Un mattino con poco oro in bocca. “Game of Thrones” – 8×01

L’inverno è arrivato. Anzi, l’inverno è già arrivato. Il finale della settima stagione di Game of Thrones era stato molto chiaro sul tono che avrebbe preso la sua attesissima conclusione. Mentre gli esseri umani si sono presi una tregua dai giochi di potere e si sono stretti in un’alleanza per frenare l’arrivo dell’armata dei non-morti, quest’ultima, capitanata dal terrificante Re della Notte, è riuscita a penetrare senza difficoltà le terre del Continente Occidentale (Westeros), avendo fatto crollare l’imponente Barriera che secoli prima era stata eretta per tenere lontani i mitologici pericoli del Nord; questo è stato possibile solo perchè tra le file dei non-morti si trova anche Viserion, il drago che Daenerys Targaryen aveva perso durante il salvataggio di Jon Snow.

Dopo aver ottenuto numerosi riconoscimenti ed essere diventata una delle serie televisive più ambiziose di sempre, Game of Thrones si apre alla sua conclusione con un episodio ibrido, posto a metà tra i tipici e geniali “incastri narrativi” che hanno portato il pubblico a una religiosa devozione, e quella sensazione di eccessivo prolungamento (o poca sostanza? Dipende da come la si guarda) che aveva decretato un calo qualitativo per buona parte delle stagioni non sorrette dalla base letteraria (i libri di George R. R. Martin si sono fermati a un punto che trova il corrispettivo nella quarta stagione e in buona parte della quinta, tra l’altro la meno riuscita). Non sapendo bene quali siano le intuizioni derivate dal genio dello scrittore statunitense, rimasto consulente per l’adattamento, ciò che comparirà sugli schermi domestici non sfuggirà al sospetto dei più, a meno che non lo si consideri definitivamente come un’opera a sé stante. Indipendentemente da questo, l’episodio pilota di questa attesissima stagione rappresenta una partenza col freno tirato. Era lecito aspettarsi di più, data l’intelligente scelta produttiva di dedicare più energie, costi e tempo alla realizzazione? Sì e no. Da una parte bisogna essere consapevoli di quanto sia naturale che la puntata mantenga per tutta la sua durata un andamento “calmo e ordinato”, così da poter riprendere le fila del discorso e posizionare i pretesti per i futuri accadimenti, dall’altra, proprio per questa sua “natura”, è fin troppo evidente che è fin troppo scarna di contenuti narrativamente importanti.

Come suggerisce la nuova e dettagliatissima sigla d’apertura, l’incipit segue i due poli in cui è stato suddiviso Westeros: le casate degli Stark e dei Targaryen a Grande Inverno e quelle dei Lannister e dei Greyjoy (la parte capitanata dal viscido Euron) ad Approdo del Re. Se nella Capitale si assiste all’arrivo della Compagnia Dorata, l’esercito composto dai famosi mercenari di Essos che Cersei aveva comprato grazie all’aiuto di Euron, a Grande Inverno la situazione si fa insidiosa, soprattutto quando Jon deve rendere conto alle orgogliose famiglie del Nord della sua sottomissione a Daenerys. Al di là di alcuni ben assestati ricongiungimenti familiari (Arya, Bran e Jon) e non (davvero serviva Sansa per ricordare a Tyrion quanto la sorella possa essere e diabolica?), l’unione delle due casate più importanti dell’intera serie fatica a risultare soddisfacente. Ci sarà tempo per approfondire a dovere anche questo inedito incastro, ma a lungo andare stancano gli sguardi acidi di Sansa, che sembra essere diventata all’improvviso la donna più intelligente del pianeta, così come infastidisce l’attesa di vedere una volta per tutte quali conseguenze porterà la rivelazione delle vere origini di Jon (è dalla stagione 6 che lo spettatore ne è a conoscenza).

Di contro, ci sono almeno tre momenti che vale la pena ricordare. Il primo riguarda la riuscita della liberazione di Yara da parte dello sfortunato Theon (per quanto sia stata goffamente semplice). Il secondo è dedicato alla commovente reazione di Sam alla notizia della morte del padre e del fratello, avvenuta per non essersi inginocchiati al volere di Daenerys nella passata stagione. Il terzo momento, invece, contiene tutta la sequenza “riempitiva” in cui Jon cavalca uno dei due draghi di Daenerys, da ammirare solo per la discreta qualità della CGI (ricordiamoci che si sta parlando di una serie televisiva).

L’ultimo ciclo di episodi di questo grande universo narrativo è destinato a diventare un unicum nel panorama televisivo contemporaneo, un vero e proprio fenomeno mondiale senza eguali. Ora che le danze hanno avuto il loro agognato inizio, non ci resta che assistere allo spettacolo, sperando che sia degno del nome e della fama che porta. Ma questo mattino non ha certo l’oro in bocca…

15 Aprile 2019
15 Aprile 2019
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