My Bloody Valentine
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sentireascoltare
- 27 Novembre 2012
Definire l’approccio sonico di Kevin Shields e compagni come “shoegaze” sarebbe un torto, semplicemente perché il suono dei My Bloody Valentine, pur restando tra i più influenti ed imitati degli ultimi tre decenni, è e resta unico. Quando muove i primi passi nella Dublino della prima metà anni Ottanta insieme al batterista Colm Ó Cíosóig (che nel tempo resta l’unico membro costante oltre a lui), Shields subisce ancora il fascino della new wave più oscura: il mini This Is Your Bloody Valentine (Tycoon 1985), gli EP Geek! e The New Record By My Bloody Valentine) e il singolo Sunny Sundae Smile suonano quasi come degli apocrifi, anche se melodia e rumore – come per i “cugini” Jesus And Mary Chain – sono già due elementi imprescindibili e distintivi.
Dopo il mini Ecstasy e un altro singolo, Strawberry Wine, che sporcano il sound di garage, con la formazione stabilizzatasi grazie all’ingresso di Bilinda Butcher (chitarra, voce) e Debbie Googe (basso) si approda infine alla Creation con You Made Me Realise (1988), ed è a questo punto che comincia davvero la Storia. Isn’t Anything porta le intuizioni oltreoceano di Sonic Youth e Dinosaur Jr. nel muro di suono spectoriano e nelle atmosfere eteree ed evanescenti del dream pop; la fattura delle canzoni e l’unicità di suoni e approccio fanno il resto.
Dopo gli EP Glider e Tremolo, il successivo Loveless (Creation, 1991) è pietra miliare che suggella negli anni il mito della band, vuoi perché porta a compimento le intuizioni del predecessore con geniale maniacalità (la Creation rischia la bancarotta, com’è noto, per saldare i conti degli studios), innestando nel sound stratificazioni sempre più ambient e anche flirt con l’elettronica (la celeberrima Soon), vuoi perché il combo piomba successivamente in uno stallo ventennale, tra continue promesse di comeback discografici e voci mai davvero confermate di session più o meno produttive. Non stupisce quindi che m b v (2013), realizzato dopo il ritorno ufficiale sulle scene live già dal 2008, sia uno dei dischi più attesi da un nuovo pubblico che esiste proprio in virtù di quel suono unico, oggi cristallizzato in un eterno presente.
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