nervi e li fa esplodere tutti all’unisono, apre le porte di una percezione che non può che essere altra, alterata, altrove… Il testo in corsivo di sopra è un po’ il manifesto spirituale e al tempo stesso la mission artistica di David Vanzan e Virginia Genta i motori del fitto e articolato sottomondo Jooklo. Si conoscono nel 2004, iniziando con alcuni piccoli concerti in giro per la penisola. David è l’uomo delle percussioni, Virginia la donna che si esprime con il febbrile sax. Come Jooklo Duo la coppia si esprime in una incandescente prova di free jazz anarchico senza freni inibitori, con l’improvvisazione e l’espressione individuale come uniche stelle polari: «Concepiamo l’improvvisazione nella musica allo stesso modo in cui la consideriamo all’interno della nostra vita: essere sempre pronti a rispondere e scambiare energie, per costruire forme, ritmi e visioni, nell’ascolto e nel rispetto degli altri che partecipano». Pura e irrefrenabile vitalità.

Da qualche parte tra Ornette Coleman, Sun Ra e Albert Ayler. Da qualche parte lì in mezzo e al tempo stesso altrove: «Traiamo ispirazione dalle esperienze di ogni giorno, la fonte è sempre più interiore piuttosto che proveniente dall’esterno. Ascoltiamo volentieri (solo qualche nome perché la lista sarebbe lunghissima): Larry Young, Sun Ra, Ras Michael & the Sons of Negus, Parson Sound, Jimi Hendrix, Sandy Bull, Bruce Palmer, Ed Yazijian, Aktuala, The Pyramids, Juju, Philip Coran, Alice & John Coltrane, Elvin Jones, Yusef Lateef, Pharoah Sanders, Max Roach, Don Cherry, e molta musica etnica in generale». La prima prova tangibile, nonché primo documento discografico per i posteri si intitola Free Serpents e viene pubblicato per mezzo della Troglosound, la label di proprietà del duo, da subito devota al sacro verbo del vinile. Il disco racchiude a malapena l’energia sprigionata live. Il titolo ha in sé il principio primo della musica del duo.

È così che si rivela fondamentale per il duo l’incontro prima e la comunione artistica poi con Maurizio Abate, unoche ha già visto tutto e cerca di testimoniarlo agli altri attraverso la sua musica psichedelica venata di umori d’oriente. Il Jooklo Duo passa a Trio. Si evolve come tutte le cose di questo mondo, quando si avverte la necessità di fare uno scarto ulteriore, una necessità che per loro si fa sentire in modo evidente a giudicare dai continui cambi di denominazione: «Una giornata, come un periodo della vita, è fatto di molti momenti diversi e il cambiamento è indispensabile a chi è costantemente alla ricerca – sostengono chiaramente David e Virginia – non sapendo mai cosa potrebbe capitare, crediamo sia importante essere sempre pronti ai cambiamenti. Comunque stiamo sempre portando avanti costantemente sia i progetti più free e acustici come le esperienze più elettriche, e non è raro che le differenti (poi non più di tanto in realtà) espressioni si intreccino armonicamente. Per quanto riguarda la moltitudine di nomi, chi è alla ricerca cambia sempre aspetto all’apparenza. Con Maurizio Abate ci si conosce ancora prima di formare il Jooklo Duo. A prima vista abbiamo stipulato un contratto di 47 anni, 5 giorni e 12 ore, dopodiché ognuno per la propria strada».

Si forma quindi ufficialmente nel 2006 il Neokarma Jooklo Trio, formazione allargata del Jooklo Duo con Maurizio Abate. La musica tutta tensioni e rilasci del Duo cambia veste propendendo molto di più verso una psichedelia etnica dall’umore orientale, asiatico, indiano. Si pende parecchio verso le atmosfere calde e misticheggianti del Jodorowsky de La Montagna Sacra sonorizzate da Don Cherry. Virginia non si concentra più sulle mille sfumature che il suono del suo sax può ottenere, ma allarga la sua “visione” con una strumentazione più varia: bombarda, flauti, voce, effetti. Dal canto suo David può ritagliarsi un profilo più articolato dedicandosi anche a gong, tablas e bonghi in generale. In questa formazione il duo Vanzan/Genta in pratica si limita o per meglio dire, si reiventa come ipotetica backing band del demiurgo Abate, che armato di steel guitar, tanpura, strumenti a corda, guida questa mini orchestra del “terzo occhio” verso le strade solari e zuccherate di un ipotetico nirvana musicale.

