House Is The Temptation

Ha compiuto 18 anni giusto lo scorso settembre, Rinse FM, festeggiando con una doppia data tra Manchester e Londra e una line up che comprendeva non solo la propria crew ma tutti i membri dell’unitissima élite UK che va da Skream, Joker e J:Kenzo a Pearson Sound, Jamie George e Kode 9. 18 anni di alacre attività e continui rapporti con pezzi grossi e giovani emergenti della scena, dopo i quali puoi permetterti oggi di avere una timeline di lusso ogni giorno della settimana, distribuita tra forze giovani come Monki o Sian Anderson e veri pezzi di storia della scena elettronica londinese come Plastician o Distance, più una folta scuderia di soggetti amatissimi dal pubblico che con la Rinse son legati a doppio filo: Roska, Redlight, Zinc, Brackles, Youngsta, Elijah & Skilliam, tutti protagonisti di un continuo inseguimento delle espressioni dance underground più divertenti del momento.

Come label discografica, invece, da circa un lustro s’è imposta in una scena vivace e ricca di fermenti affermandosi come una delle realtà più cool della Londra musicale. Ha inseguito i trend ma sempre prendendo una precisa posizione estetica a riguardo: quando s’è trattato di affrontare il dubstep lo si è fatto tramite i Rinse Mix di Skream, Plastician e N-Type, che com’è noto hanno di quel mondo un proprio personale punto di vista, per molti versi lontano dallo schema offerto intanto su Tempa; nel frattempo, il funky e il grime diventavano ufficialmente concreti terreni di indagine di casa e iniziavano a sparigliare le carte, dando l’assist a uscite crossover frizzanti come quelle di Skepta, Oneman e più recentemente Roska. Una costellazione di inziative e direzioni che restituiscono l’immagine non di un gruppo gerarchico con una linea adottata dall’alto (come invece – e ce ne siamo accorti più volte – può essere la Planet Mu di Paradinas), ma di un team fresco e fortemente unito dall’esperienza in radio, che condivide la voglia di esprimere il vero fun londinese in tutte le sue forme.

Da qualche tempo, poi, alla Rinse sembra esser arrivato un nuovo vento di passione che viene da lontano: la house. Qualcosa che non si credeva pienamente fittable col sound di casa, sempre eclettico, estroso e attento alla vivacità del pubblico giovane, ma che proprio per questo diventa ufficialmente la nuova sfida. Perché se i soggetti in questione iniziano ad appassionarsi allo schema 4/4, ovviamente lo fanno con precise direttive caratteriali, plasmando una forma trasversale che unisca movimento e rigore. E se si erano già avute certe avvisaglie del passaggio a una nuova fase di revisionismo interno (vedi la Rinse:15 di Roska o l’arrivo di Katy B), oggi abbiamo una manciata di nomi vecchi e nuovi da tenere d’occhio, che stan portando avanti alcune teorie originali sotto schema quadro. Nessuno di loro è ancora esploso definitvamente in questo senso, quindi gustatevi questa disamina come un’anticipazione su quel che potrebbe fare il botto di qui a qualche mese.

 

Zinc: la “crack”

Se è vero che i nuovi trend hanno origine dalle influenze reciproche, in questo caso l’inizio di tutto va ricondotto a Zinc. O meglio, al volto che Zinc ha mostrato grossomodo nell’ultimo lustro, rileggendo in maniera drasticamente diversa i frutti di un’esperienza lunga ormai vent’anni: lui è quello di pezzi storici dell’era jungle e drum’n’bass come 138 Trek e Super Sharp Shooter, uno dei più affezionati sodali di DJ Hype (i due hanno collaborato più volte, Disappear, Six Millions Ways To Die, Show Me The Lovin) e per lungo tempo impegnato a indagare i presupposti evolutivi del continuum verso l’hip-hop e quel precursore del dubstep che fu il breakstep. Fino a fine 2000, quando si sedette a tavolino e si inventò un suo modo di rendere i groove, gli inserti sintetici e tutti quei meccanismi dance di pancia figli di anni di DJing e produzioni rave/UK garage su un più elastico e irriverente tessuto in 4/4. Crack house, la battezzò, e fu l’intuizione che lo fece rinascere a nuova vita.

