Michael Gira – The God Of This Fuckin’Land

Sono abitato dai pensieri altrui Se mi taglio via un dito taglio generazioni di storia
Michael Gira – The Consumer

There is no place to run from Joseph’s truth His hands are on your throat but feeding you
Angels Of Light – Joseph’s Song

Ho speso un anno lavorando su questo disco ed esso contiene il mio DNA, o il DNA della persona che realmente ha scritto e cantato l’album. Il suo nome è Joseph. Lui vive proprio dietro la mia testa. È un emissario di Dio, ma a volte non porta a niente di buono. Ad ogni modo, sono grato che lui mi faccia visita. Se non lo avesse fatto, probabilmente avrei potuto essere qualcuno come Paris Hilton o un avvocato di successo, o al limite – e probabilmente sarebbe stata la miglior realizzazione – un bravo carpentiere…

No, Michael scusa… non ho capito bene. Chi è Joseph? Ho già risposto. È un emissario di Dio che viene a farmi visita e a volte non porta niente di buono”.

Le persone cambiano così come le stagioni si alternano l’un l’altra. Ora alla vigilia della pubblicazione del nuovo lavoro degli Angels Of Light, un We Are Him (Young God, 28 agosto 2007, in recensioni), che sembra la summa di tutto quanto fatto fino ad ora sotto questa “etichetta”, contattiamo Michael Gira per uno scambio di battute e ci accorgiamo che poco o nulla sembra essere rimasto del wagneriano e apocalittico cantore dei primi Swans, quando sguardo vitreo, torso nudo, fronte alta, vene scoperte, bocca spalancata in un agonizzante smorfia, urlava parole come: “Cut off the arms. Cut off the head.Cut off the legs. Get rid of the body.Heartache to heartache. Job to job. Dollar to dollar. Body to body. Pus. Poison. Blood. Shit: get rid of the body. Heartache to heartache. Heartache to heartache”.

Ora il Nostro quando non fa musica con gli Angels Of Light, si impegna nella più classica delle attività di management con la Young God Records, riuscendo in qualche modo a ritagliarsi un ruolo da piccolo mecenate. “Oh… Sono una persona completamente diversa ora. Suppongo che il bambino pestifero/arrabbiato/vendicativo ancoraviva in me, ma ho ricoperto la sua pelle con un po’ di miele e dei petali di rose. Ora, quando lui urla, viene fuori una nota di pura e semplice gioia, invece di suonare come un pit bull che viene strangolato. Inoltre, non mi importa più molto di me stesso – “Io” può andare all’inferno, per quanto mi concerne. Vivo fuori di me. Mi sento come un santo. Voglio aiutare altra gente a capire come poter uscire fuori da loro stessi, scomparire, che è quello a cui dovremo tendere tutti… molti degli artisti sulla mia etichetta mi chiamano “Zio Mike” – ha ha!”.

Michael Gira è come se fosse diventato un piccolo sole intorno a cui girano svariati pianeti, ciascuno con la sua gradazione di luminosità e colore. Young God Records è una costellazione di artisti il cui unico collante sembra essere la lunga mano di Michael, il suo sguardo lungo, l’orecchio fino e un (buon) gusto abbastanza sui generis. “Mi piace una musica che sia umana. Mi piace anche una musica che richieda uno sforzo fisico per essere fatta, che richieda una concentrazione fisica e mentale perché possa partorire un suono. Negli Swans, per esempio, nei primi tempi, volume e amplificazione erano veramente importanti, ma fare quella musica fu un atto di determinazione fisica – il tutto fatto allo stesso tempo in modo veramente disciplinato, ma dopo un po’ realizzai che il volume non era l’unico modo per poter sentire qualcosa al centro del tuo petto. Recentemente mi sono reso conto che quando faccio un concerto, con solo la mia chitarra acustica e la voce, è tutto davvero simile ai primi tempi degli Swans. Si crea un paesaggio che è davvero simile… Così come tutta la storia del “suono classico americano” che si è creata intorno a Devendra e agli Akron/Family. Non mi importa molto. Voglio dire, io apprezzo quella musica, ma mi piace qualunque cosa che quando la ascolti, va direttamente al centro del tuo cranio. Mi piacciono allo stesso modo la musica rituale tibetana e James Brown”.

Sì Michel è cambiato. Se gli chiedi del suo passato con gli Swans rimane elusivo, appare revisionista e fin troppo severo con se stesso. Se gli chiedi dei suoi ultimi “acquisti” su Young God, va in brodo di giuggiole: “Amo assolutamente Lisa (Germano). Il mio amico vichingo hippie Thor aveva suonato nella sua band per un po’, un giorno portò alla mia attenzione l’album Geek, The Girl e fui immediatamente ipnotizzato dagli incantesimi che sapeva lanciare. Lei ha qualcosa di magico… Più tardi, nel momento in cui YGR divenne una label a tutti gli effetti, la avvicinai con l’idea di distribuire la sua musica, ma le ci sono voluti degli anni per essere d’accordo. In The Maybe World è stato il primo disco, dopo di che sono stato molto contento di poter pubblicare una ristampa di Lullaby for Liquid Pig in 2 cd, che per me è uno dei posti sonori più dolorosi e dolci in cui tu possa scappare…”.

Stessa cosa per i progetti futuri: una comparsata sul nuovo disco degli Xiu Xiu e un nuovo album di Larkin Grimm su YGR: “Jamie degli Xiu Xiu è un uomo che ha molto talento. Inoltre, è uno che si prende dei rischi, e questo mi piace. Io canto con lui una canzone abbastanza sciocca, Under Pressure. Non mi importa se posso sembrare ridicolo. Infatti IO SONO ridicolo, così non c’è nessun problema… Larkin ed io siamo stati in corrispondenza per anni, finalmente le circostanze sono mature perché lei faccia musica su YGR. Registreremo il suo album a gennaio. Lei è abbastanza pazza, ma in un modo molto carino!”

Per venire agli Angels Of Light, si tratta semplicemente della sua terza o quarta incarnazione ufficiale. Ragionando a rigor di cronologia, il Nostro vulcanico uomo ha fatto musica sotto svariate etichette, ma è poi con la quindicinale epopea degli Swans che è passato alla storia. Quella dei primissimi Swans era una musica che venne categorizzata rapidamente e arbitrariamente alla voce “industrial”.

Una musica ossessiva, ripetitiva, ferocemente catatonica, fisicamente ai limiti. Il volume e le performance portati ad eccessi che provocavano svenimenti, con gli astanti più sensibili che davano di stomaco. Gli Swans vennero presto etichettati come “the

loudest band in the world”. Di fatto nei primi anni ’80, furono il fenomeno underground di New York. Il lato brutale, malsano, radicalmente antagonista della “cosa” chiamata noise rock e nata dalle ceneri di Glenn Branca. Lì dove le altre stelline newyorkesi, i Sonic Youth, si distinguevano già per la sapiente trama di relazioni, da veri portabandiera che si candidavano a trasformarsi in icone alternative, gli Swans erano invece rovinati al loro interno e al loro esterno, dall’intrattabilità maniacale, iraconda e ossessiva di Gira. Solo Norman Westberg, Algis Kizys, Jonathan Kane e Jarboe hanno saputo stargli dietro per più tempo, perché gli altri comprimari sono stati fatti fuori rapidamente.