Due i dischi firmati come Trio: Meditative e Solar Vision, entrambi rilasciati da Qbico in vinile con conseguente lavoro di grafica che convertirebbe anche il più ortodosso vescovo dell’Opus Dei alla causa della mistica orientale. Di sicuro attirano l’attenzione di un illuminato kraut. Il signore in questione è Makoto Kawabata, noto deus ex machina dei guerrieri psichedelici del Giappone conosciuti come Acid Mothers Temple. La Neokarma Jooklo Experience esplode e in qualche modo raggiunge il suo apice allargando la formazione del Trio secondo le esigenze o le aspirazioni del momento. Si parla ora di Neokarma Jooklo Ensemble una nuova realtà aperta all’ingresso e all’uscita di una serie di musicisti. Non è molto chiaro, ma di base il progetto si evolve da tre a sei musicisti. Come affermano Vanzan e Genta sul loro sito: «Neokarma Jooklo Sextet è un nuovo progetto di improvvisazione cosmica inizialmente nato come una forma allargata del Jooklo Duo (Virginia Genta e David Vanzan). Ufficialmente inizia nel gennaio 2007 da un’idea dello sciamano David Vanzan, che voleva unirsi in un unico ensemble con questi sei musicisti provenienti da esperienze e band molto diverse.

Il progetto spesso tende a cambiare denominazione a seconda delle situazioni: può essere proposto sia nell’originale forma di trio (Genta, Abate, Vanzan), che come Neokarma Jooklo Ensemble quando coinvolge più ospiti». Il Neokarma Jooklo Sextet coinvolge sei musicisti appunto. Oltre a Genta, Vanzan e Abate ci sono Luca Massolin al basso e mandolino, Andrea Gulli al laptop, Paolo Pascolo al flauto e Christian Zandonella alla chitarra elettrica.  A questi si aggiungono tre “special guests” che a diverso titolo e in diversi momenti hanno collaborato con l’ensemble: Hartmut Geerken con la sua Sun Harp (strumento speciale donatogli direttamente da Sun Ra), Makoto Kawabata alla chitarra elettrica e Giorgio Pacorig al fender rhodes. Per il disco con Makoto Kawabata la formazione è di otto elementi e la denominazione diventa Neokarma Jooklo Octet. Un simile dispiego di uomini e strumenti si traduce in Infinity, lavoro dal taglio denso ed onirico come non mai.

Quattro movimenti sospesi sul nulla dove la dimensione di ensemble riesce a rifinire questa suggestiva architettura del sogno, anche nei suoi dettagli più minuti. Un senso di aerea libertà e di perdita di senso, un ottundimento krautedelico che a qualcuno a fatto pensare al Taj Mahal Travelers, ma con un suono che è aggiornato al nuovo standard della “matrice” digitale.
La Neokarma Jooklo Experience ha poi progressivamente allargato il suo campo d’azione. Dopo un tour negli U.S.A. nel maggio di quest’anno in cui si fa un prezioso incontro con il percussionista Andrew Barker, si spostano poi in Portogallo dove cominciano a suonare con il percussionista Tiago Miranda dei Loosers. E nuovi cambi di pelle sono dietro l’angolo o già in atto: il Jooklo Fire Quartet, con Genta, Vanzan, Barker e Miranda che dovrebbe concretizzarsi dal vivo in questo autunno e soprattutto la Golden Jooklo Age, un nuovo trio con Vanzan, Genta e Luca Massolin con all’attivo già due dischi pubblicati quest’anno, I e il recentissimo Tropical Trip più alcune performance di supporto ai Sonic Youth. Resta da chiarire un ultima cosa… Jooklo? Cosa significa? «Fuoco, fede, spazio, cosmo, rispetto, amore, luce, giustizia, libertà, om». ) (AC)

Qbico / Troglosound

L’arte fatta musica.

Quelle narrate in queste (poche) pagine sono storie a sé, personali, diverse ma tanti e tali sono i punti di contatto che se ne potrebbe parlare (anzi, se ne parlerà) veramente come se fossero una. Qbico e Troglosound. Due etichette, più anime, un’unica passione.

La prima è una piccola etichetta che se la gioca in penombra e – come ha detto qualcuno – combatte le regole del mercato, riuscendo a ritagliarsi in pochi anni un posto di prim’ordine nello scenario delle musiche altre. L’altra ha un nome programmaticamente primigenio, è, se possibile, ancora più piccola e giovane, ed ha dalla sua una genesi differente, in quanto emanazione del fare musica dei suoi protagonisti: David Manzan e Virginia Genta a.k.a. Jooklo Duo e prima ancora (o durante, non è dato sapere) Zurich Against Zurich.

Per Qbico – nata o meglio sviluppatasi sul crash indotto da siti come eBay al collezionismo musicale – quella di label discografica è una definizione che suona stretta se non addirittura limitativa. Certo, quella della produzione di supporti musicali è l’attività principale, ma c’è dell’altro, molto altro. C’è arte, studio grafico, artigianato di qualità, oltre che organizzazione di concerti, radio, dj-ing, ai quali bisogna ovviamente aggiungere tanta passione e grande perseveranza.

