Fuori dal teatro degli Horrors

l pubblico in fila per prendere i bliglietti per la data milanese dei TOY è assolutamente eterogeneo e si ha l’impressione che in molti siano lì più che altro per far presenza alla Triennale di Milano tanto che non mancano commenti del tipo “ma tu li conosci gli Strokes?”, “uh guarda ci sono ragazzi vestiti un po’ anni ‘70”, “ma vanno ancora di moda i capelloni?”. Il contrasto è sicuramente forte: far suonare una band come i TOY all’interno di un teatro con il pubblico seduto (esclusi tre o quattro danzerecci e attempati figuri) è una scommessa, sia a livello di impatto sia a livello di resa. La band presenta in lungo e in largo l’omonimo album di debutto, rimanendo piuttosto fedeli al disco, uscendo dai binari solo in un paio di occasioni.

Come si diceva in fase di recensione, il gruppo di Tom Dougall deve ancora crescere a livello compositivo e live questo aspetto è ancora più evidente: quando partono per lunghi viaggi sonici guidati dal Korg riescono a tenere il palco in modo egregio, un po’ meno quando la voce di Tom deve disegnare melodie con i pochi mezzi vocali di cui dispone. Poco male, nell’insieme l’esperimento si può ritenere più che riuscito e la maschera ultra sessantente, che una volta terminato il concerto intona la coda della conclusiva Kopterne è la dimostrazione.

Nei camerini ci attendono, imitando dei canti gregoriani, il bassista Maxim “Panda” Barron e il batterista Charlie Salvidge. I due, privi dell’aura carismatica da palco, sembrano semplicemente dua ragazzi appena usciti dalle scuole superiori.

Brevemente, come è nata la vostra band?

Maxim: La band è nata circa 2 anni fa ma eravamo già amici da molto tempo. Abbiamo incontrato Charlie nella nostra città d’origine, Brighton, poi ci siamo trasferiti a Londra e sai, uscivamo insieme, ascoltavamo la stessa musica e a un certo punto abbiamo pensato che volevamo formare una band.

Perchè avete scelto il nome TOY?

– Charlie: Beh, una nostra amica aveva una vecchia scatola di giocattoli (victorian toy box) ed è da lì che abbiamo preso il logo. Era una scritta dipinta a mano in stile un pò vittoriano e circense, il nome ci piaceva, quindi…
– Maxim: sì, la nostra musica è come un esperimento e ci divertiamo molto a suonarla, ci piace scherzare e giocare con la musica, quindi è come un gioco per noi.

C’è stato un momento un cui vi siete resi conto di avere più riflettori addosso di quanto vi potevate immaginare?

– Maxim: Mmh.. credo proprio questa sera! C’erano molti più riflettori, veri riflettori (mimando le luci sul palco) di quanto pensassimo, troppe! (ridono)
– Charlie: Per noi questa sera è stata molto inusuale perchè la maggior parte dei concerti di questo tour erano in piccoli club, per noi questo posto era molto più grande di ciò a cui siamo abituati, e c’era davvero tanta gente!
– Maxim: sì penso sia la prima volta che realizziamo di piacere davvero alla gente, non ce lo saremmo mai aspettato. A parte gli scherzi, abbiamo iniziato solo per divertimento: ll nostro primissimo concerto l’abbiamo fatto nel locale di un nostro amico, il Cave Club a Londra. Da quel concerto abbiamo suonato ogni settimana per 4 settimane e ogni volta era sold out, le persone non riuscivano ad entrare, probabilmente in quel periodo ci siamo resi conto che le persone apprezzavano.

Avete suonato o avete in programma di suonare a qualche festival prossimamente (es. Primavera Sound)?

– Maxim: Abbiamo suonato solo a qualche festival inglese la scorsa estate ma ancora nulla di enorme.
– Charlie: forse tra poco parteciperemo al Primavera Club e perchè no, magari l’anno prossimo anche al Primavera Sound!

Vi piacerebbe un giorno suonare anche nei grandi stadi o preferite comunque le piccole venue?

– Maxim: no no, vogliamo suonare negli stadi! (ride)
– Charlie: beh forse … (ci pensa) massì, ci piacerebbe suonare in posti molto grandi! In realtà non abbiamo preferenze, ci basta suonare. Andiamo ovunque il booking ci porti! (ride)
Ovviamente nei piccoli club il contatto col pubblico è molto più vivo: ad esempio eri abbiamo suonato a Torino allo Spazio 211 e il palco non era praticamente neanche rialzato da terra, gli spettatori erano davvero a meno di un metro da noi e così per noi è il massimo. Anche spazi come quello di questa sera sono incredibili, ma non migliori o peggiori: semplicemente diversi.

Se doveste scegliere tra Velvet Underground & Nico, Loveless dei My Bloody Valentine e Marquee Moon dei Television, quale salvereste?

– Maxim: Velvet Underground.
– Charlie: Velvet Underground, sicuramente.
– Maxim: gli altri forse ti direbbero cose diverse (…ci ripensa). Anzi no, probabilmente diremmo tutti la stessa cosa. Amiamo tantissimo anche gli altri 2 album ma i Velvet Underground sono in assoluto il nostro preferiti. Senza discussione.

Immagino ve lo chiedano spesso ma se doveste scegliere un solo termine per etichettare la vostra musica, quale tra krautrock, psychedelic rock, post-punk e indie rock? Oppure, avete coniato una vostra parola per auto-definirvi?