Non c’è niente di male nel bruciare

Prima di mettersi a fare musica con gli Swans, Michael aveva però già regolato diversi conti con la propria esistenza e con una condizione difficilmente definibile come rosea. Non molto loquace quando si tratta di parlare della sua infanzia, in un’intervista

del 1996 per Seconds il Nostro finalmente si sbottonò descrivendo un’infanzia abbastanza sui generis: ”Sono nato a Los Angeles nel 1954 e più o meno intorno al 1966 ho cominciato a fare un grande uso di LSD. Beh, sono diventato dipendente dalla metadrina all’età di 12 anni e anche di secanol e sniffavo colla, gasolio, devastavo le macchine, devastavo le scuole. Rubavo. Ero agli arresti per tutto il tempo. All’età di 14 anni ero stato arrestato così tante volte che la polizia mi chiese se volevo andare in un centro di detenzione per minori oppure andare a vivere con mio padre. Così mio padre venne e mi prese con sé”. Il padre cercò quindi di farlo lavorare in una fabbrica in Germania per insegnargli quanto fosse difficile la vita ma… “scappai di nuovo e feci l’autostop attraverso l’Europa, la Yugoslavia, la Grecia. Arrivai in Turchia che ero quasi completamente al verde e avevo solo i soldi per prendere un aereo e andare in Israele dove terminai la mia corsa. Spesi un anno lì, in un kibbutz, lavorando prima come minatore di rame, poi facendo l’elemosina, infine vendendo il mio sangue. E venni arrestato per aver venduto hashish… passai i miei 12 anni lì, in una cella”.

I genitori sono stati due figure fondamentali. Il padre era un uomo di successo nel campo dell’industria dell’aviazione. Guadagnò milioni di dollari prima di fallire e perdere tutti i suoi risparmi. Si riciclò come consulente per una grande compagnia, ma perse di nuovo tutto e morì completamente povero e cieco all’età di 71 anni. Sua madre, invece, faceva la modella per Look, ma dopo essersi sposata divenne alcolizzata e passò la maggioranza della sua esistenza chiusa in una stanza a bere. Michael come per reagire a tutto questo, dopo aver trovato sfogo nelle droghe e nel vandalismo, venne ufficialmente folgorato dal punk. Tornato in California, il Nostro sembrò mettere la testa a posto, andò al college, si iscrisse ad una scuola d’arte, ma lasciò tutto poco prima di diplomarsi. Cominciò prima a riprendere con una videocamera i concerti punk del luogo, tra cui gli X, gli Screamers e i Germs, poi con l’amico Bruce Kalberg fondò NO Magazine, a metà tra il pamphlet politico e la fanzine di settore:

Proponevamo interviste con i soliti sospetti, come X e Germs, entrambi grandemente ammirati da noi e che vedevamo dal vivo ogni volta che era possibile, ma pensai che sarebbe stato bene includere anche altri aspetti. Pubblicammo un’intervista alle mie divinità personali del tempo, i Suicide, così come un’intervista con una dominatrix di Hollywood che descriveva il modo in cui torturava giudici e uomini d’affari, alleviando le loro pene con dosi di urina in faccia e stupri a base di dildo. Avevamo cose come una foto molto grande di un’autopsia con cui facemmo la cover del numero due. Anche pornografia molto cruda, disegni scabrosi e anonimi fatti da me, e degli eccellenti foto-romanzi fatti da Bruce. Ad ogni modo, non potevamo pubblicare NO Magazine in LA. Dovevamo viaggiare fino a San Francisco, per andare nella tipografia che stampava tutta la pornografia del West Coast e dovevo poi tornarmene nella Volkswagen di Bruce con 1500 magazine sui sedili di dietro e nel portabagagli”. Lo sfogo di violenza alla base del punk, così come l’esistenza di una vera e propria cultura alternativa rispetto al benessere consumistico dell’epoca risucchiarono tutta la sua attenzione, e dal riprendere i concerti al farne di propri ci mise poco. Fondò infatti una propria band di art-punk chiamata Little Cripples, poi ribattezzata Scrict Ids e infine IDS. Michael venne però cacciato dalla band perché non sapeva cantare, prima che questa si trasformasse definitivamente in Bpeople.

Nel frattempo, scriveva recensioni di dischi e concerti per un magazine chiamato Slash, si ingegnò in particolari performance sexual-artistiche prima di partecipare ad una performance del noto artista d’avanguardia Hermann Nitsch, nel suo Orgien Mysterien Theater in cui gli attori vengono bagnati nel sangue e nelle interiora di animali. Ben presto però anche il punk ortodosso cominciò a stargli stretto e fu più o meno nel momento in cui venne a conoscenza di quella cosa chiamata No Wave, di quel musicista chiamato Glenn Branca, e di sonorità più radicali, come SPK, Einstürzende Neubauten e Throbbing Gristle. “Amavo i Throbbing Gristle. Conoscevo tutto di Genesis e delle sue uscite attraverso Coum Transmissions. I Throbbing Gristle sono stati una grande ispirazione per me. Ovviamente non volevo fare musica come la loro, ma il suo primitivismo, l’uso dei suoni – musicali e non musicali – così come il mettere in piedi un rituale pubblico – tutto veramente espressionista. Mi piaceva anche la loro insistenza sui contenuti, e sui soggetti provocatori, il modo in cui graffiavano via tutte le cicatrici dalla tua coscienza. Mi piacciono anche le loro canzoni “pop” comunque, come la canzone United ecc… Ad ogni modo la nozione di musica “industriale” non mi interessava, né allora né ora”.

Ma è così che gli Swans cominciano presto ad essere etichettati. Michael si trasferisce a New York e fonda con Jonathan Kane i Circus Mort. Un solo ep dato alle stampe e una parabola che si chiude rapidamente e di cui Gira non sarà mai soddisfatto, di fatto però costituisce l’anticamera per gli Swans. Quello dei Circut Mort è un wave rock, pesantemente claudicante, roboticamente spastico, alienato all’origine. Non nasconde una certa verve funk, un timido fraseggio danzereccio, tutto molto dimesso, ottenebrato, incupito. È musica che si muove per inerzia, ma gli manca la voglia di vivere. Nel momento in cui i Circus Mort non esistono più, Kane e Gira decidono il da farsi, ma per quest’ultimo c’è già l’idea di una nuova band chiamata Swans. I due chiamano con loro Sue Hanel. Con lei alla chitarra, Gira al basso e alla voce e Kane alla batteria abbiamo la primordiale incarnazione degli Swans.Il febbrile Gira assembla subito un ep di quattro canzoni chiamato Swans (Labor, 1982) a nome Swans, distribuito attraverso una sua piccola label chiamata Labor. Kane e Sue Hanel non restano a lungo in barca. La line-up iniziale degli Swans prevede così Norman Westberg alla chitarra,