Nella costellazione qbica ogni singolo pezzo della collezione è strettamente loyal to the vinyl, ma le attività musicali dell’inafferrabile deus-ex-machina si riverberano oltre la sfera strettamente vinilica. Con i poster e soprattutto le copertine, veri e propri pezzi unici, si lancia nella grafica. Con la sigla Dj Qbico sale in consolle e segue spesso i live dei propri protetti fornendo set vari ed eterogenei. Con Qbic-o-rama invece invade l’etere (prima in versione “reale” e poi sotto forma di podcast) con la sua personale collezione di dischi in un tentativo di proposta musicale orizzontale, da appassionato ad appassionato, che lo slabbramento del mondo musicale indotto dal 2.0 sembra aver accentuato oltre ogni limite immaginabile.

Proprio con uno degli ultimi set radiografico/virtuale si manifesta uno dei tanti incroci cui accennavamo in apertura d’articolo: il #5 per Yellowish Radio è infatti dedicato completamente alle edizioni di Troglosound. Altri di questi incroci si erano manifestati in precedenza su palchi di mezzo mondo – i vari concerti condivisi tra Jooklo e il dj-set di Qbico – o nei design dei fantastici gig-poster da collezione. A dimostrazione, forse, che le anime sono diverse ma la passione unica.
L’universo Qbico non prende il via semplicemente col numero 01 del catalogo, ma con l’antefatto che portò alla pubblicazione della reissue di uno dei 10 cd-r che formavano il box Early Works 1978-81 di tale Kawabata Makoto. Figura fondamentale nelle evoluzioni future dell’etichetta, quella del leader di Acid Mothers Temple. È infatti dopo l’ascolto del box in questione – comprato ad un live londinese del collettivo di frikkettoni giapponesi – che nasce la decisione di dare il via a qualcosa di unico capace di condensare tutte le sue passioni: il vinile, la musica altra, l’artwork unico e, why not?, il collezionismo vinilico.

Che a ben vedere sono tutti – tranne l’ultimo – elementi in contraddizione con l’attualità del mercato discografico: con la digitale massificazione del supporto, con l’omologazione stilistica, con la serialità asettica del medium. Scelta di campo, si chiamerebbe se fossimo in ambienti legati al marketing; naturale evoluzione di passioni radicate sin dalla giovane età, nella realtà dei fatti qbici.
Vede così la luce nel 2001 la riedizione di quel cd-r a nome Dark Revolution Collective: una stupenda edizione picture disk con artwork di Carla Sello su un lato (un mandala multicolore) e di Gabriel Bautista (un disegno Huichol) sull’altro che è pura rappresentazione artistica del suono compresso tra i solchi del vinile.

Ma dicevamo che il prolifico giapponese è stata figura fondamentale nello sviluppo della label e del suo mentore. È difatti la riedizione di un altro volume del suddetto box – quello a nome Baroque Bordello dal titolo 1st Trip – a vedere per la prima volta mr. Qbico dilettarsi in prima persona nella realizzazione del lavoro di copertina.

Una passione, quella per l’artwork, che deve essere stata gradita al misterioso titolare, visto che nelle future edizioni di un catalogo sempre più interessante e in espansione anche dal punto di vista musicale, essi sono ormai divisi al 50% tra la mente dell’etichetta e i musicisti stessi coinvolti nei vari progetti discografici. L’ultimo ad apparire in ordine temporale, almeno al momento di chiudere queste pagine, è il doppio lp a firma Loosers, combriccola di portoghesi ruotante intorno alla figura di Tiago Miranda in fissa pesante col free e col quale sempre più spesso, come accennato più sopra, Valerio Cosi e i due Jooklo condividono palchi, progetti e momenti di vita. E qui – se lo spazio lo permettesse – potrebbe partire un’altra diramazione laterale incentrata su quell’estremo pezzetto occidentale d’Europa, spesso dimenticato o sottovalutato ma che sta dimostrando di poter svolgere un ruolo di prim’ordine nella scena free e out-rock mondiale coi vari progetti legati a David Maranha, Tiago Miranda e, perché no?, David Manzan e Virginia Genta, da poco trasferitisi con la loro Troglosound nella città che fu di Pessoa.

Rifocalizzando la nostra attenzione sulle questioni meramente grafiche della label vinyl-only, Natives Are Restless è un doppio con una copertina che rievoca alcuni portales portoghesi, solo virato in un elegantissimo nero che sembra essere lì lì per schiudere l’orecchio dell’ascoltatore verso il maelstrom sonoro del collettivo aperto.