Nel 2009 pubblica sulla propria Bingo Bass il primo Crack House EP, seguito pochi mesi dopo da Crack House Vol. 2, venti tracce per circa due ore di ascolto inedito. Ed è subito chiaro che la house non è solo segno di svecchiamento (attenzione, non è un controsenso) ma vera e propria tentazione: quello adottato è un pattern più universale, sul quale riversare i frutti consolidati dello sballo sperimentato con le produzioni dnb. Tecnicamente parlando, i genitori più diretti sono la deep house e l’acid, dove la prima viene spogliata delle sue forme più eleganti e soul e la seconda viene traslata su un piano meno hardcore e più popolare. Un pezzo come Killa Sound spiega tutto, lo spazio importante dei loop vocali che catalizzano gli effetti dance e l’indispensabile groove sintetico killer, il vero elemento di scarto tra la normale tech-house e la crack di Zinc, più le sirene à la Kill Bill che lanciano un parallelo concreto con quel che Quentin Tarantino fa del cinema: riciclo sfrenato (qui prevalentemente dai ’90) e ricerca ossessiva del piacere esplicito, con una determinazione e una pressocché totale assenza di distrazioni intellettuali che colloca il prodotto finale proprio sopra la sottile linea di separazione tra erotismo e pornografia. Pezzi come 128 Trek (il crack house remix della sua stessa hit dnb) e soprattutoo Wyle Out (con Ms. Dynamite) rappresentano invece l’anello di congiunzione diretto con la rave culture, gli elementi sono esattamente gli stessi (luci, bleeps e droghe) e quel che cambia è solo la recettibilità di tempi e strutture ritmiche.

L’impatto sulla scena è enorme. I pezzi migliori del Crack House Vol. 2, Love To Feel This Way e Nexx, finiscono nelle compilation più estroverse (I Love Techno dei Cassius e ancora Rinse:15 di Roska, che resta ascolto imprescindibile per chi si appassiona al tema corrente) e il nome di Zinc riacquista lo spolvero di un tempo. La formula giovane e elettrizzante finisce per conquistare un palco prestigioso come la Rinse (che dei nuovi modi per esaltare il pubblico dance non se ne lascia scappare nessuno), Zinc inizia ad essere presenza fissa nella programmazione e sarà uno dei producers dietro l’album di Katy B (l’altro è Geeneus). L’anno scorso, lo step successivo alla serie crack house è Sprung, stavolta proprio su Rinse, un EP di 4 pezzi ancora più dritti e tagliati per l’eccitazione collettiva (nonché perfetti come dj tools): Unlike Me e Juicy Fruit son le due mosse di stile per la clubbing fashion, mentre Sprung e Recovered son due vere gemme di energia esplosiva che spinge verso l’aggressivo e può cambiarti la serata in un attimo. Le ultime tappe del percorso arrivano quest’anno, prima Goin’ In e poi Like The Dancefloor con A-Trak, e portano la crack house verso un’immagine più radiofonica e commerciale (si parla di successo, of course), ma con Zinc c’è sempre da stare in allerta e chissà che presto non arrivi la sua crack release definitiva. Per dicembre è già pronto il nuovo EP, Only For Tonight, e i primi ascolti sembrano volgere a un’immagine house pop compiuta. Terremo gli occhi aperti.

 

Mark Radford: il rigore

Quando a marzo il Rinse:18 di Mark Radford è stato recensito su ResidentAdvisor, Andrew Ryce esordiva chiedendosi furbescamente: “Che diavolo ci fanno Alex Niggemann e Steve Bug in una compilation Rinse?“. Quello è stato in effetti il primo squarcio del velo, la prima incursione della house tra le release ufficiali della Rinse. Radford era entrato a far parte della crew da un annetto circa, con una finestra settimanale fissa nella timeline radio (adesso ha la prestigiosissima prima serata del sabato), ma si era fatto notare dai talent scout già qualche tempo prima, grazie a una serie di serate underground londinesi in cui il ragazzo sembrava star dando un nuovo slancio di euforia alla scena UK house live (cosa non facile per un pubblico esigente come quello di Londra, soprattutto se parliamo di un genere così altamente storicizzato).

E che house, poi. Parliamo del lato più rigoroso e old-fashioned del filone, quello che discende direttamente dalla prima fase deep di Chicago e che oggi è ancora vivo grazie al lavoro di etichette come la Poker Flat, che teoricamente della Rinse sarebbero concorrenti in piena regola (aspetto, questo, che fa riflettere su quanto sia editorialmente rischiosa la mossa di cui stiam parlando). Più che la fresca gioventù di nomi caldi UK come potevano essere i Disclosure o Benjamin Damage, i set di Radford preferiscono riscoprire il classicismo e l’eleganza della house recente, e infatti il suo mix includex lavori come la Speechless della coppia AgoriaCarl Craig o il John Tejada remixer, stando ovviamente sempre attenti ai nuovi nomi della scena underground come James What, No Artificial Colours o A1 Bassline.

Eppure anche Radford veniva da un background e un bacino d’esperienza jungle/drum’n’bass e solo recentemente è scoppiato l’amore house. In una recente intervista su Pulseradio la racconta come la sua vera fase di maturazione, spiegando che “col tempo è cambiato il tipo di party a cui andavo, dalla UK garage a una house più funky e soulful. La mia attenzione si è spostata verso groove più morbidi e lontano dalle aggressioni dnb, e quando ho iniziato ad appassionarmi ai bassi dark e profondi della deep, ho trovato il mix davvero sexy“. Se in Zinc parlavamo di mossa di rinnovamento, in Radford i 4/4 sono l’effetto della crescita estetica. Prerogative niente male per un genere che si appresta a compiere 30 anni di vita. E non è finita…

 

T Williams: l’eleganza

Tesfa Williams è un altro che proviene da un punto di partenza stilisticamente lontanissimo. Per tutti gli anni ’00 lui è DJ Dread D, giovanissimo produttore grime partito per gioco all’età di 13 anni e arrivato alle prime produzioni ufficiali al giro di boa della maggiore età, con un bel pezzo di cattiveria ossuta come Invasion e una serie di interessanti 12” usciti sulla Black Ops di Jon E Cash. Poi una pausa riflessiva durante gli anni della laurea, alcuni anni di silenzio serviti a focalizzare bene la migliore direzione e prendere la rincorsa per poi partire in velocità. Spinto da una costante voglia di cimentarsi in nuovi orizzonti, prima fonda la Deep Teknologi, label dichiaratamente orientata verso influenze world music legate in particolare all’India e al Nord Africa (il padre è dei Caraibi e gli ha trasmesso la passione per i vinili) e poi incide come T Williams un paio di EP (Chop And Screw sulla sua Teknologi e T Williams sulla Local Action del collaboratore di FACT Tom Lea) che compiono la svolta decisiva verso un sound house dal carattere tribale più o meno marcato.

La house entra in punta di piedi nell’universo sonoro di Williams. Sempre su Pulseradio l’intervista più interessante sul web, dove il producer racconta: “C’era un rave di old-skool garage a Londra, il Liberty. Alle 6 di mattina si trasformava in un rave house, e mi ritrovai anch’io, da appassionato di garage, ad ascoltare house. Insieme a un amico iniziammo ad ascoltarla prima per mezz’ora, poi per un’ora, poi per due e finché ci passavamo intere notti. Venendo dal grime non amavo particolarmente la house, alla fine di ogni sessione d’ascolto ci dicevamo, un po’ per sentirci più a nostro agio, ‘è come la garage, vero?’. Poi alcuni dj bravi a guardare oltre come Wig Man mi hanno introdotto alla house più afro/soulful di Quentin Harris, DJ Gregory e Dennis Ferrer. Fu lì che scoprii il vero vibe house, nel suo momento storico migliore in UK.

Accolto alla Rinse con grande entusiasmo, la sua visione house ve l’abbiamo raccontata all’uscita di Rinse 21: il four-on-the-floor di Williams è denso di umori e amante dell’eleganza, ragiona su mood deep e sulla puntuale presenza di sezioni cantate a rendere il tutto più easy all’ascolto, estendendone l’efficacia anche fuori dalla pista. I quattro pezzi del suo ultimo EP Pain & Love raccontano meglio di mille parole le armonie di cui il ragazzo è capace, in particolare con due brani di spicco come Can’t Get Enough (la voce funky è di Himal e serve tutta al movimento clubbing) e Think Of You (capolavoro di raffinatezza deep/soul con la voce femminile di Tendai a raddoppiare la sensualità di una formula erotica a priori). T Williams oggi non è solo “uno dei bass producers più interessanti della scena londinese“, come dicono ormai tutti. Lui è la perfezione in carne ed ossa della cosiddetta house sensation del momento, e la speranza è che venga fuori l’album-capolavoro a tema prima che la spinta al cambiamento lo faccia spostare altrove.

 

Mosca: la groove science

Giovanissimo ma dotato di un sorprendente bagaglio di conoscenze musicali, Mosca è finito sulla bocca di tutti a fine 2011 grazie alla super hit Bax, un tessuto ritmico tech-house di grande energia con tanto di inserto tribale seminascosto nell’ombra e un giro acid ipnotico da fase finale di una notte in disco, tutto apparentemente semplice ma irresistibile. In precedenza, erano già usciti per Night Slugs e Fat City una manciata di pezzi che avevano fatto breccia sugli intenditori di nuove intuizioni, così che prima l’esplorazione degli spazi tra afrobeat e west dance di Square One, poi il giro slow house groove-addicted di Tilt Shift si son beccati i remix di Roska, Julio Bashmore, Bok Bok e L-Vis 1990. I frutti dolci del successo però Mosca li ha raccolti da fine 2011 in poi, coi tre pezzi di garage sghemba contenuti nel Wavey EP che ricevono consenso unanime in tutte le riviste specializzate e l’altro eppì di quest’anno Eva Mendes, contenente la collaborazione eccellente di un semidio come Robert Owens, Accidentally.