Roli Mosiman alla batteria, Harry Crosby al basso e lui alla voce, ai nastri, alle percussioni e ai bassi. È l’incarnazione degli Swans, che più viene ricordata dai seguaci della prima ora, quella che comincia a far parlare con una musica sferragliante e aggressiva, marziale e opprimente. Quella che rivolta in salsa rock, o meglio con la strumentazione tipica del rock, tanto il purulento sottomondo industrial di marca britannica, quanto gli atonali e disastrati episodi no wave, quanto le sinfonie metalliche di marca Branca. “Suonare con Glenn Branca mi ha lasciato come con un senso di volare, di viaggio nel tempo, di levitazione…”. Michael partecipa alla Symphony No. 3 (Neutral, 1983) dopo che gli Swans hanno esordito ufficialmente con Filth, licenziato per la label Neutral di proprietà di Branca stesso. A posteriori è abbastanza evidente che dal suono di Branca, Gira si sia lasciato attirare soprattutto per le sue qualità trascendenti, per quella sorta di forza centrifuga che sposta i suoni come attraverso dei piccoli vortici. I deliri metallici di Filth (Neutral, 1983 / Young God, 1990), fanno parlare di “Boom Music”, nella misura in cui e su metronomici e marziali battiti doom che la macchina Swans procede con malsana e metodica ritmica. I suoni già ai limiti di Filth vengono rinvigoriti ulteriormente con Cop (K.422 / Some Bizzare, 1984 / Young God, 1992) con una foto di copertina firmata da Lee Ranaldo. È il 1984. Gli Swans danno alle stampe anche l’ep Young God (K.422 / Some Bizzare, 1984 / Young God, 1992) con classici come Crawl Away e Raping A Slave. È il momento di loro massima realizzazione. Dopo le cose cominceranno progressivamente a cambiare. Gira chiama a cantare su Time Is Money (Bastard) un 12” che precede l’uscita di Greed (K.422 / Some Bizzare, 1985 / Young God, 1999), una giovane fan newyorkese, una certa Jane Jarboe, che pare essersi innamorata della band dopo aver sentito Power For Power per radio. Il dittico Greed / Holy Money (K.422 / Some Bizzare, 1986 / Young God, 1993) ammorbidisce un po’ i toni, cerca di variare le movenze ritmiche delle canzoni, dà sempre più spazio all’elegia gotica per solo voce di Jarboe, si cominciano a fare anche dei video. Paradigmatico quello per A Screw, che sintetizza alla perfezione l’estetica fisica e corporale della band. “Ho diretto io quel video. Fu fatto in una piccola stanza con una videocamera e dei rudimentali strumenti di montaggio. Mi ci volle una settimana, 16 ore al giorno, e alla fine, dal momento che bevevo birra senza sosta, fumavo e bevevo caffè per tutto il tempo, ebbi quello che pensai fosse un attacco di cuore. L’ambulanza venne e mi portò in ospedale. Si scoprì che avevo avuto un ‘attacco di panico’ – il mio primo – ad ogni modo, quel video è stato l’unico buon video che gli Swans abbiano fatto. Ora come ora odio l’intera idea dei video rock. Che ammasso di stronzate!”.

Il sesso nella tua anima ti dannerà fino all’inferno

Greed e Holy Money sono il territorio in cui comincia a farsi largo Jarboe, personaggio davvero sui generis che meriterebbe trattazione a parte. Con la scusa di intervistare gli Swans per una fanzine la Nostra si imbosca sempre di più nei “camerini” degli Swans. Michael le fa prima fare rumori assortiti, nel momento in cui passa dall’usare i tape loops in favore dei samples, poi si accorge accidentalmente della sua voce e della sua padronanza tecnica. Jarboe, che in vecchia lingua creola/francese significa “colei che è bella”, veniva da un ensemble di musica art-jazz e aveva cantato in alcuni cori gospel. Liricamente e armonicamente è l’elemento che stempera la barbarica irruenza di Gira e che completa con lui il perfetto archetipo mascolinofemminino. I due cominciano quasi inevitabilmente a dividersi il letto. Gira che dal canto suo era sempre più disgustato dalla piega metalloide che aveva preso il suo pubblico e che cercava di andare sempre oltre, si lasciò piano piano irretire dalla malia femminile di lei. Il progetto Skin rappresenta il primo taglio netto col passato. Immaginati per dare libero sfogo alla sortite compositive e canore di Jarboe, gli Skin, ribattezzati in Europa, World Of Skin, per evitare confusione con una band omonima, sono il terreno su cui Gira erige tutta la seconda stagione degli Swans. I die hard fan della prima ora storsero subito il naso e abbandonarono gli Swans.

Ora come ora, non riesco a sentire quella musica. È poco più del mio gusto personale suppongo. All’epoca, presumo che le mie intenzioni fossero sincere – probabilmente troppo sincere – ma ora mi sembra tutto così pretenzioso e sovraccaricato… Triste…”. Michael non è mai tenero con il suo passato. Gli Skin sono stati soprattutto il primo territorio musicalmente paritario che qualcuno ha sperimentato con lui. Anzi, forse più che paritario, giacché la maggioranza delle ballate gothic-folk che si articolano lungo le tre uscite Blood, Women, Roses (Product Inc, 1987), Shame, Humility, Revenge (Product Inc./Mute, 1988) e Ten Songs From Another World (Young God / RoughTrade, 1990) risentono soprattutto della voce e dello stile di Jarboe. Sta di fatto che nel 1987 gli Swans danno alle stampe Children Of God (Caroline, 1987/Young God, 1997), da più parti definito come il disco di svolta e massimo esempio della loro arte. Trattasi invero di classico disco di passaggio, ancorché particolarmente riuscito.

Gira non ha ancora abbandonato del tutto la marziale pantomima doom degli esordi e comincia il disco in piena tregenda con New Mind. Segue un brano gotico etereo nello stile degli Skin, In My Garden, con tanto di suoni di uccelli  e il canto soprano di Jarboe a ricamare una stranissima atmosfera mistico zen. Tutto il lavoro si alterna tra questi due opposti. Ci sono brani lenti, melmosi e opprimenti (Sex, God, Sex, Like a Drug, Beautiful Child, Blind Love) cantati dal baritono sepolcrale di Gira e altri folk eterei guidati dai cori angelici di Jarboe (Our Love Lies, You’re Not Real, Girl, Blackmail, Children Of God). Anche liricamente gli Swans cominciano a lasciarsi alle spalle tutto il sottotesto politico che guidava le loro parole, in favore di un’illuminazione religiosa che sa tanto di peccato quanto di redenzione. “Rigurgitate le porcherie sociali acquisite” slogan degli Swans tra i più battuti e urlati, viene sostituito da “Siamo nati nel segno del Signore/ i nostri corpi sofferenti non soffrirano più”. La new age degli Swans va quasi inevitabilmente a sbattere con le aspettative discografiche. Tra il 1988 e il 1989 i Nostri si produrranno nella doppietta Love Wil Tear Us Apart / The Burning World (Uni/MCA, 1989) che per Gira è il punto più basso mai raggiunto da lui come artista. Il primo è un ep contenente due versioni della classica canzone dei Joy Division, una cantata da lui e l’altra cantata da Jarboe. “Mi piacevano i Joy Division, ma non più di molta altra musica che ascoltavo all’epoca. Vorrei aver accuratamente evitato quella cover. Che terribile, terribile sbaglio fu. Il mio modo di cantare era terribile, la produzione debole, l’originale era cento volte migliore. Che disastro! Quando pensai per la prima volta di farla, volevo che suonasse come una canzone di natale, del tipo “Little Drummer Boy” – con un po’ di bambini che cantano, un vasto suono alla Phil Spector. Avrebbe potuto essere carina. Ma invece venne fuori con un suono terribile, come un’inetta musica per gomme da masticare. Oh beh…”.

Gira è talmente disgustato dalla sua versione che in occasione di Various Failures (Young God, 1999), una raccolta compilativa che lui assemblò con tutto il materiale di questo periodo, incluse solo la versione cantata da Jarboe. Quanto a The Burning World, trattasi del primo disco degli Swans su una major, la MCA, con un produttore rinomato, Bill Laswell, e trattasi semplicemente di un disastro. The Burning World, che vanta una foto di copertina di Robert Mappelthorpe,è il primo disco folk vero e proprio degli Swans. Bill Laswell riempie la traccia di effetti world e strumenti acustici. Le canzoni si alternano tra il bucolico hippie, la folgorazione hindù e il cadenzato umorale mormonico. I risultati sono a tratti esilaranti (i cori a base di “lalala” dell’iniziale The River that Runs With Love Won’t Run Dry, gli effetti sonori su Let It Come Down, il coro “buddista” di Mona Lisa, Mother Earth). Davvero tutto caricato fino all’eccesso, senza un minimo di misura. Ma almeno un paio di brani si salvano dal trattamento etno di Laswell e sono poi quelli che Gira riprenderà in Various Failures: Can’t Find My Way Home cover dei Blind Faith e I Remember Who You Are entrambe cantate da Jarboe, con quei suoi magistrali sostenuti vocali.

Gira disgustato dall’esperienza con la MCA decide di mettersi in proprio e di fare tutto da solo. Mette così in piedi una prima incarnazione della Young God. Siamo arrivati ai cosiddetti “Bunny Records”, White Light From The Mouth Of infinity (Young God / Rough Trade, 1991) e Love Of Life (Young God, 1992) definite così dai fan per via dell’artwork incentrato sui dipinti dell’artista Deryk Thomas. A riguardo Gira è prodigo di descrizioni e in un articolo intitolato, “Interior Phrenological Exegesis Of The Deryk Thomas Skull”, descrive il momento in cui si è lasciato catturare dallo strano mondo pittorico dell’artista inglese: “Tutto quello che era rimasto era una voce, la voce di Deryk Thomas, e risuonava nella mia testa come un urlo che cercava di scappare, e mi disse questo: ‘Tu userai i miei dipinti per illustrare le tue malate e miserabili canzoni, così che l’ascoltatore possa sognare cose più importanti – come Turner, Poe, Bacon e Blake – così come lui è soggetto allo scorrere della tua musica entropica e suppurante, una musica che è come un cattivo respiro anche quando è “carina” ’. E così feci, e camminai nei suoi occhi (attraverso il coniglio che era Deryk Thomas), e arrivai in un mondo luminoso di pelliccia bianca, di lame taglienti, di cocci di vetro torturati, dove la donna e l’uomo sono belli, dove i suoni dei loro corpi che scricchiolano mentre si immolano sono i suoni di un delicato carillon, dove il dolore è dolcezza  e alimento, dove l’immaginazione ti soffoca come un cappio”.

White Light è probabilmente il miglior disco dei tardi Swans, per lo meno quello dove meglio si nota che la scrittura di Gira ha ormai raggiunto una maturità che sta agli antipodi rispetto agli sfoghi di violenza di gioventù, il disco dove il pieno e ripieno produttivo non diventa soffocante come in The Burning World, dove i cori di Jarboe sono una traccia più importante delle altre nel dipingere queste ballate dolenti. Liricamente parlando è il lavoro della definitiva redenzione, attraverso cose come sofferenza e perdono. Quello che prima era Power For Power qui è Power And Sacrifice. È il Gira innamorato di Jarboe che intona “Love will save you from yourself when you lose control/ And love will save you from all the lies your lover ever told you/But it won’t save me” ed è il Gira che si lecca le ferite della sua esistenza nella classica FailureThey tempt me with violence/ They punish me with ideals/ And they crush me with an image of my life that’s nothing but unreal/ Except on the goddamned slaveship of failure”.

Love Of Life prosegue sulla stessa scia, ma non ha le stesse canzoni del predecessore. Infarcito di brevi intermezzi senza titolo, che danno un tono bucolico e drogato a tutto il disco, i ritmi qui riprendono a farsi martellanti mantenendosi però lontani dagli eccessi degli esordi. Love Of Life, The Golden Boy That Was Swallowed By The Sea, Amnesia, In The Eyes Of Nature sono tutte su ritmi più o meno marziali, ma i brani migliori rimangono le ballate folk senza tempo come Her (ennesima canzone d’amore scritta da Gira per Jarboe), l’epica The Other Side Of The World, la più classica delle ballate di Jarboe She Crys (For Spider) e la  conclusiva God Loves America, che vanta un testo più politico del solito per il periodo in cui fu scritta “So God Forgive America/ The End Of History Is Now/ And God May Save The Victim/ But Only The Murderer Holds Real Power”. Gira interpellato sul significato di questa canzone si dimostra come al solito ingiusto con se stesso: “I sentimenti di quella canzone sono qualcosa che sento ancora, ma penso che quel testo sia semplicemente pessimo, banale, scritto male e ovvio. E il canto? Per Dio! Quanto imbranato potevo essere??? No so chi diavolo credevo di essere, ma sono contento di non essere più quella persona… così come per la politica, non so, è strano, che ancora ricordi questo, ma mio padre mi diceva sempre che non è buona educazione criticare la propria terra quando si è in un paese straniero, così dal momento che questa non è un’intervista americana non parlerò dei miei pensieri politici. Presumo che tu possa facilmente intuire quello che penso, e le mie opinioni politiche non cambieranno mai di molto, così dopo tutto non importa…

Mindless, bodyless, soundless light

Gli Swans vantano ancora il contributo, sia pure marginale di Norman Westberg, ma ormai sono diventati un vero e proprio duo. Tra Love Of Life e il nuovo disco The Great Annihilator, passano quattro anni. Nel frattempo Gira scrive molte delle novelle che andranno a formare The Consumer (pubblicato da 2.13.61, 1995), il suo primo ed unico libro, pubblicato poi nel 1995 dalla casa editrice di Henry Rollins. Suddiviso in due parti: “The Consumer” e “Various Traps, Some Weaknesses”, il libro è uno zibaldone di influenze e visioni, articolate in storie brevi e vignette cosmiche dalle tematiche a tratti ripugnanti. La prima parte contiene tutte le storie risalenti all’inizio degli anni ’90, quindi le più recenti, la seconda raccoglie storie e prose risalenti alla metà degli anni ’80, molte delle quali già precedentemente pubblicate da SST Records con il titolo di Selfishness e con illustrazioni di Raymond Pettibon. Roba che nelle aste di Ebay va letteralmente a ruba. Nick Cave dirà del libro di Gira: “Questa è una scrittura disgustosa. Una brillante, disciplinata e disgustosa scrittura…”. The Great Annihilator (Young God / Invisibile, 1995) è un disco che in qualche modo si riallaccia al clima di tensione cosmica che promana dalle storie della raccolta. Un semi concept album che ruota intorno al tema del Grande Annientatore. Secondo la teoria di Stephen Hawking, l’ultimo buco nero in cui tutto, tempo ed eventi, sarà risucchiato dentro nel momento in cui l’universo comincerà a rovesciarsi al suo interno, viene chiamato proprio “il grande annientatore”.

Si tratta di un disco che segna un marcato cambio di rotta rispetto  al folk degli ultimi lavori e che ritrova il furore hardcore delle distorsioni. È generalmente considerato anche come uno dei dischi più accessibili  degli Swans, che risente per forza di cose del momento storico del rock anni ’90, laddove tutti i seguaci di Gira sembrano riuscire a capitalizzare su una formula che hanno preso proprio da lui e si allude ovviamente a gente come Nine Inch Nails e Ministry. Impregnato di mistica ed esoterismo: Mother/Father si riallaccia  alla tradizione hindù e al mito creatore/ distruttore di Shiva, Mind/Body/ Light/Sound che mette in fila una serie di opposti alchemici; Telepathy che si concretizza su un mormorio tibetano. Il disco ha in più qualche stoccata sociale che era da tempo lontana dagli interessi più diretti di Gira: “The secret sign of a charmed existence Is/ the shiny liquid on her lips/And the ecstasy that comes with her image/ Grows from the power that the money gives” (Celebrity Lifestyle) o “And there’s hunger in the desert/And missiles in the sky/ And every soul is interwoven/ Before the wrong or right” (Killing For Company). Ovviamente ignorato dal grande pubblico e tutto sommato snobbato anche dalla critica The Great Annihilator si è poi dimostrato uno dei lavori più influenti di Gira e Jarboe, soprattutto per tutta la schiatta nu metal e per gente come Neurosis e Tool. Ma Gira è ormai stanco della creatura che guida da 15 anni. Il suo continuo processo di evoluzione, quel quid instabile e febbrile che lo fa tendere sempre verso qualcosa di nuovo sembra portarlo a guardarsi indietro e a chiudere definitivamente con l’avventura degli Swans. E così fa. Con Jarboe prepara un ultimo doppio album, Soundtracks For The Blind (Young God / Atavistic, 1996) e un ultimo tour per dire addio alla piccola ma agguerrita audience conquistata in tutti questi anni. Di fatto il nome Swans aveva assunto un’entità propria, addirittura castrante per uno come lui. Un distratto articolo del Village Voice lo deprime all’inverosimile, nel momento in cui parlano di loro come di una freakeria no wave, come se non ci fosse stato niente dopo Filth.

L’atto discografico finale degli Swans non può essere dunque che una sorta di summa, un patchwork di tutto quello che si è detto, ma al tempo stesso un ulteriore passo in avanti che respiri l’aria dei tempi e  ’ispirazione del momento. Ispirazione che va a prendere soprattutto dalla classica moderna, dalle soundtrack (un Ligeti che Michael scopre guardando i film di Kubrick) e dall’ambient minimalista, così come dal folk. Questo nuovo corso era già stato documentato su un disco ep intitolato Die Tür Ist Zu (Rough Trade, 1996) che non a caso si apre su un frammento intitolato Ligeti’s Breath. Suddiviso in due dischi, “Silver” e “Copper”, Soundtracks For The Blind è un disco nostalgico, che deve il titolo alla cecità in cui cadde il padre di Michael prima di morire. È proprio lui che ascoltiamo in How They Suffer. È lui che descrive in una clinica, il suo stato di cecità provocata dal glaucoma e dal distacco della retina, chiudendo con la frase “I am what they call legally blind”. Questo è un album di foto e ricordi che non a caso viene infarcito da Gira e Jarboe con inserti personali e biografici. La maggioranza delle voci registrate che si ascoltano nel disco vengono dall’archivio di nastri che Jarboe ha preso dai suoi genitori, entrambi agenti dell’FBI. L’uomo che parla alla fine di I Was A Prisoner in Your Skull viene proprio da lì. Si tratta probabilmente di un informatore o forse è un criminale che delira perché sa che ci sono delle cimici che lo stanno registrando. Il pastiche di queste “colonne sonore per ciechi”, mescola spezzoni live, frammenti lasciati a marcire negli archivi, opus sonori registrati per l’occasione, nastri presi da chissà dove. Epopee epiche ed apocalittiche come The Helpless Child che in 15 minuti anticipa i Godspeed You Black Emperor! uno dei “gruppi nuovi” più amati da Gira.

Il tema della malattia e del disfacimento fisico è al centro del lavoro. Finiti gli Swans, finisce ben presto anche la storia d’amore tra Michael e Jarboe. I due lanciano gli “Swans Related Projects”. Il terreno per cimentarsi in maniera solista. Vengono fatti uscire contemporaneamente in vinile, Drainland (Alternative Tentacles, 1995) di Michael Gira e Sacrificial Cake (Sub Rosa / Alternative Tentacles, 1995) di Jarboe. Quest’ultima darà alle stampe un paio di eccellenti dischi solisti, di cui Sacrificial Cake è probabilmente il migliore, poi si metterà definitivamente in proprio lanciando il progetto The Living Jarboe, che segue tuttora. Michael, dal canto suo, con Drainland lascia già intravedere quello che vuole fare nel dopo Swans. Seguire l’evoluzione cronologico-artistica di personaggi come lui è una cosa affascinante. Si riesca a contestualizzare una particolare sortita artistica o uno stile, un interesse o una maniera, sapendo bene che nasce da o come reazione a qualcosa che c’è stato prima e che sviscerato nel dettaglio porterà a qualcos’altro. Drainland in quest’ottica è figlio dei suoi tempi.

Nel 1995 gli Swans stanno chiudendo il loro ciclo, il connubio artistico-affettivo con Jarboe non si è ancora chiuso ma è agli sgoccioli e soprattutto è il momento delle minimal soundtrack degli Swans prima e dei Body Lovers dopo. Un disco prettamente acustico  come Drainland, risente di tutto questo, ma lascia già intravedere la maniera classica dei futuri Angels Of Light. Disco nerissimo che va giustamente al fare il paio con un altro album particolarmente tenebroso come Sacrificial Cake, Drainland si apre con uno scheletro di ballata alla Bunny Period, You See Through Me, su cui viene fatto girare un nastro che replica un litigio tra lui e Jarboe, argomenti: la mancanza di soldi e la dipendenza dall’alcol di Michael. Tutto molto sinistro e leggermente disturbante. Il resto del lavoro si articola su questo filone, con qualche recrudescenza heavy del passato (I See Them All Lined Up, Low Life Form) e ballate folk molto umorali, a volte supportate dai cori di Jarboe (Un Real) a volte semplicemente soliste, solo voce e chitarra, con effetti vari da studio (Fan Letter, Your Naked Body). Un lavoro acerbo, ma gli riesce di azzeccare un capolavoro come Blind, prima vera ballata alla Angels Of Light. Tolta la parentesi di Drainland, per il primo parto effettivo del dopo Swans, Michael dà alla luce ulteriori lavori di psycho-ambient con il nome di Body Lovers. Per capire la pasta di questi suoni, basta scorgere nella line-up che suonava dal vivo gente come James Plotkin, Kurt Ralske degli Ultra Vivid Scene e Mika Vaino dei Pan Sonic.

Il progetto Body Lovers prevedeva l’uscita di tre dischi, ma Gira ne fece uscire solo due: Number One Of Three (Young God, 1998) a nome Body Lovers e 34:13 (Young God, 1999) a nome Body Haters. I risultati sono buoni, ma non particolarmente esaltanti. Nel marasma delle produzioni ambient elettroniche, gli scenari apocalittici di Michael lasciano un po’ il tempo che trovano. Nel genere c’è gente molto più tagliata di lui per affrescare soundscape sinistri e suggestivi. Forse se ne rende conto anche lui, o forse semplicemente questo tipo di musica gli viene a noia e come fa sempre, ci mette una pietra sopra e va oltre.

A volte sogno di farti del male

Andare oltre per uno che è sempre stato all’avanguardia, può significare semplicemente abbottonarsi la camicia, pettinarsi i capelli con la riga in mezzo, ritirarsi a vivere in un ranch con pecore e cavalli e mettersi a bazzicare con la forma classica del suono americano. Nonostante la natura delle ultime prove di Swans e Body Lovers, Michael non si è mai veramente stancato della prassi acustica e arrivati sul finire degli anni ’90 è proprio un progetto acustico quello che vuole mettere in piedi. Nel 1999 ha un ultimo gesto di empatia amorosa nei confronti di Jarboe, allestendo il Jarboe Emergency Medical Fund una due giorni di concerti per raccogliere fondi e aiutare la sua ex compagna, che si è gravemente ammalata dopo un viaggio in Israele. L’occasione è altresì propizia per praticare sul campo il suo nuovo corso. La sua performance è infatti deputata quasi esclusivamente alla forma della country ballad d’antan. Gli vanno dietro Larry Mullin alla batteria, Kid Congo Powers alla chitarra, e Bill Bronson al basso. Tra i vari brani si segnala una versione di Forever Yours che appare nel primo disco degli Angels Of Light. Questi diventano la nuova band di Michael Gira. Non è mai stato chiaro sul perché abbia deciso di chiamare proprio così la sua nuova realtà musicale, ma si sa che inizialmente lui avrebbe voluto chiamare questo progetto The Pleasure Seekers, nome abrogato perché c’era già stata un’altra band negli anni ’60 chiamata così.

La forma cambia ma il processo di scrittura pare essere sempre lo stesso: “Il modo in cui scrivo le canzoni degli Angels Of Light è praticamente identico a quello che usavo per gli Swans. Ho iniziato a scrivere tutte le canzoni degli Swans su una chitarra acustica, prima di rivestirle con l’orchestrazione, già intorno al 1987/88. Ma non so perché le canzoni sono migliori ora”. Il primo parto degli Angels Of Light si chiama New Mother (Young God, 1999) Supportato da un stuolo di collaboratori che vanno da Bill Rieflin (ex Swans, Ministry) a Christoph Hahn (ex-Swans), passando per Larry Mullins (Iggy Pop Band, the Residents), Thor Harris (Lisa Germano Band), Phil Puleo (ex- Swans, Congo Norvelle, Cop-Shoot- Cop), Julia Kent (Rasputina), Bill Bronson (ex-Swans, Congo Norvelle, the Gunga Din), Joe McGinty (Psychedelic Furs, The Losers Lounge NYC), Michelle Amar (Sulfur), Hahn Rowe (Feotus, Mimi Goese Band), gli Angels Of Light sono né più né meno che lui, lui e solo lui. Tutto si incentra e si concentra sull’uomo Gira. Musicalmente più umano, quello di New Mother è l’uomo che ricurvo su una sei corde intona serenate alla propria memoria. Qui si fa ancora una volta il paio con un album solista di Jarboe, Anhedoniac (Mothercrow, 1998), che da par suo è una riflessione amorevolmente nostalgica (nonché ulteriormente nevrotica) di Michael  e degli Swans. New Mother è quindi dedicato a Jarboe.

Una cosa è certa fin da subito, con gli Angels Of Light, Michael si prende lo spazio che gli serve per ricordare, rivedere le facce dei mille personaggi che ha incontrato lungo il suo cammino, e disegnare delle piccole parabole dall’afflato più o meno mistico. Per niente preoccupato di incarnarsi nel cliché del crooner country blues, vi si immerge con sicura maniera e tira fuori una musica elegante e suadente, riccamente arrangiata, armonicamente raffinata, testualmente ricca. “Ci sono 1000 cose differenti che mi ispirano le parole degli Angels Of Light. Molte di queste sono sul lasciarsi andare, sul saper rinunciare, sull’andare incontro alle proprie debolezze e vulnerabilità, sul lasciar perdere l’idea che qualcuno possa vivere tutta la propria vita completamente attraverso una persona o un’idea, sul fatto che ognuno dovrebbe lasciare perdere qualsiasi forma di personalismo e di ego, sul fatto che ognuno dovrebbe, per quanto è possibile, smettere di esistere come un individuo e per questa strada trovare la propria libertà…”.

New Mother allinea una serie di paesaggi folk riccamente arrangiati, ma si tratta ancora sostanzialmente di Michael Gira, la sua voce e la sua chitarra. Il disco affascina proprio per il suo carattere da cantautorato un po’ sepolcrale, un po’ malinconico, un po’ autobiografico. Praise Your Name richiama subito l’attenzione per la sua costruzione raffinata: sparute note di piano a disegnare un armonia malinconica, la voce di Michael a tessere le file di un inno sacrale, con supporto di coro gospel. Un piccolo capolavoro. Non tutto il disco si mantiene su questi livelli, spesso Michael affoga nella maniera, ma è proprio nei momenti in cui si lascia andare a costruzioni più coraggiose che fa centro. Un centro come la riflessione etno di Garden Hides The Jewel, la maestosa ballad dedicata al padre Song For My Father, una vagamente lynchana Inner Female ispirata a Francis Bacon e la felice chiusura dell’album ad opera della splendida His Entropic Highness.È solo questione di tempo e di prendere dimestichezza con il suo nuovo status. Status nel quale Michael non sembra fare nessuna fatica a calarsi. Due anni dopo, nel 2001, tocca a How I Loved You (Young God, 2001).

Ho scritto le canzoni di questo disco nei due anni passati. Per come è venuto fuori, sono per lo più canzoni d’amore, in una forma o nell’altra. Le canzoni sono venute fuori con solo la mia voce e la chitarra acustica, e sono poi cresciute con il tempo grazie al fatto di averle suonate con i mie amici – la cui collaborazione e il cui contributo sono un’inspirazione positiva per me”. Gli amici a cui allude Michael sono questa volta un’altra folla di personaggi più o meno noti della musica alternativa americana. Oltre a quelli presenti su New Mother ci sono alcune sensibili aggiunte: Dana Schechter al basso, che troverà proprio con gli Angels Of Light il modo per poter sviluppare una carriera personale con i Bee And Flower; Bliss Blood, indimenticata cantante dei Pain Teens che supporta Michael al canto di Untitled Love Song, Siobhan Duffy che fa lo stesso per Song For Nico e infine Kid Congo Powers che torna a collaborare con Michael suonando la chitarra elettrica su un paio di brani. How I Loved You è un lavoro molto più maturo e compatto, nonché più complesso e difficile.

Se su New Mother il Nostro era ancora alla ricerca di una sistemazione comoda in queste sue nuove vesti, qui si è ormai completamente adagiato nel ruolo e va dritto alle questioni. Sulla cover del disco campeggia una foto di sua madre, mentre una foto di suo padre è raffigurata nel retro di copertina.“You are the reason I’ve stayed on this earth, Mother sing me into my birth”, sono le parole che Michael canta in Song For Nico. Le canzoni d’amore di How I Loved You sono ricolme di nostalgia, idealizzate, cristallizzate in un’idea romantica che può sfociare nel maniacale e nel morboso. È un disco pieno di donne questo. “New York Girls/ I’ll worship what you are/New York Girls/ How cruel and pure you are”. Potrebbero essere le New York Girls deliziosamente di plastica di Richard Kern ma sono un ricordo passato degli anni newyorkesi di Michael, così come la Nico della canzone è proprio lei, Christa Paffgen. Sì… sono sostanzialmente canzoni d’amore, ma è un amore che può e sa essere crudele. Sulla conclusiva Two Women un Michael più istrionico del solito canta: “I, I wrote a poem on your porcelain white back/ And you, you cut the cord in me/ And you, you wore the mask/ Painted red, with golden cross/ And in your hands a glitter blue/ You hold the knife that cuts the sun/ The polished knife, it cuts me too/ And I’m nailed to your shadow and I thank you for my birth….”.

L’attività con gli Angels Of Light va a gonfie vele. L’anno successivo viene licenziato persino un live album We Were Alive (Young God, 2002) che fa il punto sulle performance dal vivo incentrate sui primi due album. Nel frattempo Michael continua anche la sua attività ufficialmente solista e tra il 2000 e il 2002 tira fuori la maggior parte delle uscite a suo nome. Inizia con Somniloquist (Young God, 2000) che altro non è se non un reading album, in cui legge alcune delle storie raccolte in The Consumer. Prosegue poi nel 2001 con una collaborazione a quattro mani con Dan Metz dei Windsor For The Derby, per un disco intitolato What We Did (Young God, 2001). Un Lavoro concepito per divertimento, ma che non nasconde alcune cose positive, come la filigrana rétro sixties che avvolge i suoni. La maggioranza delle trovate più innovative di questo lavoro probabilmente sono proprio di Dan Metz: la ricerca di un impasto ipnotico, di una cadenza mantrica che flirta parecchio con i primi Pink Floyd. Michael si concentra soprattutto nei cori cavernosi come sempre. Alla fine arrivano a dare una mano anche James Plotkin e Anna Neighbour. Un disco da riscoprire, mentre si può facilmente accantonare Solo Recordings At Home (Young God, 2001) dal momento che contiene poco più che versioni demo di brani che successivamente saranno ripresi con mezzi più definiti nel nuovo disco degli Angels Of Light.

È certamente interessante venire a conoscenza di come Michael, armato soltanto di una chitarra, concepisce le canzoni come il più classico dei bluesman, ma se il disco è ordinabile soltanto attraverso il sito della YGR un motivo ci sarà. Lo stesso discorso si può fare tranquillamente anche per Living ’02 (Young God, 2002) e Singing To You From My Room (Young God, 2004) che hanno gli stessi difetti di Solo Recordings. Il secondo dei due si allinea alla prassi sempre più in voga nell’underground americano, del homemade cdr, in edizione limitata e con copertine uniche e firmate. Nel 2003 dopo tutto questo divertimento solipsista, i tempi sono però maturi per un nuovo album degli Angels Of Light. A quanto si capisce Michael non naviga nell’oro. Non ci navigava prima con gli Swans e non ci naviga ora, se è vero che un avviso sul sito e sulle press release  testimonia che la registrazione del nuovo album Everything Is Good Here / Please Come Home (Young God, 2003) è stata possibile soltanto grazie al ricavato delle vendite di We Were Alive. Il disco stilisticamente parlando segna un cambio di rotta rispetto alle maniacali canzoni d’amore di How I Loved You. Questo disco riporta il suono di Michael di nuovo ad infettarsi di isteria, paranoia e malevolenza. Questo è il Michael Gira del dopo 11 settembre che si fa di nuovo invischiare nella denuncia sociale. L’iniziale Palisades riflette sul suicidio:

Reasons won’t come/ And no one will regret that you’re gone”– it could as easily lament claustrophobic personal terror: “Do you see how they ruined your mind? Do you see how they ruined your life?”; La violenta arringa stile jazz-club infernale di All’Souls Rising sentenzia maniacale: “The cull of foreign bone – Marrow sucked beneath the flower tree. Leave the righteous ones to rise again, and drink the light from enemies”. Kosinsk è invece una canzone che nasce dalla biografia dell’autore polacco Jerzy Kosinski. Mentre Nations e What Will Come hanno a che fare con lo status delirante e maniacale della società americana che è seguito agli accadimenti dell’11 settembre. Che il passo sia cambiato rispetto a New Mother e How I Love You è presto dimostrato dalla furente Rose Of Los Angeles, una specie di drogata piece per un vaudeville infestato da diavoli. Il disco è però pesantemente sbilanciato. Perde l’uniformità stilistica del predecessore e passa senza soluzioni di continuità da un estremo all’altro e va quindi preso come un lavoro in cui il Nostro prova a muoversi di nuovo verso qualcosa di diverso. Non ha ancora le idee chiare su come fare, ma presto viene folgorato dai giovani leoni arruolati per la sua YGR, gli Akron/Family, che di fatto diventano i nuovi Angels Of Light ed è con loro che prova a ringiovanirsi.

The Angels Of Light Sing “Other People” (Young God, 2005) è di fatto come se fosse un disco degli Akron/Family cantato da Michael Gira. “Questo è un album diverso da tutto quello che ho fatto in  passato sotto molti punti di vista. Non c’è un generale suono da band qui. La strumentazione è stata arrangiata ad hoc per ogni canzone affinché centri il soggetto della canzone. Ogni canzone è nel suo mondo, un posto dove poter vivere nelle canzoni. Ho intenzionalmente evitato lunghi passaggi strumentali, crescendo, tutto quel genere di cose – ne ho fatte abbastanza di quel genere in passato e ora sono stanco. Le canzoni dicono quello che hanno da dire, poi finiscono. Molte sono completamente acustiche. Quando viene usata la strumentazione elettrica viene fatto in modo molto misurato. Mi ero imposto una limitazione prima di registrare: non ci sarebbero state percussioni (una canzone contiene su per giù 10 secondi di percussioni, ma per il resto, niente) – due bassi e una chitarra basso sarebbero state al posto della sezione ritmica. Questo ha avuto l’effetto di aprire un bel po’ di spazio, così come ha necessariamente forzato le canzoni ad essere più a fuoco. Questa è la volta in cui mi avvicino di più a fare delle canzoni “pop”, sebbene mi renda conto che la mia definizione è probabilmente diversa dalla tua”.