Ogni singola opera targata Qbico diviene però esperienza unica per i sensi. Capace cioè di dire molto (quasi a prescindere dalle musiche, verrebbe da dire…ma sappiamo che non è così) sin dalle ricercatissime copertine o dai cangianti vinili colorati, dai contorni spesso psichedelici, altre volte semplicemente screziati sul nero vinilico. Anche sul versante più classicamente picture-disc il catalogo non lascia a desiderare. È il caso dei legami con entità affini come la Tasty Soil di Chris Pottinger – musicista ed artista grafico americano, oltre che titolare della microetichetta in questione – hanno portato alla pubblicazione sia del progetto principale Odd Clouds, sia dei side-project Cotton Museum e Slither, che sono splendidi esempi di art-brut fumettistica. La lista potrebbe però essere infinita. Come non citare i vinili editi sotto varie incarnazioni dal collettivo Jooklo (in duo, in ottetto con Makoto, in trio come Neokarma con Maurizio Abate)? Gli artwork sono delle pure gemme di straniante e raffinatissima psichedelia grafica talmente curate che non sfigurerebbero affatto se appesi alle pareti di una galleria d’arte.

In chiusura un particolare non indifferente che rende benissimo l’idea dell’amore per il vinile: le edizioni Qbico non escono con coupon e codici per il download in formato mp3. Il vinile secondo l’ideologia qbica deve suonare, deve consumarsi, deve frusciare. Non solo rimanere appeso ad una teca nel soggiorno di casa. Dove, dopotutto, non stonerebbe affatto.

Silk-screen e homemade sembrano invece essere le parole d’ordine di David Vanzan e Virginia Genta nella incarnazione trogloditica. Meno ortodossa rispetto a Qbico nella sua alternanza tra cd-r e vinili spesso 1-sided – con una recente prevalenza di questi ultimi –, Troglosound è caratterizzata da un amore per la varietà, per una grafica spigolosa e angolare, meno variopinta e psichedelica rispetto alla sorella. Perfetto esempio è il vinile Cobra di G.I. Joe che sintetizza nelle linee geometriche della cover il suono da sismografo impazzito del duo italiano affine oltreoceano a Lightning Bolt et similia. Ma anche – più per attitudine demistificatoria che per risultati – ai furiosi padroni di casa Zurich Against Zurich, prima incarnazione del futuro Jooko Duo, in cui David (alla batteria) e Virginia (alla chitarra/voce) erano usi a battagliare senza esclusione di colpi a mannaiate di wall of sound. Come una partita a tennis giocata da uomini delle caverne armati di clave e macigni.
Un catalogo, quello troglodita, non esclusivamente devoto all’ortodossia rumorosa, ma piuttosto vario ed eterogeneo nella pur limitata quantità. Affare di famiglia ovviamente, ma non solo. A vedere la luce per Troglosound – da poco trasferitasi con i due titolari in quel di Lisbona – è il free-jazz afasico di Jooklo Duo e quello di reminiscenza kraut-psichedelica dell’allargato Neokarma Jooklo Sextet, oltre ai raga acustici di Maurizio Abate, le abrasioni anarcoidi di Claudio Rocchetti in combutta col sodale Mattin, le alchimie ermetiche di Golden Jooklo Age (i padroni di casa in fusione estatica con mr. 8MM Luca Massolin). Un arco stilistico che racchiude noise primigenio (trogloditico, appunto) e sciamaniche tendenze neo-psichedeliche, passando per jazz anticonformista e suggestioni orientaleggianti.

È di nuovo però la scelta di campo che ci interessa in questa sede. Quella tendenza latamente artistica verso i formati altri (vinile e cd-r, nello specifico), quella capacità tutta casalinga di assemblare “manualmente” edizioni se non uniche, per lo meno rare, vista la limitata tiratura che, pur nascendo dall’universo in espansione del do it yourself, ne innalzano la cifra verso l’opera d’arte tout cour.

Quello dei trogloditi David e Virginia (in realtà tutto fuorché grezzi abitanti delle caverne) è un amore per grafica ed arte visiva commista a musiche altre molto spesso radicali che trova riscontro sotto la pelle dell’underground italiano in artisti come, citiamo a caso, Canedicoda e in luoghi commisti come Codalunga – spazio artistico, negozio, sala-concerti in quel di Vittorio Veneto – che orgogliosamente crescono in una provincia, quella italiana, che dimostra sempre più spesso di non essere tale.
Una way of life quella della coppia Vanzan-Genta, una sorta di attitudine improvvisativa applicata anche alla vita di tutti i giorni, come scritto sopra. Una attitudine che non si manifesta soltanto su un palco, insomma, ma anche nel tessere rapporti umani e sinergie che si sviluppano in maniera completamente naturale. Con la stessa naturalezza con la quale nascono gli artwork, come ci conferma Vanzan via e-mail: «Una copertina nasce disegnando, come un disco nasce suonando, come una foto nasce fotografando e così via…L’ispirazione arriva direttamente dalla musica, l’immagine completa il suono». Elementare, no? (SP)

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