T’illumino, demenza
Ovvero gli equivoci sul rock demenziale e i suoi protagonisti

Ridere sul serio

Non dovrebbe esserci bisogno di scomodare filosofi e scrittori veri (Bergson e Pirandello per dirne due) né libri immaginari (il fantomatico secondo libro della Poetica di Aristotele evocato ne Il nome della rosa ) per spiegare che, per quanto possa sembrare strano dirlo, ridere è anche una cosa seria.

In teoria basterebbe pensare a Giorgio Gaber (nella sua fase del “Teatro Canzone”), o a Beppe Grillo, e nessuno dovrebbe avere problemi a riconoscere che attraverso la comicità si possono dire cose serie. In generale non dovrebbe essere un problema riconoscere che esistono risate di tanti tipi diversi, e che una battuta che per esempio coglie il lato divertente di una tragedia non è uguale alla satira su un politico ladro né alla goliardata o alla battuta volgare da osteria. Ma il caso di RAI-OT, con alcuni politici che pretendevano che la satira fosse “bonaria presa in giro del potere al fine di rendere più amabili alla gente i suoi rappresentanti”, dimostra che la questione non è chiara per niente, e che per costoro (guarda caso i bersagli degli strali satirici della Guzzanti ) ridere è una cosa innocua, leggera, pura evasione. Purtroppo non sono i soli: anche a livello di senso comune si pensa che ciò che fa ridere sia per sua stessa natura poco serio. E se la distinzione tra lo stile tragico “alto” e quello comico “basso” esiste fin dall’antica Grecia, è anche vero che la satira, quella che “ridendo castiga i costumi”, non solo all’epoca esisteva già ma era addirittura codificata come genere letterario vero e proprio.

E se costumi e bassezze da satireggiare sono sempre esistiti, sono però cambiate nei secoli le forme del loro dileggio. Non si vuole certo farne una storia qui, ma tra le commedie di Plauto, quelle di Molière o Goldoni, e la furia iconoclasta con cui le avanguardie di inizio ‘900 attaccavano il conformismo e l’ipocrisia delle nuove classi medie e dominanti c’è una certa differenza. E mentre da una parte vecchie forme e stili permangono, dall’altra lo stesso tipo di risata può cambiare anche nella storia.

Tutto questo per dire che non basta che uno spettacolo o una canzone “faccia ridere” per determinarne automaticamente la natura, e che capirla è ancora più difficile se perfino su un genere plurimillenario come la satira spesso manca chiarezza.

Ed è da qui che ha origine la confusione sul rock demenziale, che nel sentire comune (ma non solo: perfino Bertoncelli, in un articolo su Cuore dei primi anni ’90 cadeva in questo equivoco) da una parte è identificato per lo più con gli Squallor e con Elio e le storie tese, dall’altra anche chi associa a questa definizione gli Skiantos spesso fatica a identificare le pur notevoli differenze estetico-stilistiche tra loro e gli altri due gruppi.

Pierpaolo a Napoli: gli Squallor

Tutto comincia quando un gruppo di discografici di base a Napoli decide che per rilassarsi non c’è niente di meglio che formare un gruppo-fantasma (avranno preso esempio dai Residents?) dal nome programmatico di Squallor, nei cui dischi Troia non è solo l’antica città asiatica (nonostante il cavallo di legno in copertina, che però è a dondolo….), bensì uno degli infiniti doppi sensi che intitolano le loro opere (e così Pompa, Cappelle, Scoraggiando hanno in copertina rispettivamente un distributore di benzina, dei funghi e … vabbè, una donna vista da dietro). All’interno della loro nutrita discografia, se si eccettua qualche puntata nella satira ( USA for Italy , nella quale si chiedevano soldi a Michael Jackson nel periodo in cui faceva il Live Aid) e altre surreali ( Non mi mordere il dito, la cui musica proveniva nientemeno che da The Mosquito, un pezzo dei Doors post-Morrison), il tipo di umorismo non va molto più in là di quello delle copertine, ovvero doppi sensi e bozzetti di costume da avanspettacolo riversati nel formato disco con spirito goliardico. Si gioca anche sullo scarto tra l’apparente normalità della musica che imita i generi in voga (e qui l’esperienza di produttori si sente) e i suddetti testi; ma il successo del gruppo si basa soprattutto sulla loro novità, per quanto discutibile. Nell’Italia bigotta pre-’68, infatti, gli Squallor non sarebbero potuti esistere (come, per dire, non esistevano le riviste porno). “Proibito” ma possibile invece negli anni ’70, il gruppo costituiva un’oasi di turpiloquio franco, uno sfogo di umorismo crasso equivalente ai film di Pierino; i suoi erano i dischi in cui “si rideva”, se uno ha del ridere un’idea prevalentemente di evasione leggera legata al nominare le funzioni corporali.

Niente di male, per carità, ognuno ride come vuole; e poi quest’umorismo aveva anche una sua piccola valenza liberatoria, e nei dischi c’era anche qualche spunto interessante di umorismo surreale o di satira. Ma non era “rock demenziale”: il genere, e il nome, nascono qualche anno dopo con gli Skiantos, che come gruppo sono completamente un’altra cosa.

Largo all’avanguardia, pubblico di m…

Gli Skiantos nascono negli anni ’70 a Bologna ad opera di alcuni studenti del DAMS che amavano sia il rock’n’roll e il punk che il teatro d’avanguardia. La loro poetica era figlia del clima bolognese di metà anni ’70, ossia quella magica fusione tra impegno politico anche duro (non a caso a reprimere il Movimento arrivarono perfino i carri armati) e il felice fermento creativo che vide nascere riviste come Il Male, Cannibale e Frigidaire e fiorire i talenti di fumettisti come Andrea Pazienza (che in Pentothal cantò quegli anni e in Pompeo , in qualche modo, la loro brutta fine) e Tanino Liberatore nonché di romanzieri come Stefano Benni. Un’esplosione di fantasia militante che sperimentava la fusione delle varie discipline artistiche e che spesso dava un elemento creativo anche alla lotta politica.

Nel clima generale di un decennio che non era strano solo a Bologna, era possibile questo, erano possibili i suddetti Squallor, era possibile che accanto a quelli tradizionali fiorisse una genìa di cantautori folli (Rino Gaetano il più illustre, un altro per il quale ridere era una cosa serissima) ma anche che il mainstream fosse popolato da personaggi pazzerelli come Amanda Lear , il primo Renato Zero, le Figlie del Vento e un po’ anche i Matia Bazar .

Gli Skiantos sono figli del luogo e del tempo in cui sono nati, sebbene non fossero strettamente politici come molti artisti loro contemporanei. Il loro mix di sberleffo, programmatica incapacità a suonare e a cantare, e messa alla berlina dei luoghi comuni della canzone (ma non solo), sia a livello musicale che lirico (vabbè…) – un merito questo che Freak Antoni ha riconosciuto in parte anche agli Squallor – era politico in senso lato, nel senso di critica al conformismo e di rivoluzione creativa.

La canzone comica esisteva da sempre nella tradizione popolare, e anche nel ‘900 gli esempi erano stati numerosi (Freak Antoni qualche anno più tardi ne studierà la storia col progetto Beppe Starnazza e i Vortici) e anche in quegli anni c’erano comici attori e cantanti che usavano la canzone in questa direzione. Ma per l’appunto si trattava di comicità, non di demenza. Gli Skiantos aggiungono l’oltraggio punk e il gusto per l’happening ereditato dal Living Theatre, che renderà i primi concerti del gruppo dei veri e propri eventi (il lancio di ortaggi e oggetti dal -prima che sul- palco, le reazioni del pubblico che veniva provocato da versi come “largo all’avanguardia, pubblico di merda”, ma anche il caso famoso del concerto in cui il gruppo invece di suonare cucinò la pasta sul palco). E anche la demistificazione dei luoghi comuni, già arma dei comici e presente in parte anche nel gruppo napoletano, nei bolognesi acquista un colore e un’incisività differenti perché nata da una consapevolezza dei modelli culturali del potere acquisita sugli scritti sociologici dell’epoca. E poi l’elemento propriamente “demente”, nato dagli studi sulle avanguardie storiche (quando Freak Antoni parla del demenziale non manca mai di nominare il Dadaismo) e fatto di nonsense, di poesia casuale, di follia e sberleffo mancava nel punk inglese (anche se i Fall arriveranno di lì a poco) e rende la proposta dei nostri originale e più vicina a certo Zappa che non, per dire, ai Clash.

Anche musicalmente il gruppo, mentre derideva gli stilemi più classici del rock d’oltreoceano e oltremanica, creava allo stesso tempo i primi esempi italiani di un certo tipo di questa musica, dando al Belpaese quel rock cui non erano giunti né i suoi gruppi beat dei ’60 né il suo ricco filone prog dei ’70 (tra l’altro, dal secondo disco in poi avevano anche imparato a suonare: rock, punk, un po’ di new wave, ma li sapevano suonare). È la sintesi di tutti questi elementi, alcuni nuovi altri usati per la prima volta in un certo modo, il punto di originalità degli Skiantos , ciò che li rende diversi non solo dai succitati Squallor, ma anche da un certo gruppo milanese di grande successo negli anni ’90…

Somari, tonti e mezzo rimbambiti

Ma prima gli anni ’80, il decennio in cui gli Skiantos prima muoiono, poi provano a rinascere, infine ci riescono. E non solo perché dal 1987 in poi la loro attività non ha più conosciuto soste (sia pure senza la rilevanza di fine anni ’70), ma anche perché era già qualche anno che alcuni gruppi avevano cominciato a raccoglierne il testimone.

Nascono infatti tutta una serie di band che, rifiutando i buoni sentimenti, la retorica rassicurante, la razionalità ma anche la versione ormai codificata e innocua della “trasgressione” rock rifiutano anche quegli elementi che garantiscono il successo presso il grande pubblico. Infatti restano per lo più in ambito underground (testimone ne è il fatto che i tentativi di alcuni manager di rendere più commerciale il suono degli Skiantos non abbiano sortito effetti monetariamente apprezzabili), preferendo dedicarsi alla ricerca di formule personali per raccontare le loro storie, declinando a modo loro le intuizioni dei bolognesi.

I Truzzi Broders di Torino, per esempio, ereditano la sgangheratezza degli esordi Skiantos come programmatica risposta alla New Wave (per loro il nemico n. 1 del rock vero) per un realismo nato dalla metropoli piemontese e filtrato attraverso l’ironia e il gioco, per esempio sul linguaggio pubblicitario (vedi Kasamercato ).

Meno stressati i romagnoli Lino e i Mistoterital e i toscani Edipo e il suo complesso : l’amore per il rock in entrambi i gruppi si unisce a un buon talento melodico, che li rende artefici di un demenziale più “gentile” ma comunque efficace nel deridere luoghi comuni di ogni tipo usando o colpendo le icone e il linguaggio dei media, nonché il linguaggio tout court (vedi Tienti le tue trote per i primi e Ma, Sanga Trafanga per i secondi). Tra un gioco metamusicale ( Se sono storie di vent’anni fa , Lino che omaggia i Beatles e M’è morto il gatto di Edipo, cover in pistoiese di With or Without You bloccata dal management degli U2), qualche storia surreale e una satira sulle vacanze il gioco, svolto con efficacia e talento, è il solito: una musica che rifacendo in burla il passato diventa allo stesso tempo più consapevole, e un linguaggio che mentre ride e scherza col dialetto e con i media fa filtrare storie e sensibilità particolari.

Mentre lo zappiano Sandro Oliva unisce – come il suo maestro – elaborazione musicale e attitudine d’avanguardia, con una lingua tagliente e sopra le righe puntata su conformismo e banalità musicali e non; mentre negli anni ’90 Latte e i suoi derivati bersaglieranno gli stessi obiettivi per mezzo di un’impostazione più da comicità classica -sostenuta da un notevole talento attoriale- e di un accentuato eclettismo musicale; mentre un cantautore di talento come il livornese Bobo Rondelli (del gruppo Ottavo Padiglione) fonde l’amore per la canzone nobile del filone Tenco-Ciampi con lo spirito irriverente della sua città; mentre sempre nei ’90 il techno-sciamano MGZ mette alla berlina le follie della vita moderna su basi Prodigy; mentre succede tutto questo, intorno al ’90 è arrivata la quadratura del cerchio.

Pierpaolo a Milano: Elio e le storie tese

Se ridere non è a senso unico, non lo è nemmeno il turpiloquio. Questo era stato un tratto distintivo degli Squallor , per i quali nasceva più che dalla riproduzione senza filtri del linguaggio parlato, dal gusto goliardico di parlare finalmente di ciò che buona creanza e pruderie impedivano di trattare esplicitamente nelle canzoni.

Ma la goliardia, più che essere una dimostrazione di libertà, dimostra che la repressione è innanzitutto nella testa di chi la pratica. Basterebbe leggere i testi di Leonard Cohen per capire come parla di sesso, per esempio, uno che ha fatto pace con l’argomento e ne parla in modo davvero libero. E basterebbe notare che negli Skiantos e negli altri gruppi nominati il turpiloquio, se non assente, è puramente occasionale e dettato dal contesto, capita come capita nel parlato quotidiano invece di essere ostentato come chissà che cosa esaltante. Certo, nei romani Santarita Sakkascia il linguaggio quotidiano è quello di gente non particolarmente fine, ma come nei momenti grezzi dell’ Ottavo Padiglione si sente che è parlata popolare senza filtri, che non stanno ammiccando ma parlano proprio così. Insomma, saranno entrambe “volgarità”, ma ammiccare chiamando un disco Palle non è come dire “largo all’avanguardia, pubblico di merda”.

Per cui poi si verifica il curioso fenomeno per il quale, di tutti i gruppi nominati finora, quelli che hanno venduto di più siano stati, contrariamente a quanto si può pensare (e con l’eccezione dei Santarita ), proprio i più sboccati, ovvero gli Squallor e Elio e le Storie Tese. Nato all’inizio degli anni ’80, questo gruppo milanese esplode dopo una gavetta decennale nel cabaret verso l’inizio dei ’90, trovando appunto la quadratura del cerchio, cioè vendere il demenziale, grazie a una formula di rara efficacia -almeno commerciale- riassumibile in pochi punti.

1 – Una tecnica strumentale notevole che li legittima davanti ai critici, attira i cultori del virtuosismo e dà una giustificazione a chi si vergogna di ascoltare un gruppo che “scherza” o “dice le parolacce”.

2 – Citazioni furbe di elementi dell’immaginario trash, che si inseriscono nel revival e fanno “gruppo arguto” solleticando la memoria di un pubblico più o meno coetaneo.

3 – Un’epica dello sfigato sessualmente represso e imbranato con le donne, vagamente maschilista, che nel paese del Vaticano non poteva che spopolare.

4 – Analogo quindi il modo in cui parlano di sesso o di funzioni corporali: compiaciuto e allo stesso tempo innocuo, è quello del bimbetto che dice “cacca” per scandalizzare il parroco pensando di aver fatto chissà cosa.

Risultato? Il culto di milioni di fans, che premiano perfino un album trainato da un singolo come Shpalmen (quella h odiosa, chissà perché), nel quale si parla di un supereroe che spalma di sterco i suoi nemici: poi dice che Freak Antoni si incazza… e infatti sono anni che li accusa di monetizzare le sue intuizioni con una versione annacquata delle stesse.

Va detto che quando lasciano perdere il turpiloquio gratuito e si abbandonano alla demenza a ruota libera (come nelle notevoli cover Nella vecchia azienda agricola o in Born to be Abramo) in effetti funzionano; e fu ammirevole il gesto di sfruttare una diretta televisiva per leggere la fedina penale di Ciarrapico. Però, perché rovinare il possente jungle-punk de Lo stato A lo stato B col solito testo su un ragazzo e una ragazza che avrebbe potuto scrivere qualsiasi adolescente col terrore delle donne? Perché, quando si è capaci di una satira intelligente come quella della sanremese La terra dei cachi, o di colpi di genio come Mio cuggino (sulle leggende urbane) o I mortacci (sulle star morte che in realtà sarebbero vive) continuare a elencare volgarità da asilo con quel tono di voce infantilmente compiaciuto?

E tra chi ti provoca a una reazione chiamandoti “pubblico di merda”, e sfotte i luoghi comuni che sei stato troppo pigro per mettere in discussione da una parte, e chi ti fa fare due risate assolutamente non impegnative facendo un’epica dei tuoi difetti dall’altra, chi era più probabile che avesse seguito e successo?

1 Luglio 2006
1 Luglio 2006
Leggi tutto
Precedente
Another GREEN World Scritti Politti - Another GREEN World
Successivo
Ci-Bel Cibelle - Ci-Bel

Altre notizie suggerite