Checché ne dica Michael, non si può essere d’accordo con lui al cento per cento. Fuor di dubbio che questo sia uno dei dischi più riconoscibili, strani e diversi che lui abbia mai fatto, ma il risultato è soltanto una versione un po’ più soft e light della ballata country folk che ha sempre suonato. I cori Oompa Loompa degli Akron/Family fanno sicuramente il loro effetto e marchiano a fuoco tutto il disco: su Dawn disegnano un inconfondibile nenia beatlesiana, Michael’s White Hands manco a dirlo ispirata a Michael Jackson, pare davvero presa dalla Fabbrica di Cioccolato. Si sprecano poi le freakerie weird su My Sister Said (voci che abbaiano come cani), My Friend Thor (chincaglierie gamelan), To Live Through Someone (refrain vocali stile White Christmas), ecc. ecc. sotto questo punto di vista,  il disco è uno spasso. Senza alcun dubbio il lavoro più sorrisi e canzoni licenziato da Michael, ma spesso e volentieri le canzoni che stanno sotto a tutto questa ricercatissima scenografia hanno poco da narrare.

Sing “Other People” non fa in tempo ad uscire che Michael e i ragazzi hanno già pronto uno split ep, che serve soprattutto a battere il ferro finche è caldo. Michael è ormai completamente preso dalla sua scoperta “Gli Akron/Family sono la mia “Rock Band” preferita nell’universo”. Il disco viene registrato in fretta e furia dopo il tour americano, completamente dal vivo, con il minimo inserto di sovraincisioni. Per la parte che ci interessa qui, ovviamente quella a firma Angels Of Light, si può dire che nella resa live molte delle stramberie freak degli Akron perdono molto del loro effetto, ma è la penna di Michael ad azzeccare molte cose qui. The Provider si incastra subito su un refrain mandato in ripetizione, con la sua voce salmodiante a preparare il terreno per il lento climax a venire. Tutto palesemente e tipicamente suo. Riprende poi Mother/Father da The Greath Annihilator trasformandola in una sonata tribale da giungla del Congo. La finale Come For My Woman è un altro dei suoi gioielli folk che si inceppa su un ritmo marziale e una chiusura inaspettatamente cupa. Fondamentalmente questo Ep è evitabile e non dice nulla di nuovo, ma tra gli Akron/Family e gli Angels Of Light, non si butta davvero via mai nulla.

Sembra quasi normale, dunque, che quando si tratta di registrare l’ultimo disco degli Angels Of Light, siamo dunque arrivati ai giorni nostri, Michael non ci pensi neppure e chiami subito gli Akron per la prima session di registrazioni. “We Are Him inizia con la mia tipica voglia di fare le cose in modo semplice, e ho fallito ancora una volta nel mantenere fede al mio proposito. Sono entrato in studio con gli Akron/Family come backing band (così come lo erano su Other People). Abbiamo registrato tutte le tracce di base in una settimana. Loro hanno suonato batteria,  basso, chitarra, piano e le doppie voci. Ma a dispetto del valoroso apporto degli Akron e della loro finissima performance, le cose mi suonavano esili e incerte”. Questo è quello che Michael ha scritto sul sito della Young God, per presentare il disco. Interpellato proprio su questo la butta giù in modo più ironico: “Non c’era niente di sbagliato con le prime registrazione dell’album. Gli Akron anno fatto un lavoro davvero eccellente. Loro sono come dei muratori o dei fabbri. In questo caso hanno costruito una rete metallica da letto e ci hanno piazzato sopra un materasso. Poi chiunque si è aggiunto dopo ci ha fatto sopra un orgia. Quello che senti alla fine è la figurazione delle macchie derivate dai liquidi sessuali e rimaste sul grezzo materasso”. E non sono pochi quelli che hanno fatto orge sulle basi degli Akron e di fatto è un lavoro incredibilmente ricco proprio perché sono stati in tanti a metterci le mani. Prima di tutto Michael chiama Christoph Hahn, che abbiamo già incontrato sia negli Swans, sia negli Angels Of Light. Qui ci mette alcune tesissime parti di chitarra che come dice il Nostro “hanno dato le palle e le spalle alle canzoni”.

Secondo all’appello, Bill Rieflin, un altro della vecchia guardia, un altro che si è già fatto sentire negli Swans, un altro che ha un pedigree di tutto rispetto per aver suonato la batteria con Ministry, Rober Fripp, Robyn Hitchcock e ora R.E.M.. Terza ad essere stata arruolata è la deliziosa Eszter Balint, che altri non è se non la protagonista di Stranger Than Paradise di Jim Jarmusch, nel frattempo diventata violinista eccellente. E ancora… Julia Kent dei Johnsons al violoncello e Paul Cantelon al violino. Seguiti da Steve Moses direttamente dagli Alice Donut e direttamente da Brooklyn, e David Garland. E ancora le “Chick Vox” ovvero le voci femminili che qui sono Siobhan Duffy e Larkin Grimm. Phil Paleo che era il batterista dei Cop Shoot Cop e aveva suonato anche nelle ultime fasi degli Swans qui suona il dulcimer in un paio di canzoni, seguito da Birgit “Cassis” Staudt che invece dà un contributo con l’accordion e la melodica. Infine i mandolini sono suonati da Pat Fondiller. Per completare la rimpatriata di cui evidentemente Michael aveva ora bisogno, il disco è stato registrato praticamente a Brooklyn, giusto dietro l’angolo in cui viveva ai tempi dei primi Swans. Tutto questo fa in qualche modo capire perché We Are Him di tutti i dischi pubblicati dagli Angels Of Light fino ad ora, è quello che più ha una malia – neppure tanto sotterranea – prossima a quella viscerale degli Swans.

Non credo proprio che gli Swans siano sempre stati viscerali. Gli Swans suonavano come molte cose diverse in tempi diversi. Ma si, ci sono alcune canzoni più pesanti su questo disco. Sebbene le canzoni sono state scritte con una chitarra acustica, così credo che comunque siano deboli e sciocche anche se suonano “potenti”. Sono un perfetto impostore, ma mi sto attrezzando per prendermi beffa anche di me stesso… Sto pensando di fare un disco veramente ”heavy” per il prossimo album degli Angels Of Light, più pesante anche di quelli fatti con gli Swans. Vedremo. Dovrei registrare il disco con soltanto un martello, un dulcimer e una voce. Chi lo sa. È un affare di Joseph, non mio…”.

3 Settembre 2007
3 Settembre 2007
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