– Maxim: in realtà non ce l’hanno chiesto tanto spesso e sinceramente non ci abbiamo mai pensato. A volte ci chiedono qualcosa sul krautrock…
– Charlie: vero, ma non potremmo mai essre krautrock, non siamo tedeschi (ride).
– Maxim: sì, in realtà non ci piace etichettarci perchè penso che quando si parla di noi sia più importante parlare delle sensazioni che si provano ascoltandoci piuttosto che di un genere o di etichette.

Ma se doveste coniare un nuovo termine per etichettarvi, quale sarebbe?

– Maxim: dream-punk! (ride)

L’aggregatore d’opinioni musicali Rate Your Music lo conoscete?

– Maxim e Charlie: no

Su questo sito alla voce “Popular In” nel vostro caso attualmente è presente solamente la bandiera italiana, sicuramente è solo un caso, ma avete riscontrato questa cosa anche di persona? Pensate di essere seguiti più in Italia che altrove?

– Maxim: beh in realtà no, cioè sì in questo giorni ce ne siamo accorti dall’ottimo riscontro di pubblico, però non sappiamo se qui in Italia siamo davvero più popolari che in altri paesi… penso che lo scopriremo durante il tour e man mano che l’album circolerà un pò per tutti i paesi.

Spesso a fianco a quello dei TOY si tira fuori il nome degli Horrors, vi dà fastidio?

– Maxim: No, assolutamente. Loro sono praticamente i nostri migliori amici, li abbiamo conosciuti quando ci siamo trasferiti a Londra e da allora usciamo e ascoltiamo musica insieme da anni, a volte passiam anche 3 giorni di fila sempre insieme quindi ecco… se la nostra musica viene associata alla loro è solo perchè abbiamo le stesse più o meno le influenze. Io ho suonato anche con uno dei membri degli Horrors in un altro progetto (NdR nei Cat’s Eyes). Anzi, ora che ricordo abbiamo suonato anche qui a Milano!
– Charlie: sì non è una cosa cercata, non vogliamo provare ad essere come loro, è così perchè passiamo molto tempo insieme e condividiamo tra di noi molte cose. Certo, capiamo che alla fine comunque possa essere utile associarci ad un’ altra band in modo tale che le persone capiscano più facilmente se sono interessate o meno ad ascoltarci.

C’è un aspetto in particolare che pensiate possa differenziarvi da loro?

– Charlie: loro sono più professionali! (ride)
– Maxim: e noi beviamo molto di più!

Beh, se non vi ritenete ancora professionali, lo diventerete presto, no?

– Maxim & Charlie: mmh no, non credo (ridono).

Molte delle vostre influenze sembrano appartenenre al passato più remoto, tra gli artisti che ascoltate e a cui vi ispirate ce n’è anche qualcuno di recente? Dato che ci piace stilare le nostre album charts, quali sono i vostri top album del 2012?

– Maxim: di artisti contemporanei mi piace, ma penso di parlare un po’ per tutti, tantissimo Ariel Pink, insomma quello che fa lui è qualcosa di assolutamente fuori dal mondo e ci fa impazzire. Di album che mi hanno appassionato ultimamente direi l’ultimo di Connan Mockasin e l’album (anche se non è di quest’anno forse) di questa ragazza che adesso sta in Germania, si chiama Emika. Poi consigliamo veramente tanto i Charlie Boyer & The Voyers, hanno suonato con noi e sono amici, auguriamo a loro una grande carriera perchè se lo meritano. Ascoltateli e non ve ne pentirete! Ah, dimenticavo, anche i Tame Impala ci piacciono molto, forse preferivo il primo album ma l’ultimo album ha tutte le caratteristiche dei grandi dischi.
– Charlie: Sì i Tame Impala ci sono piaciuti da subito. Pensa che in Australia una volta ci regalarono il loro primissimo EP quando ancora non era ufficialmente in vendita, l’abbiamo messo su e abbiamo iniziato a ballare, ci prendeva proprio! Inutile negarlo, abbiamo un debole per la psichedelia, poi Kevin Parker è veramente un genio.

Per NME è il disco dell’anno…

– Charlie: sì, ma quello è perchè sono cool, a noi piacciono per davvero!
– Maxim: Giusto, e ci piace anche Melody’s Echo Chamber, che poi è la ragazza di Kevin. Anche il suo è tra gli album dell’anno, a volte mi viene in mente Trish Keenan dei Broadcast.

Siete in tour da tempo, state già scrivendo materiale per il secondo album? Sapete dirci qualcosa di più?

– Charlie: in effetti sì, abbiamo già praticamente tutto il materiale pronto.
– Maxim: adesso siamo in tour da parecchi mesi ma appena torneremo a Londra, tipo a gennaio, ci metteremo a registrare con la stessa persona che ha seguito la registrazione del primo album. Probabilmente verso Agosto/Settembre del prossimo anno uscirà.
– Maxim: Quando registriamo ci piace che il risultato sia immediato, non troppo costruito. Vogliamo tenere buono il primo o al massimo il secondo take. Per il primo album ci abbiamo messo solo 10 giorni!
– Charlie: e per il prossimo ce ne metteremo 9! (ride) E quello dopo 8, poi 7…!

In che modo si differenzierà dal debutto?

Charlie: beh, non sarà proprio diverso, sarà più che altro un’ evoluzione di questo, ma è ancora presto per inquadrarlo.

(Special thanks: Eugenia Angelini)

SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare