Throbbing Gristle. Removing thee barriers between energy, intuition and body
Coum Trasmissions, Throbbing Gristle e Psychic TV

Chi lo ama la segua

“After thee accumulation of too much history we have lost our innocence, we cannot easily believe in any explanations. We describe rather than feel, we touch rather than explore, we lust rather than adore. So there you are…or were…” (Genesis P. Orridge, London, 1986)

Sembra strano dover parlare di Barrett e di musica cosmica per introdurci ai Throbbing Gristle e agli Psychic TV di ieri e oggi. Qualcuno – ma deve essere particolarmente ferrato – ricorderà che in Trip Reset (disco degli Psychic del ’96) compariva una cover per nulla ironica di Set The Controls For The Heart Of The Sun dei Floyd immediatamente post-Syd, e che proprio al diamante pazzo Genesis pensava in A Star Too Far, canzone presente sempre nello stesso disco. Non ci riferiamo a questo. Ci sarà allora chi avrà letto Simon Reynolds e il suo Post-Punk, e che di conseguenza sarà già a conoscenza di una lettura critica che riporta i TG al lato oscuro della psichedelia. In effetti Reynolds non è stato il primo a dirlo (ma who cares?, non si fa mica a gara); è opinione simile quella di Simon Ford (esposta in Wreckers Of Civilization, libro su TG e COUM Transmissions); ma anche il giornalista italiano Vittore Baroni è dell’avviso. Noi vorremmo andare oltre, forti dei contributi che abbiamo alle spalle. Lo faremo in due modi: uno a partire dalle conseguenze biologiche del posizionamento di una persona nella storia della musica, l’altro consentendo ai TG e agli PTV la facoltà di una rilettura che proietta una nuova luce sui riferimenti che ritagliamo loro addosso. Neil Andrew Megson nasce – figlio d’arte – a Manchester nel 1950. Nel 1968 usa il nome Genesis P-Orridge per Early Worm, sua prima registrazione, stampata solo in una copia. Tre anni dopo Genesis diventa tale anche all’anagrafe. Nel frattempo ha iniziato a frequentare una comune londinese chiamata Exploding Galaxy – un nome di chiara derivazione psichedelica; ma, cosa ancora più importante, ha fondato a Solihull (sede della scuola privata che frequenta) un collettivo di performer chiamato COUM Transmissions. Tutto molto hippy, no? In realtà questa è una splendida storia di imperfezione artistica – perché calata in un’impresa, non solo pianificata – e un esempio di come il senno di poi possa far lievitare delle letture coerenti. In questo è la storia di una persona: di come la sua vicenda sia coagulazione di altre vicende che trascendono la solitudine di un’esistenza; di come un’esistenza riesca ad avere chiaro, per alcuni tratti, quel progetto sovrumano.

Per concludere questa noiosa introduzione, questa è la storia critica di Genesis P-Orridge e delle creature che ha animato: Throbbing Gristle, soprattutto, ma, prima dell’erezione, COUM Transmission e, dopo, Psychic TV. Le contingenze che hanno dettato questo articolo possono di per sé essere chiare, visto che il 2007 ha già visto uscire – e quasi contemporaneamente – i due nuovi dischi dei gruppi di cui Genesis è leader unico da tanti anni, ovvero Part Two: Endless Not (il nuovo album a nome Throbbing Gristle) e Hell’s Invisible Is Her/e (il nuovo degli Psychic Tv, o degli PTV3, come da qualche anno vanno chiamati). Ma non è solo quello. La causa gradevolmente scatenante è stata invece l’intervista che ci ha concesso Genesis, una persona di piacevolissima e delicata conversazione, una persona appassionata di comunicazione, e come pensare il contrario, visto quello che ha fatto. Ma, per assurdo: è lecito pensare il contrario? No, la domanda non è poi troppo assurda, infatti cercheremo di darle risposta. Del resto, prima che i TG agissero come una squadra che programma il proprio marketing “sociale”, il gruppo sperimentò un linguaggio di incomunicabilità pura, e forse questo è il loro maggior lascito. Rifiuto della comunicazione, dunque? Mettiamo subito le cose in chiaro. I Throbbing Gristle ci hanno insegnato a valutare le estremità come se non fossero banali opposizioni binarie. Il caso più lampante, per tornare a Genesis, è il cambio di sesso con cui ha dato il benvenuto al nuovo millennio – non dettato da preferenze sessuali, ma da un coerente proseguimento di una propria ricerca partita dal logos (la psiche, l’espansione della coscienza-conoscenza) e arrivata fino al bios (l’ingegneria genetica). Un superamento, dice lui, delle distinzioni che il sociale pone come prima regola d’identità. Quelle che fanno dire a una persona che è meglio di un’altra e a un popolo di avere ragione e l’altro torto. Chi lo ama la segua.

Let There Be More Dark

“We don’t; you don’t, I don’t, I want to try and find out, even if I make myself into a complete insane loony and end up locked up. I want to try and find out who I am” (Genesis P. Orridge, Dirt 3, December 1978)

Sembra strano, dicevamo, parlare di Barrett e di musica cosmica (e krauta) per introdurci alla “industrial music for industrial people” (come Monte Cazazza apostrofò i Gristle partorendo una fortunatissima espressione). Sembreranno strane molte altre cose, e non si tratta tanto del ritorno di Cosey, Carter, Chistopherson e Orridge nella versione TG now, giusto per parafrasarli coi loro dischi in mano. Di reunion di gente che si sarebbe gettata alle fiamme piuttosto che infangare il mito è piena la storia. Tutti tornati. Proprio tutti, pure i morti. Per cui nulla di nuovo se neanche i più integerrimi, i più terminali e concettuali della cordata si fanno fottere dal revival trent’anni dopo. Oggi che nulla più ci stupisce, e che loro stessi del resto non fanno più così paura. Eppure il legame tra gli hippy e l’industrial che lega a doppia mandata il quartetto dall’inizio ai giorni nostri, non è ancora cosa scontata. Anzi, il buon vecchio detto che gli estremi si toccano non potrebbe essere posto – ieri come oggi – in maniera più, beh, diciamo scatologica. Genesis che cambia sesso a cinquant’anni non è che una conseguenza di tutto ciò e potrà sembrare molto più facile catalogarlo vicino a Pamela Anderson; ma non è così. Niente è più coerente e più hippy di così. La storia, qualsiasi storia, è un continuo scarto del detto, una serie ininterrotta di imperfezioni. Mai nessuna tabula rasa è veramente tale, così senza Fluxus e Azionisti Viennesi non sarebbero esistiti i Coum Trasmissions ( e senza questo collettivo performativo non sarebbero nati i Throbbing Gristle e, da lì, gli Psychic Tv. Parliamo degli ultimi cinquant’anni o giù di lì, ma niente paura; il nostro report della vita di Genesis non può che essere colmo di contrazioni, distensioni e aneddoti. Prima riportavamo l’esperienza in Exploding Galaxy, per esempio.

Un ramo della Galaxy era il Transmedia Explorations, alle cui attività Neil partecipava con fervore: allestivano performance di arte totale (e molto sballata, va detto) all’UFO, proprio il locale storico dove i Pink Floyd accompagnavano Interstellar Overdrive coi primi esperimenti di light show. Il Transmedia Explorations era insomma un collettivo bello acido che poneva il completo disfacimento delle gabbie sociali degli iniziati per accedere ad una nuova socialità, quella che parte dal corpo nuovo, ovvero il sé psichico interiore che si riconnette ad esso. In pratica, si cominciava dormendo in letti sempre diversi, mangiando a orari sballati, facendo un mucchio di giochi di ruolo, e così via fino al completo allontanamento dallo stitico uomo elisabettiano. Così da accedere alle porte dell’utero, dove tutto è iniziato, che è poi come dire il cosmo. L’unità e l’infinito. Ma basta filosofie e intellettualate. Neil Andrew Megson era un ragazzo belloccio e disinibito, uno di quelli che avevano fatto la classica svolta mod (che ricordiamolo vuol dire in soldoni Sting con la lambretta in Quadrophoenia degli Who, e più specificamente “modernista”). Era passato dalle anfetamine all’acido, cioè dai denti stretti e il funchettone rare groove alla musica più avvolgente dell’epoca. S’era fatto crescere i capelli e i suoi idoli erano Brian Jones dei Rolling Stones (dal cui fascino ermafrodita rimase folgorato dopo averlo visto nel 1965 al raduno Thank Your Lucky Stars di Birmingham), Syd Barrett, Zappa e Beefheart. Nessuno di loro è parente del kling klang, eppure ci siamo quasi. Pensate alla bellezza efebica di Brian, alla sua morte e alla pazzia di Barrett tutte assieme. Condite con il cinismo di Zappa portato al confine con l’astrazione, e il buco nero dell’anima è varcato.

Dentro c’è la paura e l’angoscia. Dentro c’è tutto quello che di cattivo hanno fatto alla vita. Da lì si inizia, e sempre si ritorna pure nei due dischi usciti di recente, The Endless Not e Hell’s Invisible Is Her/e. Le verità non stanno mai da una parte soltanto. Charles Manson era chiaramente un hippy passato al lato scuro della forza, ma non c’è miglior parabola settaria mortifera della sua per comprendere come dove c’è un’utopia c’è sempre un pericoloso burrone. Da una porta all’estremità di un capo, ti ritrovi dall’altro e se tutti ti vedono trasformato da yin a yang, dal bene al male, da dio al diavolo, sei sempre tu, in relazione tra le due cose, a navigare tra i due lati. In definitiva, e lo zen lo sa, non sei che nothing. Niente. E se non sei niente e non c’hai capito nulla allora ti basti sapere che l’express yourself che ha reso famoso un brano di Madonna acquista il tratto più viscerale e ancestrale che ci possa essere. Il make up qui è fatto di sangue, ossa e qualche gallina e uova nere giusto per. Ma ci si prometteva di non rimanere intrappolati negli opposti…

Energy, Intuition e Body

Andando al dunque riprendiamo da Coum Trasmissions. Nel 1971 Genesis coinvolge nel progetto di musica non convenzionale Christine Carol Newby, una studentessa che voleva chiamarsi Cosmosis ma si ribattezzò Cosey Fanni Tutti. Erano Energy, Intuition and Body. Il concetto potrebbe essere parafrasato come segue: l’uomo è pieno di energie che hanno poco a che fare con il bon ton, la sua psiche è stata invasa dai meccanismi alienanti della società. E badate bene che Genesis ammette nell’intervista di cui sopra che non si tratta di Marx, anzi al posto di Marcuse e la scuola di Francoforte c’è un’attitudine esperienziale che parte dall’acid test ma va ben oltre, on the other side, per quindi capire che loro, gli altri, non hanno capito cosa c’è dietro lo specchio. E c’è molto di spaventoso lì, la traccia filogenetica di laceranti adattamenti e di violente richieste sociali. Un po’ come dio nel vecchio testamento che chiede sacrifici, soltanto che qui non dirà che scherza e passerà all’ultimo canto dell’inferno dantesco senza passare dal via. Ok. È un po’ ricamata.

Anche perché i Coum Trasmissions – che presto vedono l’ingresso di “Sleazy” (Peter Christopherson) e Chris Carter – non sono proprio quelli che si suol dire dei concettuali o dei sociologi strutturalisti laureati a Trento. Giocano sul confine quando riescono a farlo ma presto si crogioleranno in performance sempre più oltraggiose come se l’oltraggio alla società inglese fosse più importante del concetto di Energy, Intuition and Body proclamato all’inizio come diktat. I Coum, poi, erano nati come duo ma anche come band musicale. Avevano fatto da spalla agli Hawkwind (!) e John Peel (buonanima) li aveva intercettati spendendo due buone parole. Nel frattempo però le cose pratiche non vanno taciute, e se gli artisti avevano una possibilità d’essere finanziati dallo Stato (pure in recessione economica), il Coum si mette in lizza e ottiene un gruzzoletto con il quale, in modo molto hippy, intende sconvolgere le menti della borghesia, anzi degli adulti che è più “antigiovane” come termine. Come? Beh diciamolo come lo vediamo scritto:

“Ogni giorno diventava più pesante, così in una domenica di Pasqua fui crocifisso e frustato, coperto di vomito e ali di pollo e uova di gallina mentre dovevo tenere delle torce (la gente sentiva pure la carne della mia mano bruciare). Poi urinai nelle gambe di Cosey mentre lei teneva una candela nella vagina. Era come se uscissero delle fiamme dalla vagina. …erano giusto alcuni modi per evitare di guardare gli spot televisivi, del resto”

L’umorismo di Genesis, va sottolineato, è un eccellente contraltare della sua vita artistica e il protagonista principale di ogni sua intervista. Comunque, tornando a noi, il picco di notorietà raggiunto dai Nostri corrisponde al canto del cigno. Nel 1976 i quattro ottengono di poter agire niente di meno che all’ICA (Institute of Contemporary Arts), il punto più vicino a Buckingahm Palace che l’arte contemporanea possa conoscere. Di lì si spalancano le porte dell’alta società – con i suoi perversi segreti – e varcando questa soglia Genesis e gli altri inscenano uno spettacolo intitolato Prostitution, in tempi decisamente pre-Marylin Manson e death metal. Non era la cosa più orrida che avessero rappresentato, eppure la carrellata di foto di Cosey che posava per riviste porno condita con mutande insanguinate e tampax fece il suo dovere. Il Coum, ricordiamolo, veniva finanziato con i soldi dei contribuenti e ci fu addirittura un’inchiesta parlamentare in seguito al prevedibile scandalo. Il più offeso era un deputato conservatore chiamato Nicholas Fairbairn, e qui la politica c’entra eccome, ma a tutt’altro livello.