Più che il cambio di rotta che abbiam visto per i tre qui sopra, per Mosca la house è la forma sposata con convinzione per la sua flessibilità, che permette di tirare in ballo ogni sorta di influenza derivante dal crate digging senza per questo rinunciare all’appeal di prima mano. Il profilo più interessante del producer londinese lo disegna stavolta Fact Magazine, in una lunga intervista che ben rende lo spirito compositivo dietro ai suoi pezzi: appassionato da sempre di world music proveniente da ogni parte del mondo, per lungo tempo il ragazzo è conquistato dai fermenti ritmici del terzo mondo (kuduro, kwaito, zouk, cumbia, reggaeton) senza però riuscire a integrarli al meglio in un dj set (“quella roba proprio non era mixabile, a meno che tu non sia un dj fenomenale come DJ Rupture. E io non lo sono.“). Successivamente scopre il lato urbano della world music (il pezzo illuminante è stato Vem Nha Nha del brasiliano Mr. Catra, che infatti fa da fulcro per l’intera intervista) e inizia a farsi attrarre dalle sue prerogative dance per il mondo occidentale.

Niente in Mosca può prescindere dal groove. Qualsiasi sia la componente esterofila dei suoi pezzi, c’è sempre il gancio infallibile del giro melodico che rende ogni conquista più facile. Eva Mendes è il suo cavallo di battaglia metropolitano, atmosfera elegante ma taglio netto e concreto che comanda in pista, mentre la coppia Dom Perignon / Orange Jack sfoggia l’estro che si può mettere in gioco nello schema house e un pezzo sulla carta minore come Murderous è una gemma di equilibrio fashion+beat che trasuda Londra da ogni poro. Qui in fondo non c’è molta filosofia da fare, i 4/4 sono il mezzo maestro per catturare il pubblico in modo immediato ed esaustivo, ed è questo un fine per cui si è disposti a giocarsi qualsiasi carta, persino quella patinata di What You Came For, il rework di Bax fatto con una Katy B ormai popstar, nonché l’esordio ufficiale di Mosca su Rinse. Ci vuole anche faccia tosta, e alla Rinse nessuno può dar lezioni in merito.

 

Quattro linee direttrici che raccontano una rinnovata attenzione verso la musica house, capace più di ogni altro genere di flettersi ed evolversi per qualsiasi esigenza. Che sia voglia di riscoprire la vecchia scuola delle emozioni oppure determinazione a ricreare energia clubbing per più pratiche necessità d’evasione, il movimento intorno alla cassa in quattro, regina incontrastata della pista praticamente da quand’è nata, è una delle tendenze più interessanti del momento. E non è un caso infatti che quattro dei nomi londinesi più sul pezzo in questo senso siano finiti nella crew storicamente più attenta all’underground UK. Tutti sembrano completamente d’accordo nel dire che non c’è mai stato momento migliore per la UK house di questo. Il bello è che lo si dice da alcuni anni ormai, ed c’è sempre una release che stabilisce un nuovo apice.

Tra la New Wave Of Techno che vi abbiamo raccontato e l’escalation house di cui sopra, sembra non esserci più spazio per altro negli ambienti veramente cool: col funky in declino, il footwork che sembra preferire la dimensione intellettuale, il dubstep che ormai è storia e la tangente modern beats ricchissima di inventiva ma ancora poco apprezzata in pista, sembra che lo scettro dance l’abbiano ancora gli stili storici. Retromania? No, questa è voglia di ripartire, e i livelli di energia son troppo evidenti per considerarla semplicemente una fase di transizione. Fai tanto l’hipster sofisticato sempre in cerca della dimensione alternativa e intanto non passa notte in questo 2012 senza che un DJ europeo mandi Child.

 

House Temptation: The Essentials

Zinc – Sprung

T Williams feat. Tendai – Think Of You

Mosca – Eva Mendes

George FitzGerald – Child

Disclosure feat. Sam Smith – Latch

Julio Bashmore – Au Seve

Gerry Read – Roomland (Youandewan Remix)

Cooly G – Love Dub

Maceo Plex – Frisky

  Maya Jane Coles – Nobody Else

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