In questo momento, Coum si trasforma in Throbbing Gristle con un’ambizione: uscire dalle ristrette cerchie dell’arte per abbracciare quelle più popular del rock’n’roll senza rinunciare a nessuno degli oltraggi finora condotti. L’investimento dei fan sugli idoli rock, il loro delegare alla star le più recondite frustrazioni e perversioni (vedi il Glam che prima del punk furoreggiò in Inghilterra) era un gioco diabolico al quale Genesis non poteva resistere. Dall’anarchia dell’istinto-corpo-energia del Coum, i TG flirtano con il suo opposto: il totalitarismo. Perché il pubblico potrebbe venir manipolato, persuaso a fare ciò che non vuole, persino rendersi complice di crimini contro l’umanità. Il marchio disegnato da Sleazy, reclutato a suo tempo per essere morbosamente attratto per il magico e perverso mondo del Coum (ma era anche co-autore dell’artwork di Wish You Were Here e membro degli Hypgnosis che appunto facevano cover di gruppi prog), conteneva il fulmine preso da quello del movimento British Union Of Fascists di Sir Oswald Mosley, mentre lo sfondo al logo della Industrial Records non è altro che una diapositiva scattata dallo stesso Orridge in un viaggio in Polonia con soggetto Auschwitz.

Il famoso contatto tra gli estremi è lì. S’intravede in un progetto che shifta la trasmissione del Coum al report dei Throbbing Gristle i quali mantengono nella ragione sociale il contatto vergale con il corpo (nello slang dello Yorkshire, dal quale Gen e Cosey provengono, la parola significa “pene eretto”). Dunque dall’interferenza anarchica del progetto performativo ci si sposta alla più sistematica e “imparziale” osservazione sociale, così che dietro allo specchio la società risulta una brutta bestia. E loro non c’entrano, al sogno hippy è subentrato l’incubo Manson (il fattaccio dell’omicidio di Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski) e quella fabbrica, centro di lotte infuocate e rappresentazioni cinematografiche a non finire (vedi anche il Pasolini di Teorema) di quegli anni, non è che un’altra delle gabbie sociali, forse la più pervasiva e alienante. Un luogo paradigmatico e non poi così diverso dal campo (di concentramento). I soprusi sull’uomo ci sono sempre stati e quello più in voga nei Settanta è la società (moderna, seriale) industriale. I Throbbing indagano senza leggere libri ma proponendo antimusica come antidoto per scuotere le coscienze inebetite dal suo opposto istituzionale: la musica. E il punk non fa eccezione.

Per Genesis tre accordi sono decisamente troppi. La vera forza – e il Fluxus insegna – sta in zero accordi, ovvero – e Cage insegna – nel silenzio puro come anche nel white noise, come lo chiamiamo ora. E non parliamo di Metal Machine Music di Lou Reed, troppo facile diventare ricchi e concedersi il divertissement da intellettuali (“[Lou Reed’s] Rock n Roll Heart is an abortion! And that’s what he did on his last tour. He didn’t do ‘Metal Machine Music’ on tour, did he? How many years did it take him to bring it out, anyway? And he’s spent quite a lot of time apologising…” (Genesis P. Orridge, Sounds Magazine, 26 novembre 1977). Genesis continua a ripetere in quegli anni che l’intima ragione d’esistenza dei TG è fare musica sincera, viscerale. “There are NO LIES on these records, no one here is a leader. We assume full responsibility for ourselves. We will not be deflected from our destiny. OUR LIFE.”, tuonava continuamente nelle interviste. Questa funzione liberatoria data generosamente alle masse finirà in un brano come Discipline che è un po’ il loro Salò o le 120 giornate di Sodoma (di Pier Paolo Pasolini). L’ennesimo contatto tra alte sfere della coercizione e una forma degenere di anarchia dove ogni desiderio diventa lecito e necessario. Non corriamo, prima d’arrivare a quel brano c’è un cosmo da esplorare. Anzitutto viene l’Industrial.

Throbbing Gristle

“It starts with chords. They’re saying ‘Be like everyone else, you gotta learn to play’. You can start with no chords, why not just say ‘Form a band and it doesn’t matter what it sounds like or whether you even make a noise, if you just stand there silent for an hour, just do what you want!’. (Genesis P. Orridge, Sounds Magazine, 26 novembre 1977)

“Firstly, we had little or no musical knowledge and had no idea what we were doing. Secondly, none of us had very much in common, other than being social misfits of one sort or another… …Thirdly… …pieces were created more or less spontaneously, without any rehearsal or preparation other than Chris’s privately made rhythm tracks and a general discussion about possible topics for a new lyric which Gen would use as inspiration for the lyric” (Peter Christopherson, London, 1986)

Il primo brano di First Annual Report, all’epoca disponibile soltanto in cassetta, è Very Friendly – un brano vicino all’estetica dei Suicide newyorchesi (anch’essi provenienti dallo stesso background artistico estremista), ma è come sentire Lou Reed e i Velvet in un trip orrendo e soprattutto anti-cool. Loro la chiamano trash-psichedelia e c’è un Genesis proletario e invasato qui: accento brit pesante e narrazione cupa e logorroica. Sotto uno stomp grezzissimo alla elettrica filtrato da qualche strano apparecchio. È Chris Carter l’autore di quelle sonorità mai viste né sentite. Il genio do it yourself delle macchine. Anche lui convertito alla musica dalla passione/impiego nei light show psichedelici, pure lui invischiato con la scuola floydiana dato che l’illuminazione (pragmatica è il caso di dire) gli venne a un concerto di Roger Waters e co. sotto LSD. Mettendo assieme elettroniche cheap raccattate alla meno peggio, Carter mette assieme apparecchi analogici personalizzati che donano alle chitarre dei TG quel caratteristico suono sintetico e martellante. Inoltre è in grado di mettere suoni in loop aggiungendo quel quid d’alienazione e meccanica inumana.

Con questo ammasso di lava e clangore che corrode ogni certezza, Genesis improvvisa – e lo farà sempre – tutti i testi estemporaneamente. Prima di ogni performance giusto un consulto con i compagni e poi via urla, declami e catalogo di psicopatologie scientificamente espettorate tono su tono e rese ancora più spiazzanti dalla lezione cut up di Burroughs. Dead Bait è un altro lato del TG sound a venire: è electro pura, deriva synth-pop come piacerà a dozzine di revivalisti analogici a venire, Pan Sonic su tutti ma anche Wolf Eyes, Black Dice e tutto il nuovo industrial dei duemila. In mezzo ci sono tracce ancor più caotiche come Whorle Of Sound dove chitarre cibernetiche si fondono a elettroniche caliginose e persino spezzoni di concretismi azionati da una tastiera a un’ottava chiamata Gristlizzatore, un apparecchio suonato da Sleazy in grado di azionare un frammento di nastro distinto per ciascuna nota. Nel magma sonoro compaiono così frammenti di registrazioni catturate da Christoperson, rumori industriali, spezzoni di trasmissioni tv, dialoghi di intellettuali ecc.

Di fatto uno zapping e l’ennesimo patrocinio di Burroughs, un cut up applicato al linguaggio sonoro che è un primitivo “sampleing” (campionamento), giusto prima dell’era dei campionatori in musica. Detto fischiettando, il cut-up era usato da Burroughs anche per rendere in modo il più mimetico possibile uno stato di alterazione della coscienza. I riferimenti illustri scomodano La Monte Young, le cui note tenute all’infinito sono parte del sound di Final Muzak, una traccia comunque metronomica e un’altra provocazione dei TG, semantica questa volta. L’etichetta “muzak” è infatti la musica che da quegli anni in poi contraddistingue il tappeto sonoro della modernità sotto forma di tappeto acustico e innocuo per accompagnare l’andirivieni dell’ascensore o l’acquisto nel supermercato oppure ancora nell’attesa all’aeroporto. L’escrescenza distillata dell’alienazione contemporanea. I Throbbing oltre lo specchio suonano la loro muzak e non parliamo di industriale ma, ancora, di una deriva psichedelica. Un trip zero romantico ad alto tasso di eroina. Un tunnel morrisoniano senza black music e senza serpenti, soltanto secrezioni e contorcimenti di carcasse.

Industrial Records

“Our Records are a combination of files on our relationship with the world and a Newspaper without censorship. Monte Cazazza suggested our business slogan should be INDUSTRIAL MUSIC FOR INDUSTRIAL PEOPLE.” (Genesis P. Orridge, London, 1978)

Con Second Annual Report la musica dei TG si battezza industriale. Anzi musica industriale per gente industriale e quello slogan abilmente rubato dalla tecniche pubblicitarie e schiaffato in faccia ad albione fa storia. Conia un immaginario già in nuce, metallico e fordista, in un qualcosa di fortemente legato al Novecento e alle lotte comuniste d’ogni dove. È il modernismo futurista che si ritorce contro l’uomo. Il funzionalismo architettonico virato speculazione edilizia e quindi gabbia-loculo opprimente dell’esistere oltre al lavoro di per sé alienante. La fuga e la riconquista di un proprio spazio è ancora verso l’ignoto: Slug Bait nella versione live a Southampton è una Set The Controls For The Heart Of The Sun traforata da deliri Neu!, un cupo basso pulsante watersiano trafitto da chitarre che paiono delle macchine sul rullo trasportatore (da lì “Tesco Music”, altra definizione autodescrittiva dei Nostri). Ancora la metafora della catena di montaggio e questa volta il passaggio dal cosmo ai rapporti di produzione è evidente (raggiungerà il suo apice nella traccia D.O.A un anno dopo).

Così, come sono evidenti le trovate maggiormente pastose da parte di Carter in Maggot Death – Live at Rat Club (che spazia da typing di calcolatrici, sfrigolii di rettili, mefitiche piogge acide), il campionario di nefandezze Genesis, come ringhi canini in loop, si dilata come una pellicola bruciata. Come sopraccitato, a rafforzare l’estemporaneità d’ogni composizione, ogni traccia è presentata in più varianti che spesso non hanno nulla a che fare l’una con l’altra. Maggot Death – Brighton è semplicemente un frammento di 57 secondi con Genesis che se la prende con alcuni punk rei di non capire gli intenti della musica, dei “funking idiots” in pratica. Un attacco che continua in Zyclon B Zombie dove gli zombi sono le creste fluorescenti e lo Zyclon B il gas usato nei campi di concentramento.

Il portale anarco-nazista si apre di nuovo. Eppure Second Annual Report benché industriale per cocciuta definizione (e album di surfing di confine) continua a essere fortemente caratterizzato dalla cosmica: After Cease to Exist, che prende il titolo da una canzone di Charles Manson, è un brano cosmico à la Tangerine Dream della durata di venti minuti (alla faccia dei 3 minuti 3), ma sono dei Tangerine denocciolati e spaventosamente orrorifici sottopelle. È thriller music cosmica dove sotto i bofonchi dell’electro s’agita un mondo di dialoghi oscuri e distorsioni a picco nel vuoto (i Wolf Eyes devono probabilmente la loro esistenza a questo pezzo) Infine, a sorpresa, c’è United un brano synth-pop palesemente krauto dall’inconfondibile riff Kraftwerk. Genesis e Sleazy dicono di aver riso fino alla morte pubblicandolo, ma non è uno scherzo commerciale: c’è un Barrett convertito new wave (“citare due strofe You And I United”), drum machine ed effetti à la Pere Ubu (quelli della Danza Moderna) via Neu!. Una gemma synth pop. Un territorio che scioltisi i Throbbing la coppia Carter-Cosey approfondirà; ma che qui possiede intatto il dono della sintesi.

D.o.A. The Third and Final Report

“I think it’s very very important wherever possible to say no, you have no control over us. You’ve chosen to come and see us, not to come and tell us how to be and I think… …You can have an opinion afterwards, but it’s irrelevant to what we were doing”
(Genesis P. Orridge, Dirt 3, December 1978)

Il terzo report sullo stato della società alla fine del ’77 inizia con una premonizione: un fax rubato dal cassonetto di fronte alla sede londinese dell’azienda I.B.M. è la fonte del suono di un brano che porta lo stesso nome: salvo qualche manipolazione extra è la macchina stessa a parlare e il suo messaggio è terminale. D.O.A è un final report. I TG riconoscono il proprio limite: sanno di aver acquisito un bagaglio di espedienti prevedibili: Hit by a Rock è la versione up to date di Very Friendly, Valley of the Shadow of Death, abusa di field recordings ma è pur sempre un classico brano da Gristle minimali e così via. A cambiare sono, se non altro, le tematiche, sempre più oltraggiose come del resto le transmission dei Coum prima di loro. L’escalation vede Genesis e Sleazy concentrarsi sulle psicopatologie con pericolosi ammiccamenti alla pedofilia e allo stupro. Il picco è sul finale con We Hate You Pretty Girls.

Genesis trasformato in strega seicentesca urla la celeberrima strofa “vi odio ragazzine”, in pratica il retroscena della copertina dell’album: uno scatto di una bambina candida in vestiti succinti e mutandine in vista. In pratica il desiderio anarchico e l’equivalenza di esso con la paura (vedi il Kubrik di Shining) sono terre dell’inconscio alle quali i TG attingono con sempre maggiore controllo e spregiudicatezza. Di fatto hanno ancora la forza di colpire la vulnerabilità dell’ascoltatore, pure dopo tonnellate di metal core dozzinale, eppure un cerchio si è chiuso. Ma una cosa accade: il report inizia a essere sempre più semantico, legato al contenuto, sempre meno avanguardista nelle scelte espressive. Come passare da Burroughs a Kerouac.

20 Jazz Funk Greats

Nel 1979, il processo di normalizzazione – rispetto ai report – è una realtà. Arriva 20 Jazz Funk Greats. La title track è coerente con il titolo, e prepara l’ascoltatore a una atmosfera tutt’altro che assimilabile al Second Annual Report, anche se del funk di cui si dice vi è una traccia tutt’alpiù subliminale e del jazz unicamente la cornetta suonata da Cosey nella title track. Tutto però sembra stranamente normale, persino collegiale, con la copertina a ritrarre i quattro in posa su un prato a strapiombo sul mare. A ben vedere, quella collina è Beachy Head, famosa perché meta prelibata di molti suicidi, proprio come Beachy Head la traccia che ri-trasporta il malcapitato nel buio metafisico gristleiano. Ancora una volta la saga è quella dei Suicide ma con un pizzico di Kling Klang in più e il tentativo di insinuare il male con subdola arguzia. Carter spinge l’acceleratore sui synth veri e propri e drum machine, anticipando ancora una volta commistioni synth-pop (inteso nella sua componente più ritmica) e industrial che verranno infatti chiamate EBM – e dall’EBM, ricordiamolo, si arriva presto alla Techno.

Così se Hot on the Heels of Love è praticamente un anticipo della dance underground fine Ottanta, l’album è anche Persuasion, il capolavoro oratorio di Genesis, e Discipline (nelle sue due versioni), di cui abbiamo già fatto accenno, altro picco artistico. Eppure quest’ultima è anche il sintomo di una crisi: un video che ne ritrae l’esecuzione – per quanto nei concerti dei TG non si è quasi mai potuto parlare di “esecuzione di una canzone” – evidenzia che una mediazione tra le fissazioni dei quattro è saltata – e D.O.A., le cui quattro tracce sono composte ognuna da un membro dei TG tipo Ummagumma, ne era probabilmente il prodromo. Si profila una crisi che non è solo artistica: quella spettacolare unione basata sulle peculiarità, i contrasti e la frizione degli elementi non funge più da attrattore. I problemi personali contano di più della rappresentazione.

Control / Breakdown

Cosa era successo in seno ai TG? Roba da non credere: dinamiche simili a quelle dei Fleetwood Mac: Cosey ha lasciato Gen per Chris, e Gen entra in una fase fortemente depressiva. Tutto ciò nel video di Discipline (a Berlino) si manifesta in una divisione a coppie; Chris-Cosey da un lato, Sleazy e Genesis (che nella spartizione rivendica la chitarra) dall’altro. Genesis, in piena crisi sentimentale, tenta il suicidio e compone una canzone che associa a quell’atto (Weeping). Giusto per gusto macabro dell’aneddoto, si può ricordare quella notte di qualche tempo dopo (proprio quella notte) in cui Ian Curtis (diventato amico di Genesis dopo aver ascoltato entusiasta Second Annual Report) telefonò a P-Orridge cantandogli proprio Weeping, non concedendogli il tempo di andarlo a trovare… Tornando a Discipline (le sue due versioni furono registrate dal vivo una a Berlino, l’altra a Manchester), è giusto segnalare un aspetto che tra breve tratteremo in modo più diffuso, su cui verterà tutta l’ultima parte della carriera dei TG: quello, per usare un eufemismo, militaresco (sul retro del singolo di Discipline compare la scritta “Musica da marcia per giovani psicopatici”).

La canzone era nata quasi per caso da un tema proposto da Cosey prima di un’esibizione, su cui poi Genesis si inventò una delle sue improvvisazioni disfattiste, ma di fatto sigillava quel fascino del totalitarismo di cui il fulmine TG sarà innegabilmente esponente. Dal corpo alla corporazione si passa per la cospirazione delle coscienze. Ma al corpo dobbiamo tornare per un attimo. Del resto, è anche una questione di mere frequenze. Carter e Genesis si sottopongono in questi anni a duri esperimenti sonici. Si martoriano con ultrasuoni e bassi intestinali a volumi stratosferici e toccano con mano la pericolosità del lato acustico della forza nera. Gli effetti di queste famose bad vibrations sono tra gli altri perdita d’equilibrio, visioni tubolari, defecazione involontaria e stati allucinatori. Un’esperienza del genere sarà vissuta anni più tardi dai Pan Sonic a Beaconsfield (dove i due finnici si trincereranno per otto ore al giorno per diversi giorni consecutivi).

Resta però fondamentale la differenza tra il duo e i Throbbing nell’utilizzo della vibrazione psicocorporea: mentre Genesis non distingue il nocivo dal non nocivo, i Pan Sonic imparano su essi stessi che certe modulazioni non devono essere utilizzate per il bene proprio e del pubblico. Proprio ciò che Genesis, in perenne disprezzo per le vie di mezzo, non ammette. E’ il ’79 quando Monte Cazazza raggiunge il quartier generale dei TG (fra l’altro comprandosi il biglietto dall’America vendendo t-shirt!), portandosi appresso alcune registrazioni dell’esercito americano contenenti esperimenti acustici aventi per oggetto armi, oltre ad una nutrita serie di field recordings di fucili ed esplosioni. L’occasione per sperimentare l’effetto della musica come potere non tarda a presentarsi. Inscenando la classica dinamica del regime che trova e persegue i propri capri espiatori, da Martello Street, ovvero la Death Factory gristleiana, nel frattempo addobbata di filo spinato, sistema antifurto e finestre nere, vengono posizionati alcuni altoparlanti nella direzione di un campo nomadi stabilitisi giusto accanto all’edificio.

I quattro decidono di fare giustizia da sé e pompano il volume e le frequenze indagate fino all’allontanamento degli ospiti indesiderati d’Inghilterra. A livello discografico il pezzo in questione è Subhuman e lo ritroviamo in Heathen Earth (anche se l’antefatto è chiaramente il piccolo capolavoro Discipline, come si diceva), un album registrato rigorosamente dal vivo davanti a un piccolo manipolo di iniziati. Grazie al “Rasputin” Monte Cazazza (un artista americano con il quale Genesis aveva corrisposto fin dall’inizio della missione TG, nonché personaggio determinante nella vita di Gen dopo la separazione affettiva con Cosey di cui diremo alla fine della missione), il quartetto si trasforma in una piccola unità paramilitare. Cazazza arrivava dal giro dei Residents di San Francisco, e – di post-hippy in post-hippy – era però forse l’unico ad aver davvero subito la visione della cattiveria umana, avendo assistito da piccolo ad un omicidio. Ecco perché Rasputin.

Heaten Earth

Ma si parlava di Heaten Earth. È il periodo in cui P-Orridge si fa fotografare in mimetica e nelle performance live seguenti lui e Christopherson indossano una camicia militaresca con il marchio-fulmine sulla spalla. Di fatto sono in divisa, e per togliere ogni dubbio sullo scopo dell’operazione il merchandise del gruppo meticolosamente assemblato dalla band inizia a comprendere kit di sopravvivenza e altri arnesi bellici sotto lo slogan “diventa un agente dei TG”. È chiaro che il confine anche se di poco è superato: dall’anarchia ai vaneggiamenti del potere (e alla mistica che ne consegue) il passo è breve. Proprio come la cerchia più alta del Fürer osssessionata dagli studi sul Sacro Graal, Genesis si butta sull’esoterico e il settario (a seguirlo c’è Chris Carter che s’intrippa di religioni). Dove c’è setta c’è un leader, e dove c’è un leader c’è il monopolio del potere. La coercizione.

Alla faccia del “no leader” che Orridge propagandava a destra e manca fino a due anni prima. Orridge, dopo aver tentato (per richiamare l’attenzione di Cosey) il suicidio due anni prima, aveva proiettato la sua frustrazione sulla musica. Contemporaneamente però era lucidissimo quando si trattava d’osservare il fanatismo che l’Industrial Records richiamava a sé. Nel libro Post-Punk, il giornalista Reynolds riporta il fatturato della label come tra i più copiosi nell’intera scena indipendente britannica (consideriamo poi che i dischi uscivano con tirature da far pensare a operazioni anti-commerciali; per esempio Second Annual Report uscì in 800 copie scarse, e poi la ristampa fu ceduta agli amici della Fetish). Una cosa inedita fino ad allora. Inoltre tutto questo denaro veniva sborsato da categorie di fan assolutamente individuabili: ragazzi disadattati, frange di persone che erano passate oltre la cupezza dei Joy Division, frustrati dalla rabbia mediana del punk che nel frattempo puzzava potentemente di moda e vedeva gente come Green (uno dei massimi ideologi contro-musicali dell’epoca) in procinto di tradire la sinistra per il New Pop.

Facendo convergere queste forze nel culto di una corrente “pura”, i TG avevano così raggiunto un pericoloso apice di successo. In sei anni, sottolinea Reynolds, avevano creato da zero un immagine coordinata (come si dice oggi) vincente, soprattutto indipendente e un seguito fedelissimo, un modus operandi che farà di Stapleton e Tibet – ovvero Nourse With Wound e Current 93 – degli ideali prosecutori di quei sigilli, e che trova nei TG un illustre principio iniziatico. Del resto, i quattro – al contrario di tutti i loro figli – avevano sempre lottato contro il riconoscimento e la irregimentazione. Per loro era giunta la fine. I Throbbing Gristle si sciolsero dopo un concerto tenuto a San Francisco il 29 maggio 1981 (l’album documento è Mission Of Dead Souls). Pare che tra le gocce che fecero traboccare quel vaso acido fu il matrimonio improvviso di Gen, avvenuto poco prima del concerto di nascosto in Messico con Paula, che poi entrerà negli PTV. Genesis e il fido Sleazy erano però già corsi ai ripari cospirando attorno al progetto Psychic Tv e il “Temple Of The Psychic Youth”, una setta vicina a quella mansoniana, convertita però allo scopo originario delle trasmissioni del Coum, ovvero l’unità tra energy, intuition and body.

Cosey & Chris, dal canto loro, continuarono la loro parabola d’amore e synth-pop, lontani da Genesis per venticinque anni fino alla reunion dell’ultimo disco. Per l’aneddotica, la reunion dei TV, documentata da Genesis in una recente intervista alla VBS, è accaduta grazie a una vecchia pratica, la mail art. Il performer, prima della separazione, aveva promesso a Cosey che le avrebbe dato la triste notizia della morte del suo cane. Ma facciamo un passo indietro: avevamo detto di voler seguire un canale preferenziale nella storia di quella creatura industrial-psichedelica chiamata Throbbing Gristle. Vediamo allora la storia interpretata dei Throbbing Gristle attraverso i nostri occhi che cercano di inforcare la visuale – forzatamente parziale – di P-Orridge. Seguiamolo negli Psychic TV, cerchiamo di cogliere qualche sfumatura suppletiva. Tanto per iniziare: davvero questa immagine era coordinata? Cosa rimaneva dei TG negli Psychic TV? Proviamo a raccogliere qualche idea.

Comunicazione e Incomprensione. Ancora su Coum e TG

“The most significant achievement [of TG] was the bringing together of so many people who believed in life to be more than what had been offered so far. A chance to express their views with like-minded people, providing outlets for a wealth of ideas.”
(Cosey Fanni Tutti, 1986)

“Genesis P-Orridge is an artist in the Dada tradition”
(William Burroughs citato da Genesis P. Orridge, Sounds magazine, 26 novembre 1977)

È tempo di incisi di metodo. Una buona analisi, si dice a volte, dovrebbe essere adeguata all’oggetto che sta analizzando. Una lettura della vicenda TG e co. non può allora prescindere da un elemento fondamentale: l’informazione e la comunicazione. Il discorso sui mezzi di comunicazione, infatti, cercando di non essere troppo frettolosi o superficiali, riguarda tanto TG, Coum, PTV quanto noi. Un esempio: chi vuole scrivere uno speciale su di un gruppo non può fare a meno di informarsi e cercare di riportare – in modo criticamente originale – quello che ha letto e ascoltato per iscritto. Una cosa difficilissima per i TG. I contenuti sul web in materia di musica industriale sono infatti di una mole impressionante (la battuta è facile: in quantità industriali). Niente di nuovo – e non certo a caso (anche alla luce di ciò che già abbiamo detto) – che il sito ufficiale dei Gristle sia ormai un negozio virtuale di merchandising.

Ma i TG invitano a delle riflessioni, che – credeteci – sono talmente tante da doverne sfrondare una buona metà per non perdersi nel mare delle suggestioni e piombare sulla soglia della schizofrenia. Il nostro lavoro è dettato dal tipo di medium che usiamo, dalla soglia di ipertrofia che comporterebbe un tentativo esaustivo. Meglio proporre al lettore un modo di rendere sinfoniche le proprie informazioni (quelle che ha già, quelle che avrà dopo la lettura di questo articolo o di altri) anziché elencargliele. Meglio fornire delle chiavi ragionate, anziché riversargli addosso una pura quantità di informazioni. Ma perché abbiamo parlato di adeguatezza? Il punto è che una costante della produzione di Genesis è proprio il suo posizionamento pianificato nei confronti di una teoria della comunicazione. Da lì nacquero gli esperimenti transmediali. Il rapporto tra informazione e corpo, tra dati e sensi, era sbilanciato sui secondi elementi. Il Coum, dal canto suo, era una perenne provocazione comunicazionale basata sulla corporeità pervertita nel suo messaggio biologico – vuoi per le pratiche che Gen infliggeva ai suoi testicoli, vuoi per le pose porno di Cosey.

La fase finale dei TG era la dimostrazione di una teoria sottesa al controllo della comunicazione da parte degli autoritarismi – la prova di come un seguito effettivamente arriva a “seguire” chi lo guida (e ci mancherebbe, è un seguito) attraverso una strategia di affiliazione. Gli Psychic TV portarono tutto questo nel suo estremo più scontato: il settarismo. Ma lo fecero creando una forte pertinenza sul canale preferenziale del Temple (almeno negli intenti originari): il canale audiovisivo, la TV. A proposito di forme di comunicazione, come poi non citare la mail-art, forse uno dei più rilevanti trait d’union delle gravitazioni girate attorno al mondo TG. Tramite mail-art Genesis conobbe uno dei suoi ispiratori, Burroughs (un suo disco fu proprio una delle pochissime uscite extra-TG della Industrial Records), ma anche Monte Cazazza, mentre Vittore Baroni – già citato prima a proposito delle sue tesi sulla musica industriale – si è interessato al genere a partire da un rapporto di arte epistolare proprio con P-Orridge e Fanni Tutti.

Ma, sopra ogni altra cosa, c’è il solito Second Annual Report, con cui è necessario fare i conti anche da questo punto di vista. Innanzitutto perché lo possiamo vedere come un trattato sull’incomunicabilità, oltre che come un reportage sul bad trip. È un discorso che coinvolge anche il Coum, e che ha a che fare con l’impossibilità di un canale di comunicazione. La tesi è la seguente: la sovversione non può essere veicolata da qualcosa di immediatamente comprensibile nella società a cui si oppone, come accade alle avanguardie. Se poi sono avanguardie sovversive, figuriamoci. Nel Coum Genesis e Cosey si opponevano, tra le altre cose, alla concezione stagna di sessualità della borghesia inglese. E fecero cose che non potevano essere capite – come del resto non si capisce (se si rimane all’interno del sistema di valori del senso comune) perché diavolo Genesis abbia voluto privarsi del suo membro qualche anno fa.

In Second Annual Report i nostri fecero capire quanto fosse incomprensibile la società industriale, vista dall’interno di una sorta di documentario. Se non è risveglio delle coscienze questo! In tal modo I TG scoprirono un modo per riprendere la psichedelia e associarla alla tremenda normalità di una società industriale, e sui suoi scarti cognitivi, sui trip che genera. Anche in questo, come in molte altre cose, il legame con esperienze psichedeliche più recenti (Royal Trux in testa) è percorribile. Va da sé che questo vuol dire giocare sulla comunicazione, sui suoi limiti da spostare sempre un po’ più in là. Quando si preparavano per la creazione dell’orda industriale, i TG si fecero più comprensibili, ad uso delle giovani generazioni di synth-pop cattivelli e di futuri EBM. E di strategie di comunicazione si cibarono gli Psichic TV.

Strategie di comprensione. Psychic TV

“PTV is about love” Genesis P. Orridge, 2007

Dopo l’insignificanza iniziale, infatti, i Throbbing cambiarono acque e strategie di creazione (significanti) di una cerchia di fedeli. Ma il capolavoro comunicazionale fu compiuto con la sigla PTV. Genesis ha spesso insistito nel sottolineare le differenza tra TG e PTV. I primi sono musica costruita sull’anguish, i secondi sono musica concernente l’amore. Ma il bene e il male coesistono, lo sappiamo. Gli Psychic TV furono formati nel 1981 da Genesis e Peter “Sleazy” Christopherson accompagnati dal chitarrista (a tutti gli effetti) Alex Fergusson degli Alternative TV (e si dice che il “TV” derivi da lì, oltre che dall’idea di emettere trasmissioni audiovisive per il Temple ov Psychick Youth, dove “ov” sta per “liquido seminale”, secondo il codice del tempio) e al moroso di Sleazy, John Balance (che all’inizio si chiamava Geff Rushton). Quel Temple era niente meno che una setta più o meno esoterica (diretta al recupero di una certa innocenza del desiderio, ma oltremodo equivoca e molto vicina alle derive pericolose già citate) che attendeva nuove da Genesis (il quale nel frattempo aveva figliato), e che nel progetto originario doveva avere una propria TV, in quanto mezzo di comunicazione di gran lunga più potente di ogni altro.

Di fatto, lo Sleazy videomaker, da oppositore di MTV, si cibò poi delle offerte di lavoro che quel bacino di idiozie gli proponeva – e pensate che è arrivato a firmare il video di C’è Chi Dice No di Vasco Rossi (!). Ma il mainstream non era altro che un’arma al pari della TV. Appena si presentò l’occasione, Genesis il comunicatore si buttò a pesce. Avendo conosciuto Stevo, il manager dei Soft Cell, ottenne da lui che i dischi PTV uscissero per la Some Bizzare, etichetta indipendente fake che faceva capo proprio a Stevo e che aveva la possibilità di essere distribuita planetariamente da major. Force The Hand Of Change, primo disco degli Psychic, uscì così nell’82 per Some Bizzare/WEA. La dolcezza e la musicalità del disco è quasi surreale (Guiltless), se rapportata ai Throbbing di qualche mese prima. Ma tutto sembra funzionale al messaggio del Tempio (come in Message For The Temple, dove Mr. Sebastian, portavoce del TOPY, dà spiegazioni agli affiliati in erba). Nel giro che gravita attorno al disco c’è pure David Tibet dei Current 93, il quale parteciperà anche ad altre produzioni. Ma la musica dell’amore PTV, più quella a firma P-Orridge, ammonta a più di duecento album.

Genesis battè addirittura il record nel 1986 per il numero di dischi pubblicati in un anno solo. è insomma impresa inutilmente titanica renderne conto in modo debito – tanto più che molte delle uscite sono quantomeno evitabili. Un esempio su tutti: Pagan Day (Picture Temple, 1984, uscito in un migliaio di copie e venduto solo tra le 11 e il mezzogiorno della vigilia di Natale) testimoniava di appunti presi su un quattro piste da Genesis e Fergusson. Le uscite Some Bizzare si interromperanno proprio nel 1984, con le prime produzioni Temple Records. L’immagine dolce dei primi PTV scomparirà con il tempo, e con l’intenzione del Genesis dreadlocks-munito di sfruttare l’alea cyberpunk, acid-house, techno che gli veniva riconosciuta anno dopo anno (mentre Christopherson si darà da fare coi Coil, e vi riproporrà gli esperimenti pseudo-TG coi nastri). Tekno Acid Beat (Temple, 1988) coglie con un tempismo proverbiale la summer of love dell’house (Tune In (Turn On The Acid House)), e ci presta il fianco alla riflessione conclusiva della vicenda PTV – e se volete, rileggetevi la nostra recensione di PTV3 Hell’s Invisible Is Her/e.

Quello che si coglie filtrando il marasma di musica del tutto varia di questa band è la perseveranza di un progetto di malleabilità, che ancora una volta della comunicazione e della tempestività fa bandiera più che delle idee musicali. Certo, Genesis subì qualche brutto momento a causa della sua impresa. La sua capacità di creare un esercito dal nulla e col nulla, in fin dei conti, è stata resa possibile dalla mancata identità musicale degli Psychic – ovvero l’esatto opposto dei Throbbing Gristle. L’insignificanza divenne significanza per un ristretto numero di persone (una setta, appunto), veicolata però da canali che non erano musicali. La cosa si ritorse contro Genesis. Nel 1992, mentre era di ritorno da Kathmandu (dove era andato a fare volontariato con moglie e figlie), ricevette un telegramma che lo avvisava che Scotland Yard era entrata nella sua casa di Brighton alla ricerca di prove sataniste contro di lui. Lo incastrarono, e da lì fu costretto all’esilio dall’Inghilterra, intanto che la moglie lo mollava. Gli anni Novanta per lui sono stati – diciamo – difficili. Ma non sviamo. Il punto è che gli Psychic TV sono stati un gruppo il cui nome era slegato da un genere. Lo scollamento biologico di Genesis da una stabilizzazione sessuale ha avuto il suo correlativo nello scollamento dei Throbbing Gristle dalla stabilizzazione dell’identità industriale. Un momento: ma che fine ha fatto la psichedelia?

Da oggi su ieri e da ieri su oggi. Conclusioni

“Butter nothing is why we came here, nothing is what we so awkwardly strive and fight for. Nothing is our very precise confrontation with form and reason. Its easy to forget nothing and hard to describe it”
(Genesis P. Orridge, London, 1986)

Non possiamo che chiudere questo articolo in modo circolare, tornando a Barrett e Brian Jones. Ma anche prendendo con più consapevolezza Part Two. Oggi la musica industriale ha evacuato i luoghi a lei dedicati, si è polverizzata, non ha più quella cerchia di riferimento creata dai Throbbing Gristle. Lo vediamo nella recensione dedicata al disco. Ora concentriamoci sulla forza di oggi, che è il senno di poi. Se i TG sono stati musica psichedelica, lo sono stati – e in questo ci ripetiamo – del tipo meno euforico possibile. Ma a riguardare le figure di riferimento – ancora Barrett e Jones in testa, perché non rivedere parte della psichedelia stessa come mascheramento del bad trip delle persone che l’hanno animata? Ma le analogie sono già state percorse nelle moltissime parole che abbiamo già speso. Il percorso di estetizzazione dell’industrialità anarchica trova (dopo gli PTV) nel nuovo TG un nuovo tassello possibile.

Ma, ricordiamoci, i Throbbing erano psichedelici proprio quando riuscivano a esprimere qualcosa di non possibile (non almeno in modo placido) nel mondo del senso comune. Allo stesso modo, la psichedelia narrava di un mettere a distanza quel mondo. Curiosamente, si nota in conclusione di pezzo un lettore mp3 che vaneggia, sotto la voce “genere”, una fantomatica “musica classica”, proprio a proposito di Part Two: Endless Not. Si sa che questi affari sbagliano, si sa anche che i TG sono industriali. Ma una volta smontata l’etichetta (retorica, decisa dagli stessi protagonisti) di musica industriale, che cosa rimane dei TG che furono? Una musica inclassificabile. E di quella del nuovo disco? Una musica classificabile. I TG hanno sempre guardato al futuro, hanno cercato di riprodurre il passato (totalitarista) dentro un futuro da loro già realizzato. Ma non sono mai stati nel presente. Quando lo dovevano essere, si sono sciolti.

Questo è un disco del presente, invece, che fa sue le tecnologie disponibili e si pone come summa nel presente dei TG che sono stati – ovvero almeno due gruppi – e di alcune cose che i TG hanno partorito negli anni, per emanazione e senza cesareo. Chissà se vi gusterà questa frase: ora i Throbbing Gristle possono diventare una colonna sonora. Prima nessuno (tranne loro) avrebbe avuto il coraggio di abbracciarne la musica per condire un filmato. Di più: oggi – e forse solo oggi – i TG danno senso retorico a parole come “prima” e “oggi”. Se prima i TG erano un reportage, ora sono una colonna sonora. Se un report è un contatto con la realtà, la colonna sonora è la confezione di una storia, ovvero di una proiezione della realtà in una ricostruzione in provetta, come un romanzo o un film, per intenderci. Come il più stupido cane che si morde la coda, il futuro li calpesterà sotto i suoi piedi. State attenti, domani, Throbbing Gristle.

Bibliografia

  • Paolo Bertoni, “Nothing Short ov a Total War. Gli Psychic TV”, Blow Up n° 96, pp. 126-133.
  • Daniela Cascella e Massimiliano Busti, “We guarantee disappointment. Coum transmissions & Throbbing Gristle”, Jukebox all’idrogeno n° 2, supplem. Blow Up n° 62-63, pp. 66-79.
  • Simon Ford, Wreckers of Civilization: The Story of Coum Transmissions and Throbbing Gristle, Black Dog Publishing, London 1999.
  • Greil Marcus, Lipstick Traces: A Secret History of the 20th Century, Harvard University Press, Cambridge 1989 (tr. it. Tracce di rossetto. Percorsi segreti nella cultura del Novecento dal dada ai Sex Pistols, Leonardo, Milano 1991).
  • Genesis P-Orridge et al., Painful but Fabulous: The Lives & Art of Genesis P-Orridge, Soft Skull Shortwave, New York 2002.
  • Simon Reynolds, Rip It up and Start Again: Postpunk 1978-1984, Faber and Faber Limited, London 2005 (tr. it. Post-Punk 1978-1984, ISBN, Milano 2006).
  • V. Vale e Andrea Juno (editors), The Industrial Culture Handbook. RE # 6/7, RE/Search Publications, 1983 (con introduzione di Jon Savage).

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3 Ottobre 2007
3 Ottobre 2007
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